
La guerra civile spagnola è stata combattuta tra il 1936 e il 1939. Iniziata il 17 luglio del 1936 con il colpo di stato guidato dai generali Francisco Franco ed Emilio Mola, il conflitto vide schierati da una parte i nazionalisti, guidati da alcuni generali e sostenuti dalla Chiesa, dai ceti medio-alti e da alcuni Paesi stranieri (come la Germania nazista e l’Italia fascista). Dall’altra c’erano invece i repubblicani, appoggiati da gran parte dei lavoratori, dai sindacati, dagli antifascisti di tutta Europa, dall’Unione Sovietica. Fu considerata una “prova generale” della Seconda Guerra Mondiale poiché, a livello ideologico, vide contrapposti i blocchi poi effettivamente scontratisi durante il secondo conflitto mondiale: l'aviazione tedesca e quella italiana, tra l'altro, intervennero direttamente negli scontri con i famosi bombardamenti sulla città di Guernica.
La guerra, combattuta con estrema brutalità e caratterizzata da numerosi crimini, si concluse ufficialmente il 1° aprile 1939 con la vittoria dello schieramento nazionalista, grazie alla quale fu instaurata la sanguinaria dittatura di Francisco Franco, durata fino al 1975 con la morte del “caudillo”.
La Spagna nel Novecento: tensioni politiche e sociali
Nei primi decenni del Novecento, il Regno di Spagna si trovava in una situazione molto difficile. Nei secoli dell’età moderna era stato una grande potenza, ma aveva perso tale ruolo e alla fine dell’Ottocento aveva subito una sconfitta militare per mano degli Stati Uniti d’America, perdendo definitivamente le ultime colonie (Cuba, Porto Rico, le Filippine e Guam).
Il Regno di Spagna, poi, si era tenuto al di fuori della Prima guerra mondiale, ma era stato interessato da tensioni politiche e sociali molto accese. La popolazione apparteneva in maggioranza ai ceti rurali e viveva in condizioni di povertà, mentre gli aristocratici, i proprietari terrieri e gli industriali disponevano di maggiori ricchezze. A sostegno dei lavoratori erano schierati i sindacati e i partiti di sinistra, mentre i proprietari godevano del sostegno della destra, di gran parte dei militari e del clero.
Nel 1923 ascese al potere la dittatura di Miguel Primo de Rivera, appoggiata dal re, Alfonso XIII: il regime rimase al potere fino al 1930.

Alle elezioni del 1931 si affermarono i partiti repubblicani: con non poche tensioni, il sovrano fu costretto ad abbandonare il potere e in Spagna fu proclamata la Repubblica. Le tensioni erano molto forti e già nel 1932 alcuni reparti dell’esercito, guidati dal generale José Sanjurjo, tentarono di prendere il potere con un colpo di Stato, che però fallì.
Nel 1933 nuove elezioni portarono al potere un governo conservatore, ma alla consultazione successiva, convocata nel febbraio del 1936, risultò vincitore il Fronte popolare, composto da socialisti, comunisti di varie tendenze e repubblicani.
Il colpo di stato che portò allo scoppio della guerra civile spagnola
La destra non si rassegnò alla sconfitta. Alcuni generali, tra i quali José Sanjurjo (esule in Portogallo), Emilio Mola e Francisco Franco, iniziarono a pianificare di rovesciare il governo con un colpo di Stato. Misero in atto il loro proposito il 17 luglio 1936, ordinando all’esercito di estromettere la classe politica dal potere.
Il colpo di Stato, però, riuscì solo in alcune aree della Spagna: il territorio spagnolo in Marocco (le enclavi Ceuta e Melilla), da dove ebbe inizio il golpe, e un settore di territorio nel Centro e nel Nord del Paese, con le città di Salamanca, Saragozza e Valladolid. Il governo repubblicano, invece, conservò il controllo su Madrid, sulla Catalogna, sull’Andalusia, sui Paesi Baschi e su altre regioni.

