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28 Maggio 2026
6:00

In Italia gli animali domestici sono oltre 53 mln e costano il 2,5% di un anno fa: i dati ISTAT e Assalco

Una famiglia su tre in Italia vive con almeno un animale domestico, per un totale di 53,6 mln: i pesci sono la categoria più numerosa in assoluto (25 mln), seguiti da cani (9,1 mln) e gatti (11 mln), uccelli (4,1), rettili e anfibi (2,7) e piccoli mammiferi (1,4). Dal cibo alle cure veterinarie, la spesa per i pet cresce più dell'inflazione: il mercato di prodotti e alimenti vale 5,3 miliardi di euro.

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In Italia gli animali domestici sono oltre 53 mln e costano il 2,5% di un anno fa: i dati ISTAT e Assalco
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Più di una famiglia italiana su tre vive con almeno un animale domestico. Sono oltre 10 milioni i nuclei familiari – il 37,7% del totale, secondo i più recenti dati Istat – che hanno in casa un cane, un gatto, un pesce o un uccello, per un totale di 53,6 milioni di animali.

Una presenza radicata, in crescita lenta ma costante rispetto al 36,2% del 2015, che si è trasformata negli anni in un mercato da 5,3 miliardi di euro – quello di alimenti e prodotti per animali da compagnia, in crescita del 2,5% solo nell'ultimo anno secondo i dati Circana elaborati da Assalco.

Dinamiche di spesa che, per molte famiglie, iniziano a pesare sul bilancio domestico. Perché mantenere un animale costa sempre di più: non solo per i prezzi dei prodotti e delle prestazioni mediche, ma anche a causa di una fiscalità che ancora tratta il cibo per cani e gatti come un bene di lusso. Mantenere un cane o un gatto in Italia costa oggi, in media, tra i 760 e i 1.200 euro all'anno: solo nell'ultimo anno, i costi medi per il sostentamento di un pet sono aumentati di circa 149 euro, a causa di cibo e salute (su cui pesa lamancanza di fondi pubblici dedicati alle spese mediche e veterinarie per gli animali d'affezione).

Quanti e quali animali domestici ci sono in Italia: il rapporto Assalco-Zoomark 2026

La fotografia più aggiornata della popolazione pet italiana viene dal Rapporto Assalco-Zoomark 2026, che stima 53,6 milioni di animali da compagnia nel Paese. I pesci sono la categoria più numerosa in assoluto, con oltre 25 milioni di esemplari che vivono in 1,7 milioni di acquari, ma sono cani e gatti a dominare la relazione con le famiglie: rispettivamente 9,1 e 11 milioni di esemplari, presenti nel 28,7% e nel 26,7% dei nuclei familiari. Seguono uccelli (4,1 milioni), rettili e anfibi (2,7 milioni) e piccoli mammiferi come conigli, cincillà e furetti (1,4 milioni).

I dati Istat, rilevati attraverso l'indagine multiscopo "I cittadini e il tempo libero" e pubblicati a dicembre 2025, stimano invece circa 25,5 milioni di animali domestici nelle case degli italiani. La differenza rispetto al dato Assalco è metodologica: l'indagine SWG commissionata dall'associazione di settore usa una rilevazione ad hoc più capillare, mentre Istat si basa su un campione rappresentativo di famiglie. Entrambe le fonti convergono però sull'indicatore che conta di più: la quota di famiglie con almeno un pet è in crescita e si attesta stabilmente intorno a un terzo della popolazione.

Chi ha cani, gatti e gli altri animali da compagnia: i dati Istat

C'è un luogo comune che i dati smontano con una certa chiarezza: l'idea che gli animali domestici siano soprattutto la compagnia di chi vive da solo. I numeri raccontano l'opposto. Secondo l'Istat, sono le coppie con figli grandi, dai 14 anni in su, ad avere la quota più alta di famiglie con animali: il 51,2%. Le seguono le famiglie monogenitoriali con figli nella stessa fascia d'età (48,8%) e le coppie senza figli con almeno un membro sotto i 65 anni (47,9%), categoria in forte crescita: dal 38% del 2006 al 47,9% del 2024, con un incremento di dieci punti percentuali in vent'anni. Le persone sole con più di 65 anni si fermano invece al 22,7%, la quota più bassa tra tutte le tipologie familiari.

