La ricostruzione del disastro di Beirut, dall’esplosione nel porto alle cause dell’incidente

Il 4 agosto di 3 anni fa, circa 2750 tonnellate di nitrato d'ammonio detonarono nel porto di Beirut. L'esplosione causò 220 vittime e danni per più di 6 miliardi di dollari.

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4 Agosto 2023
6:00
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La ricostruzione del disastro di Beirut, dall’esplosione nel porto alle cause dell’incidente
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Il 4 Agosto 2020 alle 18:08, nel porto di Beirut, si verificò una delle esplosioni non nucleari più potenti mai registrate nella storia dell'umanità. Si stima che all'interno del capannone n°12 fossero presenti circa 2750 tonnellate di nitrato d'ammonio, una sostanza esplosiva utilizzata anche come fertilizzante. Ma cosa causò l'esplosione che uccise 220 persone? Perché era presente tutto quell'esplosivo nel hangar? In questo video ricostruiamo il disastro, descrivendo dal punto di vista chimico-fisico i dettagli dell'esplosione.

Com'è avvenuta l'esplosione e perché

L’esplosione è avvenuta nel porto di Beirut, dove tra le tante strutture c’erano diversi capannoni. L’esplosione è partita proprio dall'interno di uno di questi capannoni, il numero 12. Qui dentro erano presenti 15 tonnellate di fuochi d’artificio, kerosene, acido cloridrico e decine si sacchi contenenti un totale di circa 2750 t di nitrato d’ammonio.

La tremenda esplosione fu preceduta da diverse cose. Alle 18:08 del 4 Agosto 2020 scoppiò un incendio proprio nei pressi del capannone 12. Le cause dell’incendio sono tutt’oggi incerte, ci sono pochissimi dati e informazioni a riguardo. Lo scenario più probabile è che un gruppo di saldatori inviato dal governo per riparare l’hangar abbia accidentalmente causato l'incendio con qualche scintilla.

A testimoniare questo incendio ci sono le tante immagini filmate in quei momenti che mostrano una grossa colonna di fumo; in un secondo momento si vedono scintille; sono fuochi d’artificio. L’incendio avrebbe causato l’esplosione di una parte dei fuochi d’artificio nel capannone n.12.

capannone esplosione beirut

L’incendio e lo scoppio dei fuochi d’artificio hanno fatto salire la temperatura superando i 300°C. A quelle temperature, il nitrato d’ammonio decompone, cioè significa che si trasforma in diversi tipi di gas. Questi gas si sono espansi ad una velocità così elevata da generare un’esplosione devastante. Nei primissimi istanti si è formata una enorme colonna di fumo di colore rossastro. Questo colore è caratteristico del biossido d’azoto, un gas tossico che si è sviluppato durante la decomposizione del nitrato d’ammonio.

biossido d'azoto esplosione beirut
La colonna di fumo rossastra è dovuta al biossido d’azoto, un gas che si produce durante la decomposizione del nitrato d’ammonio

La violenta onda d'urto

Dopo un’altra frazione di secondo, un'enorme semisfera bianca ha avvolto completamente la colonna di fumo viaggiando a velocità supersoniche. Questa è tipica delle detonazioni degli esplosivi: i gas prodotti durante la reazione chimica si sono espansi ad una velocità di circa 3000 m/s, cioè 10800 km/h, generando un’onda d’urto molto violenta.

La domanda a questo punto potrebbe essere: "sì ma perché è bianca?” In pratica immediatamente dietro l’onda d’urto si forma una zona di pressione molto bassa che ha raffreddato l’aria e ha quindi fatto condensare il vapore acqueo in piccolissime goccioline, generando, appunto, l’enorme semisfera bianca. In altri termini è come se si fosse formata una nuvola in pochissimo tempo.

onda d'urto esplosione beirut

I danni e le conseguenze

L'onda d’urto è stata così potente che ha completamente distrutto tutti i container vicini, ha ribaltato le macchine parcheggiate e frantumato i vetri di tutti i palazzi di quella zona. Oltre alla distruzione della maggior parte del porto di Beirut, l'esplosione ha danneggiato pesantemente 50.000 abitazioni, 178 scuole e 9 ospedali, tra cui un ospedale specializzato per bambini.

