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9 Maggio 2026
6:00

La storia della Biennale di Venezia e i suoi scandali: tra quadri girati e la presenza di Russia e Israele

Tra le rassegne biennali veneziane, la più famosa è quella dedicata alle arti visive, tecnicamente chiamata Esposizione internazionale d'arte di Venezia, istituita nel 1895. Fin dalla sua prima edizione è stata spesso teatro di scandali, polemiche artistiche, politiche e sociali.

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La storia della Biennale di Venezia e i suoi scandali: tra quadri girati e la presenza di Russia e Israele
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L’Esposizione internazionale d’arte di Venezia. Foto Fondazione La Biennale.

La Biennale di Venezia è una delle istituzioni culturali più prestigiose e antiche al mondo, fondata nel 1895 per promuovere l'arte contemporanea. Oggi è attiva nel mondo dell'arte, dell'architettura, della musica, della danza, del cinema e del teatro con delle rassegne (cioè mostre, spettacoli, film, installazioni) tra cui la Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, la più antica manifestazione cinematografica al mondo, nata nel 1932.

Oltre a essa e alle esposizioni dedicate ad arte e architettura, la Biennale organizza anche festival internazionali di musica, danza e teatro, ognuno dei quali assegna, tra gli altri riconoscimenti, il prestigioso Leone d'Oro. Alla Biennale Arte 2026, però non saranno conferiti con le modalità consuete: a causa delle dimissioni dell'intera giuria a pochi giorni dall'inaugurazione, arrivate dopo le polemiche sulla partecipazione di Russia e Israele, saranno infatti assegnati tramite il voto dei visitatori, a novembre.

La Biennale dedicata all'arte figurativa

Tra le rassegne biennali veneziane, la più famosa è quella dedicata alle arti visive, tecnicamente chiamata Esposizione internazionale d'arte di Venezia, istituita nel 1895 alla presenza di Umberto I e Margherita di Savoia con una sezione di artisti italiani e stranieri scelti da una giuria e invitati appositamente (lasciando però spazio anche ad artisti non invitati).

Negli anni, sono state presentate qui le opere di molti degli artisti che hanno fatto la storia dell'arte del Novecento, da Klimt a Rodin, da Klee a Dalí passando per Pollock e Warhol. Ogni Paese partecipante, oggi, sceglie autonomamente quali e quanti artisti portare e con la curatela di chi.

Gli spazi dell'esposizione: i padiglioni

Per accogliere la manifestazione è stato fatto costruire appositamente nei Giardini Napoleonici del sestiere di Castello, oggi noti come Giardini della Biennale, un palazzo dell'esposizione: è l'attuale Padiglione Centrale, eretto nel 1894, restaurato e modificato più volte nel corso della sua storia. Qui si tiene la mostra principale, curata da una curatrice o un curatore scelto dal Consiglio di Amministrazione della Fondazione della Biennale.

Da inizio Novecento intorno a questo spazio sono sorti padiglioni più piccoli dove potessero essere ospitate le mostre degli Stati interessati a partecipare. I primi ad essere costruiti furono quelli di Belgio (1907), Germania (1908), Gran Bretagna (1910), Ungheria (1912) e Francia (1914). I Giardini ospitano oggi 29 padiglioni di Paesi stranieri, alcuni ideati e realizzati da famosi architetti, come il padiglione dei Paesi Bassi, progettato da Gerrit Thomas Rietveld, o quello della Finlandia, progettato da Alvar Aalto.

Dal 1980 è diventato un luogo espositivo della Biennale anche l’Arsenale, un vastissimo centro produttivo di epoca preindustriale, dove si costruivano le navi per la flotta della Serenissima. Qui sorge tra gli altri il grande Padiglione Italia, che occupa parte delle "Tese delle Vergini", per una superficie di circa 1.800 metri quadrati. Durante l'esposizione ospita uno/a o più artisti italiani. All'interno del corpo principale dell'Arsenale, oltre a parte della mostra principale, sono ospitati i padiglioni di diversi altri paesi: dall'Argentina alla Repubblica Popolare Cinese, dal Lussemburgo al Messico e alla Nuova Zelanda.

Come funzionano i premi: Leone d'Oro e Leone d'Argento

Per ogni Biennale c'è una giuria, con il suo o la sua presidente, che assegna i diversi premi. Per l'esposizione dedicata all'arte figurativa si assegnano i seguenti premi: il Leone d’Oro per la miglior Partecipazione Nazionale, pensato quindi per il padiglione nazionale migliore; il Leone d’Oro per il miglior partecipante, indirizzato ad artisti o collettivi artistici; il Leone d’Argento per un promettente giovane partecipante; una menzione speciale attribuita a una nazione e massimo due menzioni speciali attribuite agli artisti o collettivi partecipanti.

Sono tutti premi molto ambiti, che possono determinare il decollo o il coronamento di una carriera nel mondo dell'arte. Nonostante nel mondo di biennali d'arte ce ne siano parecchie, quella di Venezia è generalmente considerata la più famosa e prestigiosa ed è in ogni caso considerata una delle più importanti manifestazioni d'arte al mondo. A motivare questa fama è la storia stessa della Biennale Arte, che è stata teatro di momenti importanti della storia dell'arte italiana e internazionale, grazie alla sua capacità di intercettare le direzioni e gli interessi dell'arte contemporanea.

Gli scandali della Biennale Arte di Venezia

La Biennale è stata anche teatro di scandali: già nella prima edizione il pittore Giacomo Grosso fece scalpore per aver presentato un dipinto, Il supremo convegno, raffigurante cinque donne sopra la bara di un giovane molto simile a Nietzsche. Ci sono stati molti episodi chiacchierati: tra i più famosi si ricorda l'edizione "contestataria" del 1968, a cui molti artisti (18 su 22) rifiutano di partecipare perché la polizia presidiava la manifestazione al fine di silenziare le contestazioni giovanili. Gastone Novelli fu una delle eccezioni, ma appese i propri quadri rivolti verso la parete e scrisse sul retro di una tela: “La Biennale è fascista”.

E ancora, nel 1972, l'artista Gino De Dominicis portò in mostra un'installazione accanto alla quale c'era, seduto in un angolo, un giovane uomo con sindrome di Down, Paolo Rosa: la sala venne chiusa e l’artista accusato di abbandono e sottrazione di incapace. Venne assolto l'anno seguente. Nel 1993 il fotografo Oliviero Toscani fece scandalo con delle fotografie che riproducevano su cartellone centinaia di organi sessuali maschili e femminili in formato gigante, e lo stesso anno l'artista inglese Damien Hirst si presentò con delle sculture costituite da teche che contenevano grandi animali immersi nella formaldeide.

Anche l'esposizione 2026 (aperta dal 9 maggio al 22 novembre) è stata già da qualche mese terreno di polemiche, almeno per il clima politico che ha preceduto l'apertura: sono infatti emerse tensioni tra istituzioni europee, Governo italiano e Fondazione della Biennale relativamente alla partecipazione della Russia, cui si è sommata quella tra Fondazione e mondo dei diritti civili per la partecipazione di Israele. La giuria ha deciso di escluderle entrambe dalla possibilità di vincere dei premi, ma ne ha ammesso la presenza: le dimissioni sono arrivate dopo la visita di ispettori del Ministero della Cultura e nel pieno delle polemiche politiche. A rendere lo svolgimento ancora più complesso è stata la morte della curatrice dell'esposizione principale, Koyo Kouoh, nel 2025: si è deciso di non sostituirla e il suo progetto In Minor Keys, è stato portato avanti dai suoi collaboratori.

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