Tra le due aree del Paese iniziò la guerra civile. Nello schieramento nazionalista emerse Francisco Franco che, dopo la morte di Sanjurjo (20 luglio 1936) e di Mola (3 giugno 1937), entrambi deceduti per incidente aereo, divenne il leader riconosciuto. Al suo fianco erano schierati, in maggioranza, la Chiesa, l’aristocrazia, il partito fascista della Falange spagnola.
Dal lato repubblicano combatteva invece la parte dell’esercito fedele al governo, i sindacati, i movimenti autonomisti dei Paesi Baschi e della Catalogna.
Il coinvolgimento internazionale nella guerra di Spagna
Il conflitto coinvolse combattenti e volontari di altri Paesi. Va ricordato, a tal proposito, che negli anni tra la Prima e la Seconda guerra mondiale in Europa ebbe luogo un confronto acceso tra sistemi politici democratici, al potere in Paesi come Francia e Regno Unito, regimi fascisti, che controllavano la Germania, l’Italia e altri Stati, e partiti socialisti, al potere in Unione Sovietica. All’interno di molti Paesi erano presenti sostenitori di altri regimi, al punto che alcuni storici hanno definito il periodo in questione come “guerra civile europea”.
Non sorprende, perciò, che nella guerra spagnola intervennero anche reparti militari di altri Paesi e miliziani stranieri. Al fianco di Francisco Franco si schierarono i regimi dell’Italia e della Germania, che inviarono unità dell’esercito e dell’aviazione a combattere contro i «sovversivi».
Dalla parte dei repubblicani erano ideologicamente schierati altri Paesi, come la Francia, che però preferirono non inviare contingenti militari. L’Unione Sovietica, dal canto suo, sosteneva i comunisti spagnoli, ma la distanza le impediva di fornire aiuti consistenti. Con i repubblicani si schierarono però i volontari di numerosi Paesi, che formarono le Brigate internazionali. Tra loro erano presenti anche antifascisti italiani, che consideravano la guerra in Spagna il preludio alla liberazione dell’Italia.

L’avanzata di Francisco Franco e la fine del conflitto
I rapporti di forza erano tutti a favore dello schieramento franchista, che godeva del sostegno dei principali centri di potere interni alla Spagna. Si rivelò importante anche il contributo dei tedeschi e degli italiani, che, tra l’altro, nel corso della guerra sperimentarono i primi bombardamenti a tappeto sulle città. Nel 1937 fu colpita dalle bombe tedesche e italiane una cittadina basca, Guernica. L’attacco colpì profondamente l’opinione pubblica, perché fino ad allora non erano mai stati realizzati bombardamenti di quella dimensione, e fu immortalato da Pablo Picasso in un celebere quadro.

Con il passare del tempo, i repubblicani, pur riuscendo a infliggere alcune sconfitte ai franchisti, dovettero retrocedere. Nel gennaio del 1939 cadde Barcellona e, nel marzo successivo, i franchisti entrarono a Madrid. La guerra terminò ufficialmente il 1° aprile 1939. Per la Spagna, iniziò una lunga dittatura, che sarebbe terminata solo dopo la morte di Franco nel 1975.
I crimini di guerra: esecuzioni e bambini rubati
La guerra fu combattuta con brutalità estrema e da parte di entrambi gli schieramenti furono compiuti crimini cruenti. I repubblicani si resero responsabili dell’uccisione di membri del clero e proprietari terrieri. I franchisti, dal canto loro, assassinarono oppositori per tutta la durata del conflitto e continuarono le esecuzioni anche dopo la conquista del potere, eliminando, in totale, più di 100.000 persone. Il numero complessivo delle vittime del conflitto, incluse le persone morte sotto i bombardamenti, è stimato tra 300.000 e 500.000.
Altre centinaia di migliaia di persone andarono in esilio dopo la vittoria di Franco. Tra loro figuravano alcuni dei più importanti artisti e intellettuali del Novecento: pittori come Pablo Picasso, Joan Miró e altri; scrittori come Antonio Machado e Rafael Alberti; registi come Luis Buñuel. Federico García Lorca, uno degli scrittori spagnoli più importante del ‘900 fu invece ucciso dai franchisti, mentre lo scrittore britannico Ernest Hemingway partecipò alla guerra tra i volontari delle Brigate Internazionali.
I franchisti si macchiarono anche di un altro crimine: la sottrazione di bambini alle madri per darli in affidamento a coppie vicine allo schieramento nazionalista o disposte semplicemente a pagare. Alle madri, appartenenti ai ceti sociali più umili, veniva detto che i figli erano morti durante il parto. L’entità del fenomeno, protrattosi oltre la fine della guerra civile, non è mai stato chiarito fino in fondo e non è noto il numero dei bambini sottratti che, secondo alcuni studiosi, ammonta a varie decine di migliaia.