
La Francia ha approvato una legge che vieta l'utilizzo dei social media ai minori di 15 anni, diventando il primo Paese in Europa a introdurre una misura di questo tipo. L'apripista a livello mondiale è stata l'Australia, che nel dicembre del 2025 ha bandito ufficialmente gli under 16 da tutte le piattaforme. Ora la normativa francese, promossa dalla deputata Laure Miller, potrebbe essere sottoposta a un vaglio finale del Conseil constitutionnel per un controllo di costituzionalità.
La Francia, comunque, non è l'unico paese europeo a muoversi in questo senso: anche Regno Unito, Spagna, Danimarca e Italia ne stanno discutendo. Nel nostro Paese, però, i disegni di legge sono ancora fermi alla fase di discussione in Parlamento, con l'iter legislativo che comunque richiederebbe mesi (se non anni) per raggiungere un'approvazione definitiva.
Il Parlamento Europeo, invece, ha approvato una risoluzione (non vincolante) lo scorso 26 novembre 2025, in cui chiede di fissare a 16 anni l'età minima per iscriversi ai social media, alle piattaforme di condivisione video e ai “compagni virtuali” basati sull'intelligenza artificiale, lasciando ai ragazzi tra i 13 e i 16 anni la possibilità di accedervi solo con l'autorizzazione dei genitori. Il testo chiede inoltre di vietare le pratiche che rischiano di creare dipendenza, dallo scorrimento infinito alla riproduzione automatica, disattivandole per impostazione predefinita quando l'utente è minorenne.
Cosa prevede la legge francese dal 1° settembre 2026
L'approvazione ufficiale del Parlamento francese è arrivata il 21 luglio, ma l'entrata in vigore della disposizione è stata pensata in due tempi. Dal 1° settembre 2026 i minori di 15 anni non potranno più aprire nuovi account. Gli account già esistenti, invece, dovranno essere verificati entro il 1° gennaio 2027: superata quella data, i profili intestati agli under 15 verranno chiusi. Il testo non specifica, però, a quali piattaforme si applicherà il divieto: l'elenco completo dovrebbe essere stilato dal Ministero dell’Intelligenza artificiale e del Digitale, in collaborazione con l’Autorità di regolamentazione della comunicazione audiovisiva e digitale (l'equivalente del nostro AGCOM).
A far rispettare il divieto dovranno essere le piattaforme stesse, che dovranno dotarsi di sistemi per accertare l'età di chi si iscrive. La legge stabilisce che ciascuna piattaforma metta a disposizione almeno due diverse soluzioni di verifica dell'età, senza però ricevere direttamente l'identità completa dell'utente: un modo per provare a proteggere i dati personali evitando che il controllo si trasformi in una schedatura.
Il testo francese, inoltre, non si limita ai social: prevede anche il divieto del telefono cellulare nei licei, estendendo così una regola già in vigore nelle scuole elementari e medie.
In Italia se ne discute da tempo, ma le proposte si sono arenate
Anche altri Paesi europei stanno valutando di vietare i social ai minori di 15/16 anni, con l'obiettivo di limitare l'esposizione dei giovani a contenuti potenzialmente dannosi per la loro salute mentale. Tra questi rientrano Stati come il Regno Unito, la Spagna e l'Italia stessa: nel nostro Paese, però, le proposte sono ferme da tempo in Parlamento.
Oggi la normativa consente ai ragazzi di iscriversi da soli ai social a partire dai 14 anni, mentre sotto quella soglia serve il consenso dei genitori. Nella pratica, però, molte piattaforme fissano il limite a 13 anni e la verifica avviene quasi sempre tramite una semplice autocertificazione dell'utente: un meccanismo facilmente aggirabile, che rende poco efficaci i controlli sull'età reale degli iscritti e alimenta la richiesta di regole più stringenti.
Il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara è tornato più volte a chiedere una legge, definendo il tema troppo urgente per essere rinviato. Il problema è che, negli ultimi due anni, tutte le proposte presentate si sono arenate lungo l'iter parlamentare, senza riuscire a completare nemmeno il primo passaggio in una delle due Camere.
Il testo più avanzato è il disegno di legge Mennuni-Madia (DDL 1136), che vieta l'accesso ai social ai minori di 15 anni, obbliga le piattaforme ad adottare sistemi efficaci di verifica dell'età e introduce tutele specifiche per i baby influencer: dopo aver sfiorato l'approvazione nel 2025, il suo percorso si è fermato.
Sul tavolo, però, ci sono anche il disegno di legge Carfagna (DDL n.2861), che propone l'introduzione di un divieto assoluto di iscrizione sotto i 13 anni e di un regime protetto tra i 13 e i 16 anni, fino alla proposta di legge ancora più restrittiva della deputata Giorgia Latini (DDL 2777), che oltre al divieto per gli under 15 chiede il consenso dei genitori per la fascia 15-18 anni.
Esattamente come in Francia, il nodo più delicato resta proprio la verifica dell'età. Per evitare che questo processo si trasformi in una forma di sorveglianza di massa, i sistemi dovranno rispettare le rigide regole UE del GDPR sulla gestione dei dati. Una delle ipotesi allo studio sarebbe quella di integrare la verifica nell'IT Wallet tramite SPID o carta d'identità elettronica: questo, però, renderebbe l'utente facilmente tracciabile.
Va detto, comunque, che l'Italia si è già mossa su un altro fronte, vietando l'utilizzo degli smartphone anche nelle scuole superiori. Con la circolare n. 3392 del 16 giugno 2025, il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha infatti esteso anche agli studenti di licei e istituti tecnici il divieto di utilizzo del telefono cellulare durante l'attività didattica e, più in generale, in orario scolastico.
La misura, in vigore dal 1° settembre 2025, ha allargato alle superiori quanto già previsto dal luglio 2024 per le scuole elementari e medie, uniformando così le regole in tutti i cicli. Restano ammesse alcune eccezioni, per esempio quando l'uso del dispositivo è previsto dal Piano educativo individualizzato o dal Piano didattico personalizzato a sostegno di studenti con disabilità o con disturbi specifici dell'apprendimento.