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21 Agosto 2026
6:00

Il ritardo postale più lungo del mondo è durato 46 anni: colpa di un incidente aereo sul Monte Bianco

Nel Guinness World Record c'è anche la storia incredibile di un ritrovamento, avvenuto nel 2012, di un sacco postale sul Monte Bianco. Era andato perduto nel 1966 nello schianto di un volo Air India, un incidente che causò 117 vittime. Dopo 46 anni, le lettere sono tornate in India, tra misteri e ipotesi di complotti politici.

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Il ritardo postale più lungo del mondo è durato 46 anni: colpa di un incidente aereo sul Monte Bianco
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Immagine realizzata con AI con scopo illustrativo

Capita che a volte i pacchi vengano recapitati da poste e corrieri con un po’ di ritardo, creando non poche arrabbiature. La prossima volta che capiterà a voi potrete forse consolarvi pensando che il ritardo più lungo nella storia delle spedizioni postali è stato di ben 46 anni – ed è stato causando da un grave incidente aereo. Protagonista oggi del Guinness World Record per il ritardo più lungo nella storia delle spedizioni, il sacco di posta diplomatica indiana andato per perduto è stato ritrovato il 21 agosto 2012 sul Monte Bianco, nelle Alpi francesi, in prossimità del luogo in cui nel 1966 precipitò un aereo dell’Air India. A trovarlo furono un addetto del soccorso alpino, Arnaud Christmann, e il suo vicino di casa Jules Berger, che lo accompagnò nell'impresa. I due commentarono così il ritrovamento: «Speravamo in diamanti o almeno in qualche lingotto d'oro. Invece abbiamo trovato posta fradicia e giornali indiani».

In realtà, nel Guinness World Record c'è anche un altro primato ufficiale di ritardo postale: è inglese e appartiene a una singola lettera spedita nel 1919 a Weymouth (Regno Unito) e consegnata nel 2008, con un incredibile ritardo di 89 anni.

L’incidente del Boeing 707 dell’Air India nel 1966

Il Kangchenjunga, Boeing 707-437 della compagnia aerea Air India, era in volo da Mumbai verso New York il 24 gennaio 1966, con alcuni scali intermedi (New Delhi, Beirut, Ginevra, Parigi, Londra). Per quelli che vennero poi definiti errori tecnici e del pilota, il volo si schiantò sul versante sud-ovest del Monte Bianco, la vetta più alta dell'Europa occidentale, uccidendo tutte le persone che erano a bordo, 117 (106 passeggeri e 11 membri dell’equipaggio). Tra i passeggeri c’era anche il fisico nucleare Homi J. Bhabha, considerato il "padre" del programma nucleare indiano, diretto a Ginevra per una conferenza. Il 3 novembre 1950, su quella stessa parete, si era già schiantato un altro volo civile di Air India, il Bombay-Londra Malabar Princess, modello Lockheed L-749 Constellation.

Secondo le ricostruzioni, l’aereo decollò da Beirut con uno dei due VOR (il sistema di radionavigazione aeronautica che permette di determinare la propria posizione e direzione dispetto alle stazioni radio di terra) fuori servizio, quindi con ridotte capacità di navigazione: la commissione di inchiesta determinò il seguito che il comandante avesse calcolato per questo motivo in maniera sbagliata la posizione rispetto al Monte Bianco, iniziando la discesa troppo presto. Venti minuti prima dell'orario stimato di arrivo all'aeroporto di Ginevra-Cointrin, il quadrimotore colpì il Monte Bianco a una quota di 4.677 metri: l'aereo si disintegrò nell'impatto e i detriti si dispersero nei pressi del Rocher de la Tournette.

