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16 Aprile 2026
15:39

L’Iran minaccia di bloccare il Mar Rosso, a rischio lo Stretto di Bab el-Mandeb: le possibili conseguenze

Dopo il blocco navale USA sullo Stretto di Hormuz imposto da Trump, Teheran ha minacciato di chiudere lo Stretto di Bab el-Mandeb, snodo cruciale tra Yemen e Gibuti da cui passa il 10% del commercio globale e che collega il Mar Rosso all'Oceano Indiano. Un suo blocco, sommato a quello di Hormuz, fermerebbe 1/4 delle forniture energetiche mondiali.

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L’Iran minaccia di bloccare il Mar Rosso, a rischio lo Stretto di Bab el-Mandeb: le possibili conseguenze
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Lo Stretto di Bab el–Mandeb si trova tra Yemen, Gibuti ed Eritrea.

Dopo che gli Stati Uniti hanno imposto un blocco navale sullo Stretto di Hormuz – già chiuso dall'inizio della guerra di Medio Oriente tra Iran, USA e Israele – Teheran ha minacciato di bloccare il traffico navale anche nel Mar Rosso, impedendo l'accesso allo Stretto di Bab el-Mandeb. Lo stretto rappresenta uno dei tre chokepoint essenziali del Medio Oriente (insieme allo Stretto di Hormuz e al Canale di Suez) che collega il Mar Rosso all'Oceano Indiano attraverso il Golfo di Aden, situato tra Yemen, Gibuti ed Eritrea.

Si tratta quindi di uno snodo marittimo cruciale per il commercio globale, dal quale ogni giorno transitano diverse migliaia di navi container e petroliere, dirette soprattutto in Europa attraverso il Canale di Suez, che permette l'accesso diretto nel Mediterraneo.

Tuttavia, a differenza di Hormuz, una parte del quale è sotto il controllo diretto dell'Iran, lo Stretto di Bab el-Mandeb è sotto la sfera di influenza degli Houthi dello Yemen, il gruppo armato filo-iraniano parte del cosiddetto “Asse della Resistenza”, che già nel 2023 avevano intensificato gli attacchi contro le navi commerciali in transito come risposta all'invasione israeliana della Striscia di Gaza. 

Un'eventuale chiusura di entrambi gli stretti mediorientali bloccherebbe circa un quarto delle forniture energetiche mondiali, con ricadute particolarmente pesanti  soprattutto sull'Europa. Se lo snodo marittimo venisse in qualche modo ostruito, le navi sarebbero infatti costrette a circumnavigare l’Africa passando per il Capo di Buona Speranza, allungando i tempi di viaggio di settimane, con pesanti ricadute sui prezzi.

Dove si trova lo Stretto di Bab el-Mandeb e perché è importante per il traffico globale

Il Bab el-Mandeb (che in arabo significaPorta delle Lacrime”) è uno stretto che mette in comunicazione il Mar Rosso con il Golfo di Aden e, da lì, con l'Oceano Indiano. Si trova tra la costa occidentale dello Yemen, situato a nord-est rispetto allo Stretto, e le coste di Gibuti, nel Corno d'Africa, situate a sud-ovest. Dal punto di vista della conformazione geografica, lo stretto è naturalmente diviso in due canali dall'isola di Perim: il traffico marittimo internazionale transita principalmente nel canale occidentale, largo circa 26 km e profondo circa 200 metri. Il canale orientale, invece, che raggiunge appena 30 metri di profondità e 3 km di larghezza, è utilizzato per il traffico locale e le piccole imbarcazioni.

La rilevanza strategica dello stretto di Bab el-Mandeb è cresciuta enormemente dopo l'apertura del Canale di Suez nel 1869, che ha permesso al commercio marittimo tra Asia ed Europa di evitare la circumnavigazione dell'Africa passando direttamente per il Mar Rosso e, da lì, entrare direttamente nel Mediterraneo.

Oggi il Bab el-Mandeb è considerato il terzo chokepoint più trafficato per il commercio mondiale di petrolio, dopo lo Stretto di Malacca (situato tra Malesia e Indonesia) e quello di Hormuz. Secondo quanto riportato dall'Agenzia USA per l'informazione energetica (EIA), il volume di petrolio in transito attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb è passato da 5,7 milioni di barili al giorno nel 2020 a ben 9,3 milioni di barili al giorno nel 2023. Dopo l'inizio degli attacchi Houthi nello Stretto, il transito di greggio in questo checkpoint è invece calato, scendendo a 4,1 milioni di barili al giorno nel 2024 (circa il 5% del totale globale) e a 4,2 milioni di barili al giorno nella prima metà del 2025.

