
Nella mitologia greca, Penelope è la moglie di Ulisse, regina di Itaca, madre di Telemaco. Attende per vent’anni il ritorno del marito, il quale durante questo lasso di tempo ha combattuto la guerra di Troia – vinta dai Greci grazie allo stratagemma del cavallo da lui progettato – e viaggiato nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere Itaca. La vicenda di Penelope è tornata alla ribalta grazie al film Odissea di Christopher Nolan, interpretata da Anne Hathaway.
L’episodio più famoso legato alla regina di Itaca è l’inganno della tela, uno stratagemma che mette in luce la sua arguzia. Penelope – a causa della lunga assenza di Ulisse – subisce pressioni da parte di molteplici pretendenti, i proci, che ne chiedono la mano. La regina dice loro che si sposerà non appena avrà finito di tessere, ma ogni notte disfa il lavoro per non dover mantenere la promessa. Quando Ulisse effettivamente ritorna a casa, i due si rincontrano, ma lei inizialmente non riconosce il marito. Per fugare ogni dubbio, sottopone quindi Ulisse a una serie di prove per verificarne l'identità. Ulisse le supera tutte, riuscendo a farsi riconoscere e accettare dalla moglie.
La storia di Penelope e il significato del nome
Secondo la versione più diffusa, Penelope è figlia del re di Sparta, Icario, e della naiade – una ninfa d’acqua dolce – Peribea: Penelope è quindi cugina di Elena, colei per cui scoppiò la guerra di Troia. In un’altra declinazione della sua storia, sua madre è Policaste, umana, figlia del re dell’Arcadia.
Anche sulle circostanze del matrimonio tra Penelope e Ulisse ci sono due versioni: secondo la prima, Tindaro convinse il fratello Icario a dare la figlia Penelope in sposa a Ulisse per ringraziarlo di un buon consiglio ricevuto. Nella seconda versione, invece, Penelope è il premio di una gara di corsa vinta da Ulisse.
Il suo nome potrebbe derivare dal termine πηνέλοψ (pinèlops), ovvero “anatra selvatica”: una leggenda narra che, alla nascita, la bambina avesse un altro nome, ma quando fu gettata in mare dalla madre per proteggerla dalle ire del padre che voleva un figlio maschio, fu salvata proprio da un gruppo di anatre selvatiche. La piccola ne prese quindi il nome, che diventò per lei simbolo di protezione e buona fortuna.
Secondo altri studi, invece, il nome Penelope è l’unione di ἐλόπτω (elòpto) ovvero “strappare” e πήνη (pēnē) che è proprio il filo della tela. Questa seconda ipotesi ha un diretto collegamento con le sue azioni nell’Odissea. L’azione di filare, nel mondo greco antico, è propria delle donne, espressione di femminilità, costanza e presenza.
L’inganno della tela: la regina di Itaca attende 20 anni che Ulisse torni a casa
La storia di Penelope che tesse e disfa la tela è tra le più famose della mitologia greca: episodio dal valore fortemente simbolico, dimostra la forza e la fermezza di questa donna, convinta che il marito non sia morto e in qualche modo tornerà.
Data la lunga assenza di Ulisse, il palazzo di Itaca viene occupato dai Proci, 108 esponenti della nobiltà che usurpano il potere e le ricchezze del sovrano assente, reclamando la regina Penelope in sposa a uno di loro.
Penelope, astuta, sa che rifiutare porterebbe solo disordine e scompiglio, mettendo a rischio la pace a Itaca. Decide quindi di prendere tempo, ed elabora lo stratagemma della tela: inizia a tessere un sudario per Laerte, padre di Ulisse, e dice che prenderà marito non appena lo avrà terminato. Ma ogni notte disfa il lavoro per non dover mai mantenere la promessa.
Ma Penelope viene tradita da una delle sue ancelle, che svela l’inganno ai Proci. Anche questa volta, la sovrana non si dà per vinta ed elabora un nuovo trucco: lancia una sfida di abilità ai suoi pretendenti, dicendo loro che sposerà chi riuscirà a tendere l’arco di Ulisse e scoccare una freccia attraverso 12 asce inanellate.
Nessuno di loro ci riesce: si presenta però un mendicante (che altri non è Ulisse sotto mentite spoglie) che compie l’impresa e rivela la sua vera identità, eliminando poi i Proci con l’aiuto del figlio Telemaco.
Ulisse ritorna e Penelope non gli crede: la sfida del letto nuziale
Quando Ulisse si rivela, Penelope inizialmente non gli crede: sono passati vent’anni – dieci trascorsi da Ulisse a Troia e dieci trascorsi per mare, cercando la strada di casa – il marito è irriconoscibile e lei ha già subito molti inganni e soprusi. Proprio per questo, decide di metterlo alla prova: chiede all’uomo che si dichiara Ulisse di spostare il loro talamo nuziale.
Ulisse dice che è impossibile: il talamo è stato costruito da lui stesso in un tronco di ulivo secolare, quindi non può essere spostato.
Penelope riconosce così suo marito. Questo il passaggio dell’Odissea, in traduzione di Rosa Calzecchi Onesti:
«Donna, hai detto una cosa che mi ferisce profondamente. Chi ha spostato il mio letto? Sarebbe difficile anche per un uomo molto esperto: un dio, se volesse, potrebbe facilmente spostarlo; ma nessun mortale potrebbe muoverlo senza fatica. C'era infatti un grande ulivo dal robusto tronco… Attorno a quell'ulivo costruii la stanza nuziale e vi fabbricai il letto.»
«Le si sciolsero allora le ginocchia e il cuore, poiché aveva riconosciuto i segni sicuri che Ulisse le aveva detto; corse piangendo verso di lui, gli gettò le braccia al collo e gli baciò il capo.»
Secondo l'opera omerica, Penelope e Ulisse – durante la prima notte dopo vent’anni – condividono tutto ciò che è accaduto durante la loro lontananza.
Le letture critiche sul personaggio di Penelope sono numerose: ciò che emerge è che accanto a un uomo astuto come Ulisse altri non potesse esserci che una donna come lei, che mette l’astuzia e l’intelligenza a servizio di un progetto di fedeltà verso il marito e protezione verso la sua patria, senza mai rinunciare alla sua personalità, forza e dignità.