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30 Aprile 2026
7:00

Perché il THC può farti ricordare cose mai successe: gli effetti della cannabis sulla memoria, lo studio

Un nuovo studio dimostra che il THC non fa solo dimenticare: può far ricordare cose che non sono mai successe, generando ricordi falsi che il cervello integra come reali.

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Perché il THC può farti ricordare cose mai successe: gli effetti della cannabis sulla memoria, lo studio
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Il THC può interferire con la capacità di ricordare e potrebbe far generare ricordi falsi

Da tempo ormai si sa che il THC, il principale principio attivo psicotropo della cannabis, può interferire con la capacità di ricordare, ma un nuovo studio pubblicato sul Journal of Psychopharmacology suggerisce che l'effetto è più complesso di quanto si pensasse: il THC non solo è spesso associato alla dimenticanza, ma potrebbe far generare ricordi falsi che il cervello integrerebbe come reali.

Gli effetti della cannabis sulla memoria

Quando pensiamo agli effetti della cannabis sulla memoria, immaginiamo soprattutto la classica scena: qualcuno che perde il filo di un discorso, dimentica cosa stava dicendo, o non ricorda cosa ha fatto la sera prima. Ma la memoria non è una cosa sola. È più simile a un archivio con stanze diverse: una per le parole, una per i volti e i luoghi, una per ricordarsi di fare cose in futuro, una per tenere traccia dell'ordine in cui sono successi gli eventi. Fino a poco tempo fa, la ricerca si era concentrata su una o due di queste stanze, trascurando le altre. Un nuovo studio pubblicato sul Journal of Psychopharmacology, ha cercato di mappare per la prima volta cosa succede a tutte queste stanze quando si assume THC (tetraidrocannabinolo), il principio attivo psicotropo della pianta.

Cosa succede alla memoria sotto l'effetto del THC

Quando entra nel cervello, il THC si lega a dei recettori specifici chiamati CB1. Questi recettori sono sparsi ovunque, ma quando il THC si lega ai recettori CB1 dell’ippocampo, ovvero la "centrale operativa" della nostra memoria, crea un corto circuito in due momenti critici della memoria:

  • Fase di codifica: Quando il cervello registra un'informazione per la prima volta.
  • Fase di recupero: Quando cerchiamo di richiamare quel ricordo.
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Interazione tra i recettori CB1 e il THC. Credit: https://nanobotmedical.com/

I ricercatori hanno reclutato 120 consumatori abituali di cannabis con un'età media di circa 28 anni, divisi casualmente in tre gruppi: placebo (0 mg di THC), dose moderata (20 mg) e dose alta (40 mg), vaporizzati tramite un dispositivo medico certificato.

Circa sette minuti dopo, i partecipanti completavano una batteria di test cognitivi di quasi tutti i tipi di memoria. Il primo risultato che colpisce è quanto sia esteso il danno: 15 test su 21 hanno mostrato effetti significativi. Il THC non colpisce un sistema solo, si diffonde su quasi tutti.

  • Memoria verbale. I partecipanti esposti al THC ricordavano meno parole, sia subito che a distanza di qualche minuto, e avevano più difficoltà nella memoria di lavoro, il tipo che usiamo quando seguiamo una conversazione complessa o teniamo a mente un numero mentre lo stiamo per digitare.
  • Memoria visuospaziale. Anche la capacità di ricordare forme, figure e posizioni nello spazio era compromessa, sia nel richiamo immediato che in quello differito.
  • Memoria prospettica. È la memoria che ci permette di ricordarci di fare qualcosa in futuro: prendere una medicina, spegnere il forno. Era stata pochissimo studiata in relazione alla cannabis. Lo studio ha dimostrato per la prima volta che il THC interferisce con questa capacità: i partecipanti intossicati dimenticavano più spesso di completare piccoli compiti previsti durante la sessione.
  • Memoria dell'ordine temporale. Si tratta della capacità di ricordare in che sequenza sono successe le cose. I partecipanti sotto l'effetto di THC faticavano di più a ricostruire l'ordine corretto degli eventi vissuti durante la sessione.
  • Memoria della fonte. Il THC ha ridotto anche la capacità di ricordare da dove viene un'informazione, se l'abbiamo vista, sentita, letta o raccontata da qualcuno. Importante non solo per ricordare correttamente, ma anche per valutare quanto possiamo fidarci di quello che crediamo di sapere.

Il THC potrebbe generare falsi ricordi

L'effetto più robusto dell'intero studio riguarda i falsi ricordi. I partecipanti sotto l'effetto di THC non solo ricordavano meno cose reali, ma ricordavano anche cose che non erano mai successe. Nel test usato i partecipanti ascoltavano liste di parole collegate a un tema, senza che la parola centrale venisse mai pronunciata. Per esempio: "cuscino", "letto", "sogno", "notte", senza mai dire "sonno". I partecipanti esposti al THC riconoscevano significativamente più spesso come già sentite parole che non avevano mai sentito.

Il meccanismo è legato all'azione del THC sull'ippocampo, la struttura cerebrale centrale per la formazione e il recupero dei ricordi. Quando la codifica è imprecisa e vengono persi dei dettagli, al momento del recupero il cervello tende a colmare i buchi con schemi già conosciuti, producendo un ricordo che sembra autentico ma che in parte è stato inventato.

Un dato importante è che non è stata trovata nessuna differenza significativa tra chi aveva ricevuto 20 mg e chi ne aveva ricevuti 40, su nessuno dei 21 test. Questo suggerisce che già a dosi moderate il THC raggiunge un plateau nei suoi effetti sulla memoria. Se esista una soglia minima al di sotto della quale gli effetti scompaiono è una domanda aperta, che richiede studi con dosi più basse.

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Giorgia Giulia Evangelista
Head of content development | Creator
Ho una laurea in Matematica e un dottorato in Neuroscienze Computazionali, che mi hanno permesso di realizzare il sogno di diventare scienziata: per anni mi sono dedicata alla ricerca, imparando il rigore del metodo scientifico e la meraviglia di sentirsi piccoli davanti alla vastità della conoscenza. Dopo quasi otto anni all’estero, ho portato questa esperienza anche fuori dai laboratori: come docente, nel mondo delle start-up e nella consulenza. In Geopop ho trovato lo spazio per coniugare la passione per la scienza, la divulgazione scientifica e la creatività. Curiosa dalla nascita, non credo di aver mai superato la fase dei “perché” dei bambini. Amo esplorare il mondo che ci circonda, capire come funziona il cervello e da dove nascono le idee.
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