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Tra tutti i monumenti presenti a Roma, la Fontana di Trevi è forse il più iconico, dopo il Colosseo. Questa fontana è stata resa immortale da numerosi dipinti e film – come scordarsi de "La Dolce Vita" di Federico Fellini! – ma oltre all'indiscutibile valore artistico, quest'opera è interessante anche dal punto di vista scientifico e geologico. La maggior parte della Fontana di Trevi è infatti realizzata con il travertino, una roccia relativamente tenera che abbonda nell'area e che, per secoli, è stata utilizzata per creare statue, monumenti e palazzi. Andiamo quindi a vedere più nel dettaglio di che roccia si tratta e dove viene estratta!

Breve storia della Fontana di Trevi

In epoca romana dove oggi sorge la fontana era (ed è tutt'ora) presente il tratto terminale dell'Acqua Vergine (o Acqua Virgo), l'unico acquedotto che è rimasto in funzione ininterrottamente dal 19 a.C. a oggi! Il progetto è stato realizzato dall'architetto Agrippa, durante il periodo dell'Imperatore Augusto. Teniamo però a mente una cosa: è vero che l'acquedotto è di epoca romana, ma la fontana che oggi conosciamo è nata solo in un secondo momento. L'opera è infatti frutto di Nicola Salvi, architetto incaricato nel 1700 da papa Clemente XII di creare un monumento per adornare la facciata di Palazzo Poli. I lavori, conclusi poi nel 1764 da Giuseppe Pannini, hanno permesso la creazione di uno dei principali simboli della città eterna.

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in foto: Credit: NikonZ7II

Il travertino della Fontana di Trevi

Ma con quali materiali è stata costruita? Se escludiamo le sculture (realizzate principalmente in marmo), la maggior parte della fontana di Trevi è composta da travertino. Si tratta di una roccia ampiamente utilizzata nella costruzione dei monumenti romani non solo perché facile da estrarre ma anche perché ottima da scolpire e da lucidare. Ma da un punto di vista geologico, di che roccia si tratta?
Il travertino è una roccia sedimentaria carbonatica che si forma principalmente in ambiente continentale di acqua dolce, in condizioni che favoriscono la precipitazione di calcite e aragonite a partire da acqua molto ricche in bicarbonato di calcio.  Ma quali sono queste condizioni? Possiamo riassumerle con:

  • rapida vaporizzazione di acqua (come in corrispondenza dei salti nelle cascate o nelle terme);
  • stillicidio di acque sature di carbonato di calcio (cioè ciò formazione di gocce all'interno delle grotte che, evaporando, depositano i minerali al loro interno);
  • precipitazione biochimica (formazione di travertino consentita dalla presenza di muschi, batteri o funghi).

Caratteristiche del travertino

Andiamo ora nel merito della Fontana di Trevi e vediamo da quale tipo di travertino è composta. Il travertino della fontana, così come quello di molti altri monumenti romani, proviene principalmente dall'area di Acque Albule, vicino a Tivoli e circa a 25 km dalla Capitale. Siamo ai piedi dei Monti Tiburtini, lungo l'Appennino Centrale, e l'area della cava è situata lungo una depressione morfologica, cioè un abbassamento del terreno legato alla presenza di faglie di tipo normale.

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in foto: Cava di Lapis Tiburtinus, cioè il travertino utilizzato per realizzare la fontana di Trevi (Credit: INGVAmbiente).

Il livello dell'acqua di falda all'interno di questa depressione è stato variabile nel corso dei millenni, permettendo ciclicamente alle acque ricche di bicarbonato di calcio di affiorare in superficie, andando a depositare progressivamente travertino. Il risultato finale è una serie di livelli sovrapposti che coprono un'area di circa 20 km2 per uno spessore medio di circa 60 metri – anche se non mancano aree dove si raggiungono tranquillamente gli 80 metri. Secondo uno studio realizzato nel 2008 dall'Università di Roma Tre, si può stimare un'età di queste rocce compresa tra i 115 e i 30 mila anni.

Bibliografia
Faccenna, Claudio, et al. "Late Pleistocene depositional cycles of the Lapis Tiburtinus travertine (Tivoli, Central Italy): possible influence of climate and fault activity." Global and Planetary Change 63.4 (2008): 299-308.

Articolo a cura di
Stefano Gandelli