
Nel 1869, vicino alla città di Cardiff, nello stato di New York, USA, venne ritrovato un gigante sepolto: un'enorme statua in gesso di oltre tre metri, spacciata per un antico uomo pietrificato. Si trattava di un falso, creato in gesso su iniziativa di George Hull, uomo ateo che voleva prendere in giro i fondamentalisti cattolici, che credevano all’esistenza dei giganti in base a quanto scritto nella Genesi. Il gigante venne esposto come attrazione e molte persone credevano fosse vero, anche se fin da subito voci autorevoli di archeologi e studiosi avevano intuito l'inganno. L'imprenditore P. T. Barnum tentò di acquistarlo per esibirlo durante gli spettacoli del circo di cui era proprietario, ma la trattativa non andò a buon fine. Decise quindi di realizzarne una copia, dichiarando che fosse il gigante originale. Successivamente, la truffa venne smascherata: oggi entrambi “i giganti” sono esposti in piccoli musei in America. Una truffa simile venne orchestrata in Inghilterra, si tratta dell'uomo di Piltdown.
L’ideazione della truffa del finto gigante pietrificato
L’idea di creare un finto gigante fu di George Hull, di professione tabaccaio a New York, dopo aver sostenuto un’accesa discussione sull’esistenza dei giganti durante una riunione in una chiesa metodista. Oggetto del dibattito fu un passaggio del libro della Genesi, in cui si legge:
C'erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo – quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell'antichità, uomini famosi. (Genesi – capitolo 6, versetto 4)
George Hull era ateo e non sopportava i fondamentalismi e coloro che prendevano alla lettera le Sacre Scrittura. Decise così di prenderli in giro: ispirato da un articolo uscito nel 1858 su un quotidiano californiano in cui si parlava di un uomo pietrificato dopo aver bevuto un liquido dall’interno di un geode, Hull pensò di creare artificialmente un gigante.
Come creò la statua di gesso di 3 metri
George Hull contattò alcuni operai dello Iowa e chiese loro di fornirgli un blocco di gesso alto più di tre metri, dicendo che sarebbe servito per realizzare una statua di Lincoln a New York. Fece poi spedire il blocco a Chicago, dove invece affidò a Edward Burghardt, artigiano di origine tedesca, il compito di scolpire l’immagine di un enorme uomo. Hull fece giurare a Burghardt di mantenere il segreto: l’artigiano utilizzò dell’acido per conferire alla statua un aspetto antico e rovinato, e colpì numerose volte la “pelle” esposta per simulare dei pori cutanei per renderlo più credibile.
Poi Hull fece trasportare il gigante fino alla fattoria di suo cugino William Newell, nella contea di Syracuse a Cardiff, dove fu sotterrato. Newell diventò complice di Hull: assunse a sua volta due operai dicendo che avrebbe voluto realizzare un pozzo, e li fece scavare proprio dove era sepolto il gigante.
Furono proprio gli operai incaricati da Newell di scavare il pozzo a trovare la statua, fatto che suscitò ovviamente grande clamore.
Il ritrovamento e l’esposizione

Basandosi sull’articolo a cui si era ispirato George Hull, si fece circolare la voce che il gigante era pietrificato così come era accaduto all’uomo che aveva bevuto il liquido dal geode.
William Newell fece installare una tenda per esporre il gigante, facendo pagare 25 centesimi ad ogni visitatore: le persone accorrevano a decine, convinte che si trattasse di un gigante vero. Di giorno in giorno, Newell maggiorava il prezzo del biglietto, il che non fece altro che aumentare l’interesse verso il gigante: ovviamente accorsero anche degli archeologi, che dichiararono subito che si trattava di un falso. Tra questi particolarmente rilevante fu la voce di Othniel C. Marsh, professore di Yale ed esperto di anatomia, mineralogia, geologia e paleontologia che lo definì senza alcun dubbio una “grande bufala”.
Le controversie e la creazione del “secondo” gigante
Ai detrattori si aggiunsero anche alcuni geologi che notarono che il punto in cui Newell aveva chiesto di scavare un pozzo non era adatto a quello scopo: i fondamentalisti cattolici, invece, erano convinti che il gigante fosse vero e che si trattasse finalmente di una conferma di quanto scritto nella Genesi.
Bufala o realtà che fosse, il gigante aveva nel frattempo assunto un grande valore: George Hull, in accordo con il cugino, lo vendette a David Hannum, banchiere e commerciante di cavalli che ne aveva intuito la potenzialità. Hannum fece spostare la statua a Syracuse, dove fu messa nuovamente in mostra, e ricevette un’altissima offerta di acquisto dall’impresario di spettacolo Phineas Taylor Barnum, ma Hannum rifiutò.
Fu così che Barnum fece modellare la forma del gigante in cera e ne creò una copia che mise in mostra a New York, dichiarando che il suo era il gigante vero, quello esposto a Syracuse da David Hannum era un falso.
La confessione di George Hull: il gigante è falso!

I giornali, ovviamente, impazzirono: quando Hannum comprese che Barnum stava cercando di “fregarlo” a sua volta, dichiarò che il gigante era sempre stato un falso e che era riuscito a ingannare centinaia di persone fin da quando lo aveva esposto a pagamento.
Hannum intraprese una causa legale, e il giudice volle che il gigante stesso fosse portato in aula: venne quindi chiamato a deporre proprio George Hull, ideatore iniziale di tutta la macchinazione. Hull dichiarò che il gigante era un falso e raccontò tutto il suo progetto: alla fine del 1870 entrambi i giganti vennero dichiarati ufficialmente falsi.
La celebrità del gigante iniziò quindi a scemare: per alcuni anni “il gigante originale”, quello di George Hull, venne abbandonato poi nel 1901 venne esposto alla Pan American Exposition, senza destare particolare interesse. Fu poi acquistato da un privato che nel 1947 lo vendette Farmers' Museum di Cooperstown dove è esposto ancora oggi.
La seconda copia, invece, quella di Barnum, è al Marvin's Marvelous Mechanical Museum di Farmington Hills, in Michigan.