Non tutti all’epoca però si convinsero che fosse stato davvero un incidente: in molti erano sicuri di un coinvolgimento della CIA e del Pakistan, storico rivale dell'India che era durante la Guerra Fredda alleata dell'Unione Sovietica. Furono così avviate indagini private sull’accaduto, per dimostrare che il disastro fosse stato un modo per eliminare Homi J. Bhabha. Venne organizzata una spedizione sul ghiacciaio, l’“Operation Chabert”, a caccia di prove che, secondo i racconti, furono poi confiscate per chiudere l’inchiesta. Ritrovamenti successivi, come quelli dell’alpinista Daniel Roche nel 2012 e negli anni seguenti, alimentano l’ipotesi di una collisione tra l’aereo e un caccia della Nato, ma per ora nessuna di esse ha fornito prove certe su una versione dei fatti alternativa che dia ragione ai complottisti.

Il ritrovamento e la consegna della posta dispersa, quasi 50 anni dopo

Christmann fu informato da alcuni turisti che avevano visto qualcosa di strano sul Ghiacciaio dei Bossons… qualcosa che rifletteva la luce del sole. Decise di raggiungere il ghiacciaio insieme al suo vicino di casa per verificare la natura del bagliore e capire se ci fosse qualcosa di prezioso da recuperare, ancora, lassù.

I due trovarono i relitti dell’aereo, con tanto di pezzi di cabina, tra cavi elettrici e sedili, una ruota del carrello e anche una scarpa. Poco lontano, durante la discesa di ritorno, videro in lontananza un borsone che sembrava fosse appena stato appoggiato e che recava i timbri "Posta diplomatica" e "Ministero degli Affari Esteri". La sacca in iuta non conteneva né oro, né pietre, ma soltanto 9 kg lettere, calendari, documenti e copie di giornali, tutti bagnati dopo aver trascorso quasi cinquant’anni sul ghiacciaio.

Christmann e Berger consegnarono il malloppo alla polizia di Chamonix che a loro volta lo diedero al funzionario dell’ambasciata indiana a Parigi Satwant Khanalia, affinché arrivasse a Delhi, dove venne aperta. All’interno, copie dell'Hinduistan Times, dello Statesman e dell'Hindu, calendari del 1966 e una lettera indirizzata all'allora console generale indiano a New York, C.J.K. Menon. Sicuramente un alto valore storico, ma niente di prezioso, sfortunatamente per i due francesi, che speravano in qualcosa di più, come avvenuto nel 2013, quando fu ritrovata da un uomo una cassetta contenente un centinaio di gemme, tra smeraldi, zaffiri e rubini per un valore di oltre 250mila euro: il fortunato consegnò il malloppo alla polizia e non molto tempo dopo ricevette una lauta ricompensa.

La lettera recapitata con 89 anni di ritardo entrata nel Guinness World Record

In realtà, c'è un ritardo ancora più eclatante: come riportato tra gli archivi del Guinness World Record, il tempo più lungo trascorso tra la spedizione di una lettera e la sua consegna è infatti di ben 89 anni e appartiene al Regno Unito. Nel 2008 Jane Barrett, proprietaria cinquantaseienne di una pensione a Weymouth, nel Dorset, ricevette una lettera che era stata imbucata il 29 novembre 1919. Si trattata di una conferma di partecipazione a un invito per una festa di Santo Stefano e il messaggio contenuto recitava:

"Caro Percy, molte grazie per l'invito, accetto con immenso piacere. Ci vediamo il 26 dicembre. Saluti, Buffy"

La missiva fu recapitata all'interno di una busta di plastica, accompagnata da un biglietto del servizio postale britannico, la Royal Mail, che si scusava per gli eventuali danni, senza tuttavia fornire alcuna spiegazione per il ritardo.

In seguito, la figlia 85enne del destinatario ormai scomparso, Percy Bateman, si fece avanti per svelare l'identità del misterioso mittente "Buffy": si trattava di Charles Babbington, amico del signor Percy ai tempi in cui prestavano servizio insieme nella Royal Navy. Percy e la sua fidanzata Grace, divenuta poi moglie e madre di due figlie, avrebbero infatti organizzato una festa presso la loro dimora – dove oggi esiste la pensione – e Buffy era tra gli invitati.

Fonti
Guinness World Record BBC Dorset Echo
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