Lo scenario dopo l’esplosione è qualcosa di apocalittico. Per darvi ancora una volta l’idea della devastante detonazione, pensate che si formò un cratere di 140 metri di diametro nel punto esatto in cui c’era il capannone n.12.

I danni alle strutture e alle persone sono stati impressionanti: l’esplosione ha causato 220 vittime, 6500 feriti e lasciato 300 mila persone senza casa per un danno totale di più di 6 miliardi di dollari. In più come se non bastasse, si sono sviluppate tonnellate di gas tossici e polveri sottili che hanno causato danni gravi di intossicazione alle persone sopravvissute.

Perché il nitrato d'ammonio era nel porto da 6 anni

Perché c’erano 2750 tonnellate di nitrato d’ammonio in un capannone? Perché era lì da 6 anni?

Per ricostruire il percorso del nitrato di ammonio ci affideremo alle sole informazioni ufficiali.

Tutto è iniziato a Batumi in Georgia, nel settembre 2013. Il nitrato è stato caricato su una vecchia nave mercantile moldava, la Rhosus, affittata da un imprenditore russo residente a Cipro, di nome Igor Grechushkin.

L’acquirente del composto chimico era la Banca Internazionale del Mozambico, che l’aveva ordinato su richiesta di una fabbrica di esplosivi. Il nitrato di ammonio, infatti, è utilizzato anche per produrre esplosivi in ambito minerario ed edilizio.

La prima tappa della Rhosus è stata Atene, dove la nave è rimasta circa 4 settimane. Perché? Grechushkin aveva già dei debiti e in più il nitrato di ammonio non era ancora stato pagato. L’imprenditore stava quindi cercando un altro carico da imbarcare per poter pagare il passaggio attraverso il canale di Suez, che costa centinaia di migliaia di dollari.

Alla fine Grechushkin ha trovato un possibile carico nel porto di Beirut e ha comunicato al capitano della Rhosus di spostarsi. La nave è arrivata così in Libano nel novembre 2013. Il carico, però, era costituito da macchinari troppo ingombranti, il capitano si è rifiutato di imbarcarli e ha deciso di partire per Cipro e chiarire le cose con Grechushkin, che non stava nemmeno più pagando l’equipaggio.

A questo punto però sono intervenute le autorità portuali e giudiziarie libanesi che hanno sequestrato la nave e bloccato a bordo parte dell’equipaggio. Nel suo stazionamento in porto infatti la Rhosus aveva consumato energia e si era indebitata per circa 100 mila dollari.

Grechushkin, neanche a dirlo, si è disinteressato della questione, mentre il capitano e l’equipaggio hanno cercato aiuto per mesi, riuscendo a sbarcare solo nel settembre 2014. Intanto, viste le gravi condizioni della Rhosus, il nitrato era stato scaricato nell’Hangar 12 e in effetti l’imbarcazione, abbandonata a se stessa, è affondata nel 2018 lì dove stava.

Tra 2014 e 2020 in svariate occasioni le autorità libanesi hanno discusso della pericolosità del nitrato e della necessità di smaltirlo per evitare incidenti, ma non è stato fatto nulla. I motivi? Fumosi: essenzialmente le dinamiche di potere e corruzione libanesi, il sistema di tangenti all’interno del porto di Beirut e gli scarichi di responsabilità da parte della politica.

Da come avrete inteso, gli spostamenti di questo carico di nitrato di ammonio si perdono in un intreccio fumoso, per cui oggi non c’è una risposta chiara e chissà se ci sarà mai.

Sono un appassionato del mondo microscopico, a partire dalle molecole fino agli artropodi. La laurea magistrale in chimica mi ha permesso di avere gli strumenti necessari per comprendere il funzionamento del mondo, ma soprattutto ha saziato la mia fame di risposte. Curioso, creativo e con idee folli: date una videocamera, un drone o una chitarra al DeNa e lo renderete felice.
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