
Laddove una volta sorgeva un vibrante e popoloso villaggio rumeno, oggi si trova un lago tossico dalle acque bruno-arancioni. Stiamo parlando di Geamana, un insediamento minerario sui Monti Apuseni (a circa 500 km dalla capitale Bucarest) che, dopo essere stato evacuato, fu allagato per far posto a un bacino di decantazione di rifiuti tossici. Ma qual è la storia di questo luogo? E perché si scelse di “nascondere” il villaggio sotto un lago? Facciamo chiarezza.
Il rame di Geamana e le miniere: la causa dei rifiuti tossici
Il villaggio di Geamana fino al 1978 era un centro abitato rumeno come tanti altri… ma proprio quell'anno qualcosa cambiò. Proprio nel 1978 infatti lo Stato decise di avviare l'estrazione mineraria di rame, particolarmente abbondante in quelle valli. Come confermato anche dal portale di settore Mindat, quella è una zona particolarmente ricca da un punto di vista minerario, e non parliamo solamente di rame, ma anche di oro e argento. Questo, come prevedibile, attirò immediatamente l'interesse del Governo che aprì varie miniere in tutta l'area, producendo di conseguenza grandi quantità di rifiuti tossici. Ma come sbarazzarsi di tutti questi sottoprodotti indesiderati?
La formazione di un lago artificiale
La soluzione più immediata fu proprio quella di scaricarli in corrispondenza di Geamana: se il villaggio fosse stato allagato e trasformato in un lago, ci sarebbe stato tutto lo spazio necessario per gettare gli scarti e farli naturalmente decantare. Proprio per questo il dittatore Nicolae Ceausescu ordinò di abbandonare il villaggio così da trasformarlo nella discarica perfetta. Circa 300 famiglie furono fatte evacuare forzatamente, ricevendo un rimborso proporzionale alle dimensioni dell'abitazione. Fino a prima dell'allagamento nella zona del villaggio vivevano circa 1000 persone: ora ci sono solamente pochissime case sparse attorno alle rive del lago per un totale di circa 20 abitanti.

Oggi in quel luogo continuano a essere depositati gli scarti minerari delle miniere di Roşia Poieni, di proprietà della Cupumin Abrud, e l'unico elemento storico che si può ancora osservare è il campanile della chiesa che, così come l'altoatesina Curon, svetta dalle acque arancio-brunastre del lago.