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19 Luglio 2026
7:00

La città sommersa nel Golfo di Khambhat potrebbe non esistere: l’Atlantide dell’India di 9mila anni fa

La presunta città sommersa del Golfo di Khambhat resta un'ipotesi controversa. I reperti di questa nuova Atlantide furono recuperati senza scavo stratigrafico e le immagini sonar non sono conclusive. Per la maggior parte degli archeologi mancano prove sufficienti per parlare di una civiltà di 9.000 anni fa.

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La città sommersa nel Golfo di Khambhat potrebbe non esistere: l’Atlantide dell’India di 9mila anni fa
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Il golfo di Khambhat in una fotografia della NASA. Credit: NASA.

Da oltre vent'anni il Golfo di Khambhat, sulla costa occidentale dell'India, è al centro di uno dei dibattiti più controversi dell'archeologia contemporanea. Nel 2001 il National Institute of Ocean Technology, impegnato in rilievi geofisici del fondale marino, individuò col sonar alcune anomalie, interpretate come possibili strutture artificiali. Il successivo recupero di legni, frammenti litici e altri materiali portò alcuni ricercatori e rappresentanti del governo indiano a ipotizzare l'esistenza di un grande insediamento sommerso risalente addirittura a circa 9.000 anni fa, ben precedente alla civiltà della Valle dell'Indo.

L'annuncio suscitò immediatamente enorme interesse mediatico, ma anche forti critiche da parte della comunità scientifica. Il principale problema riguarda il metodo di recupero dei reperti. Gli oggetti non furono rinvenuti nel corso di uno scavo archeologico stratigrafico, bensì dragati dal fondale mediante benne meccaniche. Di conseguenza, non è possibile dimostrare con certezza che i materiali provengano dalle strutture individuate dal sonar o che appartengano tutti allo stesso contesto archeologico, che dovrebbe trovarsi tra i 20 e i 40 metri di profondità.

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Il contesto geografico del Golfo di Khambhat. Si notano le forti corrente che attraversano lo specchio d'acqua e che ne compromettono la visibilità Credit: Wikimedia Commons.

Anche la celebre datazione di circa 9.000 anni fa è stata spesso fraintesa. Il radiocarbonio è stato eseguito su un frammento di legno recuperato nell'area, ma ciò dimostra soltanto l'età di quel singolo reperto, non dell'ipotetica città. Il legno avrebbe potuto essere trasportato dalle correnti o provenire da sedimenti più antichi, di più probabile formazione naturale, senza alcun legame diretto con eventuali strutture antropiche. Anche le immagini sonar, spesso presentate come prove di edifici, strade e piazze, non sono considerate conclusive. Il Golfo di Khambhat è uno degli ambienti costieri più dinamici dell'India, caratterizzato da fortissime maree, correnti, elevata torbidità e continui processi di erosione e sedimentazione, fattori che rendono particolarmente complesso tanto l'intervento diretto con uno scavo archeologico sul fondale, tanto l'interpretazione delle anomalie del fondale.

Privo del proprio contesto stratigrafico, un dato è ben poco rilevante. Qualunque oggetto recuperato dal fondale in questa maniera potrebbe essere stato disperso in altre condizioni, oppure appartenere a un relitto naufragato nella zona in epoche ben diverse. Proporre la datazione al radiocarbonio di un elemento per datare un intero contesto archeologico è poi scientificamente scorretto. A rendere il tutto ancora più dubbio, è il fatto che le immagini sonar rilevate siano di difficile accesso.

Per questi motivi, a oltre vent'anni dalla scoperta non esiste un consenso scientifico sull'esistenza di una città sommersa nel Golfo di Khambhat. Inoltre, nessuno degli enti che si è occupato delle ricerche ha mai pubblicato una documentazione archeologica rigorosa. La maggior parte degli archeologi ritiene che siano indispensabili nuovi rilievi e soprattutto scavi subacquei controllati, in grado di documentare i reperti nel loro contesto originario. Fino ad allora, il sito rappresenta un interessante caso di studio su come dati geofisici, analisi scientifiche e interpretazioni archeologiche debbano essere integrati con rigore prima di riscrivere la storia delle prime civiltà.

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