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16 Giugno 2026
6:00

La Chimera, mostro della mitologia greca composto da vari animali: storia e significato simbolico

La Chimera è una creatura mitologica mostruosa che nasce nella mitologia greca: descritta nell'Iliade come un animale ibrido con testa di leone, corpo di capra e coda di serpente, si diceva sputasse fuoco. Si credeva che vivesse su un monte chiamato Monte Chimera e, nei secoli, la sua simbologia si è evoluta, attraverso mitologia romana ed etrusca, fino a diventare sinonimo di qualcosa di impossibile e vano da raggiungere.

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La Chimera, mostro della mitologia greca composto da vari animali: storia e significato simbolico
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Vaso che rappresenta la Chimera, datato circa 350 a.C. – Fonte: Louvre Museum, Public domain, via Wikimedia Commons

La Chimera è una bestia mostruosa della mitologia greca, romana ed etrusca, il cui corpo è composto da diversi animali: a seconda della fonte storica che la descrive, può essere composta da corpo e testa di leone o di capra, con una seconda testa di capra, ha spesso la coda di rettile (serpente o drago) ed è capace di sputare fuoco.

Le origini del mito sono antichissime: già nel II millennio a.C. si trovano riferimenti ad animali “ibridi” nella zona della Mesopotamia e dell’Anatolia, e un riferimento specifico al mito della chimera è presente nell’Iliade, dove viene narrata la storia di Bellerofonte, l’eroe che la uccise. Si pensava che la Chimera vivesse su un monte, chiamato appunto il Monte Chimera, dalle cui pendici tutt’oggi spuntano fiamme dovute alla combustione sotterranea.

Oggi la Chimera, dal greco Χίμαιρα, è anche associata a modi di dire come “inseguire una chimera”, che significa inseguire un sogno impossibile e vano, proprio perché la creatura, così come immaginata, non esiste.

La Chimera nella mitologia greca: la storia di Bellerofonte

In greco, Χίμαιρα (pronunciato Chimàira) vuol dire letteralmente “capra”, uno degli animali da cui la bestia è formata.

“Era di stirpe divina, non umana: davanti leone, dietro serpente, nel mezzo capra, e soffiava terribile fuoco.”

Così Omero, nel libro VI dell’Iliade (composta nel I secolo a.C.), descrive la Chimera. A parlare è Glauco, guerriero licio – turco, originario della regione della Licia – alleato dei troiani. Glauco narra al suo avversario Diomede, valorosissimo guerriero greco, la storia del suo antenato Bellerofonte che affrontò e sconfisse la Chimera.

La Chimera, secondo la narrazione mitologica greca, era figlia di Tifone, gigante alato con cento teste di drago, ed Echidna, metà donna e metà serpente. Dall’unione di queste due creature nascono la Chimera e i suoi fratelli e sorelle, tra cui l’Idra di Lerna, serpente con molte teste che combatté Ercole, e il cane a tre teste Cerbero, che sorveglia l’ingresso agli Inferi.

Si narra che la Chimera terrorizzava gli abitanti della Licia: il re Iobate assoldò quindi l’eroe Bellerofonte, figlio di Poseidone, di ucciderla. Bellerofonte salì sulle ali del cavallo alato Pegaso e riuscì ad ucciderla con uno stratagemma: infilò una lancia di piombo nella gola della Chimera che infuocandola la sciolse, e morì così soffocata.

La diffusione del mito nell’antichità

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La Chimera di Arezzo – Fonte: I, Sailko, via Wikimedia Commons

La credenza mitologica greca collocava appunto la Chimera nell’attuale Turchia, dove già dal VII secolo a.C. si credeva che questo mostro “ibrido” dimorasse su un monte dalle cui pendici spuntavano fiamme, che si è più recentemente scoperto essere dovute alla combustione sotterranea di gas metano che incontra rocce infiammabili.

Il monte era ovviamente considerato un luogo oscuro e pericoloso, perfetto per ospitare un essere così terribile. Questo monte venne chiamato proprio il Monte Chimera: si trova nella provincia di Antalya, nel sud della Turchia, e tutt’oggi le emissioni di fiamme sono presenti e il luogo è visitabile.

Il mito della Chimera è molto sentito e tra il V e il III secolo a.C. si espande velocemente in tutto il Medio Oriente: Omero ne parlerà appunto nell’Iliade narrando la storia di Bellerofonte, e la credenza dell’esistenza della Chimera raggiunse anche l’Italia.

Una delle testimonianze storiche più accurate riguardo alla chimera è infatti la Chimera di Arezzo, bronzo etrusco straordinariamente ben conservato, che raffigura la belva con corpo di leone, coda da serpente e testa di capra che nasce dalla schiena. Datato intorno al V secolo a.C., questo bronzo è stato prodotto da artigiani etruschi nella zona dell’odierna Arezzo, ed è oggi conservato al Museo archeologico nazionale di Firenze.

Dopo la nascita di Cristo, con la diffusione del paganesimo e del cristianesimo questa, così come molte altre storie dell’antica mitologia, vengono rilette in chiave simbolica. Durante il Medioevo, la Chimera diventa simbolo dei vizi, della confusione del caos: proprio in questo modo è rappresentata nei bestiari medievali, tra cui il Physiologus, testo allegorico che raccoglie descrizioni simboliche di animali, piante e pietre, accompagnandole da un’interpretazione morale o teologica.

La Chimera dal Rinascimento al significato attuale

Nel Rinascimento i testi classici vengono riscoperti e, con essi, anche le figure mitologiche in esse presenti, che iniziano a popolare di nuovo narrazioni e rappresentazioni artistiche.

Tra questi, anche la Chimera torna in auge come oggetto di studio, figura artistica e simbolo dell’immaginazione e della creatività, in linea con lo spirito umanista dell’epoca.

Troviamo spesso la Chimera nelle grottesche rinascimentali – decorazioni fantastiche piene di esseri ibridi –  e nelle sculture ornamentali, per esempio nelle facciate dei palazzi.

Oggi, nel linguaggio comune, parlare di “chimera”, significa fare riferimento a un sogno vano e irrealizzabile, qualcosa che si può inseguire ma non agguantare mai, proprio perché non esiste.

Inoltre, la Chimera è giunta a noi in romanzi e film – la troviamo ad esempio in Harry Potter di J.K. Rowling, e nel film Animali fantastici e dove trovarli, scritto dalla stessa autrice, e in Percy Jackson, serie di Rick Riordan – e in alcuni videogiochi, come Final Fantasy e Gods of War. Inoltre, in biologia, quando si parla di “chimera”, si fa riferimento a un singolo organismo composto da cellule geneticamente distinte, derivanti da due o più zigoti diversi, con un aperto riferimento all’origine di questo termine.

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