
Ogni giorno (o quasi) il nostro corpo porta a termine una missione iniziata molte ore prima, quando il cibo ha cominciato il suo viaggio nell'apparato digerente. L'ultimo tratto di questo percorso, la defecazione, è tutt'altro che semplice: per evacuare serve coordinazione tra intestino, cervello e muscoli. Anche la postura, però, fa la differenza. Diversi studi, tra cui una ricerca pubblicato sulla rivista scientifica Lower Urinary Tract Symptoms (LUTS), hanno confrontato la classica posizione seduta con quella accovacciata, mostrando che quest'ultima richiede minore sforzo. Il motivo è biomeccanico: accovacciandosi, l'angolo tra retto e canale anale si amplia, creando un percorso più diretto per il passaggio delle feci. Il risultato è un'evacuazione più fluida con minore necessità di spingere, suggerendo che possa rappresentare una scelta favorevole dal punto di vista anatomico.
Le due posizioni principali per fare la cacca
"Sitting vs squatting": inizia così il titolo di uno studio del 2025 pubblicato sulla rivista scientifica BMC Public Health. Nel lavoro vengono confrontate due posizione (visibili nella copertina dell'articolo) che si possono assumere durante la defecazione:
- Posizione seduta (sitting): fianchi e ginocchia formano angoli di 90°, come se ci sedessimo su una sedia è la classica posizione che molti di noi assumono mentre stanno sul water di casa.
- Posizione accovacciata (squatting): le ginocchia sono piegate e si trovano più in alto rispetto ai fianchi. Si tratta della posizione tipicamente associata alle latrine a fossa o ai bagni alla turca. In casa, sulla tazza del water, questa posizione si può assumere appoggiando i piedi sopra a un piccolo rialzo.
Tra queste due posizioni, ne esiste davvero una "migliore"? Sì, e probabilmente non è quella che pensate.
Pro e contro di entrambe secondo gli studi scientifici
Nella ricerca del 2025, Rahgoshay e colleghi hanno preso in esame 42 studi clinici precedentemente pubblicati per analizzare l'impatto reale di queste due posture sulla salute complessiva dell'organismo, evidenziando risvolti anatomici, muscolari e cardiovascolari ben precisi.
I dati mostrano che chi è abituato alla posizione seduta tende più spesso a soffrire di stipsi e altra patologie gastrointestinali, mentre la posizione accovacciata sembra portare a minore sforzo, minore contrazione addominale e in generale un'evacuazione migliore, più veloce e più "completa".
D'altro canto anche la posizione accovacciata ha dei limiti: la posizione tipica dei bagni alla turca mette sotto pressione gambe e ginocchia e per alcune persone lo sforzo applicato sulle articolazioni potrebbe essere eccessivo. La soluzione, come anticipato, potrebbero essere dei poggiapiedi da utilizzare mentre si rimane seduti. In soggetti sani, i test dimostrano che l'uso del poggiapiedi riesce a dimezzare il tempo di evacuazione (passando da una media di 113.4 secondi a soli 55.5 secondi) e riduce drasticamente la percezione dello sforzo.
Perché la posizione accovacciata è migliore per l'evacuazione e la rende più facile
In un altro studio citato sopra pubblicato sulla rivista scientifica Lower Urinary Tract Symptoms (LUTS) sei volontari sani sono stati sottoposti a un esperimento per confrontare tre diverse posizioni di defecazione: seduta tradizionale (sitting), seduta con maggiore flessione delle anche e posizione accovacciata (squatting). I risultati hanno confermato quanto abbiamo anticipato: la posizione accovacciata richiede una minore pressione addominale, suggerendo un'evacuazione più efficiente e minore sforzo.
Il parametro chiave di questo studio è il cosiddetto angolo ano-rettale, cioè l'angolo formato tra il retto e il canale anale. Quando ci si accovaccia questo angolo immaginario si amplia e ciò rende il passaggio delle feci più lineare, riducendo la resistenza al transito e permettendo un'evacuazione più facile e con meno necessità di contrarre i muscoli addominali. Non è un caso che la posizione accovacciata sia adottata da molti altri mammiferi. Sebbene questo non dimostri di per sé che sia la "migliore" in assoluto, questo suggerisce che si tratti di una postura biomeccanicamente favorevole alla defecazione.
Cosa succede nel nostro corpo nel momento esatto in cui facciamo la cacca
Le feci prendono forma durante il loro viaggio attraverso l'intestino, per poi essere espulse attraverso l'ano, lo sfintere che mette in comunicazione l'ultima porzione dell'intestino, chiamato retto, con l'esterno. La fase di espulsione delle feci, nota come defecazione, è un fenomeno molto più complesso di quanto potremmo aspettarci: coinvolge contemporaneamente sistema gastrointestinale, nervoso e muscolo-scheletrico. Una descrizione dettagliata di questo "lavoro di squadra" la troviamo in uno studio di Mawer e Alhawaj del 2023, pubblicato su StatPearls e ospitato all'interno della banca dati NCBI Bookshelf della National Library of Medicine. Gli autori spiegano che la defecazione inizia quando l'intestino spinge le feci nel retto, attraverso una serie di contrazioni e rilassamenti muscolari involontari che prende il nome di peristalsi. A questo punto, grazie al sistema nervoso, può avvenire il rilassamento dello sfintere anale esterno, l'anello muscolare più superficiale che essendo composto da muscolatura striata e quindi volontaria, si trova sotto il nostro controllo (a differenza dello sfintere anale esterno che è composto da muscolatura liscia su cui non abbiamo controllo). Se dal lato sfintere abbiamo un rilassamento, dall'altro abbiamo la contrazione dei muscoli addominali che, aumentando la pressione all'interno dell'addome, facilita l'espulsione delle feci.