
Il 18 e 19 aprile 1948 i cittadini italiani furono chiamati a eleggere il primo parlamento della neonata Repubblica. Le elezioni furono condizionate dalla guerra fredda, perché i principali contendenti erano partiti che facevano riferimento ai due blocchi emersi sulla scena mondiale: da un lato la Democrazia cristiana, sostenuta dagli Stati Uniti e dalla Chiesa, dall’altro il Fronte democratico-popolare, costituito dai partiti socialisti e comunisti, vicino ideologicamente all’Unione Sovietica. Le elezioni sancirono il successo della Dc e segnarono l’inizio del suo predominio sulla politica italiana. Il voto fu condizionato da ingerenze straniere, in particolare statunitensi, sulle quali però non è mai stata fatta completamente luce.
Contesto politico: un continente diviso tra due mondi
Dopo la Seconda Guerra Mondiale l’Italia fu coinvolta nelle dinamiche della guerra fredda. Come sappiamo, l’Europa si trovò divisa in due blocchi: uno occidentale, guidato degli Stati Uniti, e uno orientale, egemonizzato dall’Unione Sovietica. La divisione fu stabilita, di fatto, in conferenze internazionali tenute negli ultimi tempi della guerra e si basava, in linea di massima, sulle avanzate degli eserciti (i Paesi liberati dai sovietici entrarono a far parte degli alleati dell’Urss, gli altri del blocco americano).

L’Italia faceva parte del blocco occidentale, perché era stata liberata dagli angloamericani che, insieme ai partigiani, avevano sconfitto nazisti e fascisti. Dopo la guerra, nel territorio nazionale continuavano a stazionare militari americani.
Gli Stati Uniti godevano del sostegno di uno dei partiti più importanti, la Democrazia cristiana. Nel Paese però, erano presenti anche partititi che guardavano con favore all’Unione Sovietica: il Partito comunista e quello socialista.
Fino al 1947 i partiti filoamericani e quelli filosovietici, che avevano condotto congiuntamente la lotta contro il fascismo e l’occupazione nazista, avevano governato insieme. Nel maggio del 1947 la Democrazia cristiana, su impulso delle autorità statunitensi, decise di cacciare i socialcomunisti dal governo. Si crearono così due schieramenti: quello guidato dalla Dc e dal presidente del consiglio, Alcide De Gasperi, che godeva del sostegno degli Stati Uniti e del Vaticano; quello dei comunisti e dei socialisti, appoggiato dall’Unione Sovietica e guidato da Palmiro Togliatti, segretario del Pci.

La campagna elettorale: la prima sfida mediatica
Il primo gennaio 1948, come sappiamo, entrò in vigore la Costituzione della Repubblica, che affidava il potere legislativo a un Parlamento composto da Camera e Senato. Le prime elezioni furono convocate per il 18 e 19 aprile. Si dovevano eleggere 574 componenti della Camera e 237 membri del Senato (ai quali si aggiungevano i senatori di diritto). Il sistema elettorale era proporzionale e il Paese fu diviso in circoscrizioni su base territoriale.
Le principali liste erano quelle della Dc e del Fronte Democratico-Popolare, che riuniva socialisti e comunisti. Erano presenti, però, anche liste minori: il Blocco nazionale della libertà di ideologia liberale; il Partito nazionale monarchico; la lista di Unità socialista, contraria all’alleanza coi i comunisti; i neofascisti del Movimento sociale.
La campagna elettorale fu molto accesa. Il risultato era imprevedibile, perché alle elezioni del 1946 per l’Assemblea costituente, le uniche tenute dopo la dittatura fascista, i due blocchi avevano ottenuto percentuali di voto simili: la Dc il 35%, i socialisti e comunisti (che si presentarono separati) complessivamente il 39%.
Durante la campagna elettorale del 1948, gli esponenti dei due blocchi si accusarono reciprocamente di essere traditori. Inoltre la Chiesa, schierata a sostegno della Dc, interferì pesantemente: molti parroci usarono le celebrazioni religiose per fare campagna elettorale e fecero credere ai fedeli che votare per il Fronte popolare fosse un peccato mortale. In una società profondamente religiosa come quella degli anni ‘40, le minacce dei sacerdoti avevano un forte effetto.
Anche le ingerenze statunitensi furono pesanti: dal 1947 gli Stati Uniti finanziavano l’Italia con i fondi del Piano Marshall e nella campagna elettorale fecero passare il messaggio secondo il quale, per continuare ad avere i finanziamenti, bisognava votare per la Dc.

L’Unione sovietica, dal canto suo, finanziava il Partito comunista, ma non intervenne direttamente nella campagna elettorale perché era consapevole che l’Italia apparteneva al blocco atlantico.
I risultati: il trionfo di De Gasperi
Il 18 e 19 aprile l’affluenza alle urne fu elevatissima: votò oltre il 92% degli aventi diritto. L’esito del voto fu nettamente favorevole alla Democrazia cristiana. I dati per la Camera furono i seguenti:

Per il Senato, i risultati furono in tutto e per tutto simili: la Dc ottenne il 48,11% dei voti e 131 seggi, mentre il Fronte popolare si fermò al 30,76% dei voti e a 72 seggi. La Dc prevalse in gran parte del Paese e dimostrò di avere la sua roccaforte in Veneto, in alcune zone della Lombardia e in alcuni settori dell’Italia meridionale. Il Fronte popolare prevalse in alcune regioni dell’Italia centrale: Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Marche.

Dopo il voto, la Dc formò un governo insieme ad altri partiti di centro, dando avvio a una egemonia sulla scena politica italiana che sarebbe durata fino agli anni ’90. Le elezioni, inoltre, confermarono l’appartenenza italiana al blocco atlantico, che non sarebbe più stata messa in discussione.
Le ingerenze della Cia
Secondo dichiarazioni rilasciate da membri della Cia in anni recenti, gli Stati Uniti non si limitarono a sostenere con mezzi legali i partiti anticomunisti, ma interferirono nel voto anche in altri modi, fornendo finanziamenti, e forse armi, alla Dc. È inoltre probabile che la Cia avesse predisposto un piano per impedire che i partiti di sinistra assumessero il potere se avessero vinto alle elezioni. Tuttavia, i documenti sulla vicenda non sono mai stati declassificati e il ruolo dei servizi americani non è mai stato chiarito fino in fondo.