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Una mappa dei tre chokepoints in Medio Oriente, lo Stretto di Hormuz, quello di Bab el–Mandeb e il Canale di Suez. Credit: ISPI

Le possibili conseguenze di un blocco dello Stretto di Bab el-Mandeb

Un'ipotetica chiusura sia dello Stretto di Hormuz che di quello Bab el-Mandeb costituirebbe uno scenario senza precedenti a livello globale, rischiando di compromettere, se non addirittura paralizzare, il traffico navale verso l'Europa.

Considerando che dallo Stretto di Hormuz – quando aperto – transita circa il 20% del greggio globale, se Bab al-Mandeb e Hormuz venissero chiusi contemporaneamente, si bloccherebbero circa 1/4 delle forniture mondiali di petrolio. I problemi, però, non riguarderebbero solo il petrolio: dallo Stretto di Bab el-Mandeb passa anche il 10% circa del commercio globale, con numerosi container in arrivo dalla Cina, dall'India e da altri Paesi asiatici e diretti verso l'Europa.

Il traffico navale, ancora oggi, non è stato ripristinato ai livelli del 2023, con gli Houthi che nelle ultime settimane hanno dichiarato di avere «le capacità militari necessarie per proteggere lo stretto di Bab el-Mandeb». In questo caso, gli Houthi potrebbero bloccare fisicamente l'accesso tramite delle navi militari o, come nel caso di Hormuz, minare lo stretto di Bab el-Mandeb rendendo di fatto la navigazione pericolosa.

Ma quali sarebbero le ricadute economiche nel caso di un'eventuale chiusura di questo snodo marittimo? Nell'immediato aumenterebbero in modo significativo i prezzi dei carburanti a causa della minore offerta, con un effetto a cascata su bollette, alimentari e beni di consumo. Le compagnie di navigazione sarebbero poi costrette a deviare le rotte attorno all'Africa, con un allungamento dei tempi di consegna e un aumento dei costi di spedizione e carburante. Il rischio, poi, sarebbe quello di un'ulteriore escalation del conflitto, con il possibile coinvolgimento dell'Arabia Saudita, le cui esportazioni di petrolio ora dipendono enormemente da questo tratto marittimo.

Per quanto riguarda i possibili effetti sul commercio globale, basta pensare ai danni provocati nel 2021 dall'incagliamento della nave Ever Given nel Canale di Suez, che in soli 6 giorni aveva provocato perdite di circa 9 miliardi di dollari al giorno.

Quanto è concreto il rischio di un blocco dello stretto di Bab el-Mandeb

Nelle ultime settimane, alcune importanti compagnie di navigazione hanno già deviato le rotte delle proprie navi verso lo Stretto di Bab el-Mandeb e il Canale di Suez durante le prime fasi della guerra tra USA, Israele e Iran. Non a caso, anche l‘Arabia Saudita, che finora si era affidata allo stretto di Hormuz per esportare il suo petrolio, ha iniziato a utilizzare sempre più spesso il porto di Yanbu sul Mar Rosso per spedire il greggio attraverso Bab al-Mandeb, deviando di fatto le esportazioni dal Golfo Persico al Mar Rosso.

A rendere concreta la possibilità di un blocco dello Stretto di Bab el-Mandeb c'è il fatto che gli Houthi, in passato, hanno già dimostrato la loro capacità di interferire con il traffico in questo chokepoint. A partire dal 2023, infatti, il gruppo dello Yemen aveva intensificato gli attacchi contro le navi commerciali in transito nello stretto, in risposta all'invasione israeliana della Striscia di Gaza: la conseguenza era stata un crollo del traffico, dimezzatosi rispetto alla capacità abituale, con numerose compagnie costrette a deviare le proprie rotte circumnavigando l'Africa passando attorno al Capo di Buona Speranza, in Sudafrica.

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Sara Brugnoni
Junior News Editor
Lavoro come giornalista per la sezione news di Geopop: mi occupo principalmente delle notizie di attualità e di tutto ciò che avviene sul Pianeta Terra, dalla geopolitica allo spazio, fino alla società nel suo complesso. Ho lavorato per un quotidiano economico e ho una laurea magistrale in Scienze Politiche, grazie alla quale ho capito quanto gli eventi del mondo siano profondamente connessi tra di loro.
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