Il Rapporto Assalco aggiunge una precisazione rilevante sul genere: il mito secondo cui i gatti siano gli animali preferiti di chi vive solo non trova riscontro nei dati: i single hanno cani e gatti in egual misura, anche se tra i proprietari di cani emerge una lieve prevalenza maschile – il 25,3% degli uomini single ha un cane, contro il 19,7% delle donne single – mentre il fenomeno dei "cat dad" sta ridimensionando il tradizionale squilibrio femminile tra i proprietari di felini.

Quanto vale il settore: 5,3 miliardi e una crescita che batte l'inflazione

Il mercato degli alimenti e dei prodotti per animali da compagnia vale in Italia 5,3 miliardi di euro nel 2025, in crescita del 2,5% rispetto all'anno precedente, secondo i dati Circana elaborati da Assalco. Di questa cifra, 4,2 miliardi derivano dagli alimenti per cani e gatti, che rappresentano il 79% del totale, mentre il restante miliardo è composto da accessori, igiene, lettiere e alimenti per altri animali.

Il dato che rivela la pressione reale sui bilanci familiari non è però il valore assoluto, ma il tasso di crescita storico: tra il 2022 e il 2025, il mercato degli alimenti per pet ha registrato un tasso medio annuo di crescita a valore del 6,9%, superiore di due punti alla crescita media del largo consumo confezionato nello stesso periodo (4,9%). In termini assoluti, le vendite sono passate da 3,4 miliardi di euro nel 2022 a 4,2 miliardi nel 2025.

L'aspetto cruciale è che per buona parte di questo periodo la crescita del fatturato ha superato quella dei volumi: tra il 2022 e il 2024 le quantità vendute sono rimaste praticamente stabili intorno alle 800mila tonnellate, mentre il valore saliva a doppia cifra. Il segnale è diretto: i prezzi sono cresciuti, e hanno trascinato verso l'alto la spesa delle famiglie indipendentemente da quanto cibo stessero effettivamente comprando.

Solo nel 2025 si osserva una parziale inversione di tendenza, con i volumi che tornano a crescere dell'1,3%, mentre il ritmo dell'aumento di prezzo rallenta al 2,7%. Un segnale di normalizzazione, non ancora di stabilizzazione.

E c'è anche un altro tema da non sottovalutare quando si parla di prezzi: circa un terzo delle famiglie considera la spesa per l'alimentazione di cani e gatti elevata, a fronte di una maggioranza che la definisce moderata. Il confine tra le due percezioni dipende molto dalla tipologia di prodotto scelto (e il mercato si sta spostando verso il premium) ma anche, e sempre di più, da quanto pesa quell'aliquota al 22% su ogni acquisto al supermercato o in petshop.

Quanto si spende: il nodo dell'IVA al 22% sul pet food

Il confronto con altri Paesi europei mette a disagio: altrove il pet food è spesso trattato come un bene di prima necessità, con aliquote ridotte o agevolate. Nello Stato di New York, Stati Uniti, è stata recentemente presentata una proposta di legge per esentare gli alimenti per cani e gatti dall'imposta sulle vendite, equiparandoli ai prodotti alimentari per umani.

La percezione del problema è diffusa tra i proprietari italiani: secondo il Rapporto Assalco, oltre l'80% di chi ha un cane o un gatto si dichiara favorevole alla riduzione dell'aliquota IVA sul pet food al 10%, e il consenso sale ulteriormente se la domanda riguarda gli alimenti dietetici, quelli con finalità terapeutica. Anche considerando l'intero campione (incluse le famiglie senza animali) quasi il 65% si esprime a favore. Il tema è approdato in Parlamento con diverse iniziative, tra cui la proposta di legge delle onorevoli Dalla Chiesa e Bergamini e un ordine del giorno accolto dal governo in sede di legge di bilancio 2026, che impegna l'esecutivo a valutare la riduzione dell'IVA sugli alimenti dietetici per animali da compagnia.

Sul fronte delle detrazioni, l'ordinamento fiscale consente già di detrarre le spese veterinarie nella misura del 19% su una soglia massima di 550 euro. Il beneficio reale, però, è limitato: al netto della franchigia, il risparmio fiscale massimo per un contribuente è di circa 80 euro annui, indipendentemente da quanti animali possieda e da quanto abbia effettivamente speso.

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