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12 Maggio 2026
12:03

L’asteroide 2010 RF12 ha il 10% di probabilità di colpire la Terra nel 2095, ma non farà alcun danno

Al momento è il corpo celeste con la più alta probabilità di colpire la Terra nel prossimo secolo. Ma niente panico: con soli 7 metri di diametro, anche se dovesse “colpirci” non raggiungerà il suolo. Con ogni probabilità diventerebbe uno spettacolare bolide nel cielo.

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L’asteroide 2010 RF12 ha il 10% di probabilità di colpire la Terra nel 2095, ma non farà alcun danno
asteroide impatto
Rappresentazione artistica puramente illustrativa realizzata con AI.

Attualmente, il primato della più alta probabilità di impatto tra un asteroide e la Terra va a 2010 RF12, un piccolo “sasso spaziale” near-Earth del gruppo Apollo già passato a 79.000 km dalla Terra nel 2010 e che ha 1 possibilità su 10 di colpire la Terra il 5-6 settembre 2095. Fortunatamente, anche in caso di “impatto”, l'asteroide è troppo piccolo per provocare alcun danno: con una dimensione stimata tra 6 e 12 metri, anche se dovesse entrare in rotta di collisione con il nostro pianeta verrebbe completamente (o quasi) disintegrato dall'attrito con l'atmosfera, provocando un luminosissimo bolide nel cielo e verosimilmente un'esplosione che, sebbene importante (parliamo di 8,6 kilotoni stimati, circa metà della bomba atomica su Hiroshima) avverrebbe troppo in alta quota (circa 40 km) per avere un qualche effetto.

La NASA gestisce il monitoraggio del rischio di impatto con un asteroide tramite il CNEOS (Center for Near Earth Object Studies), che aggiorna quotidianamente la Sentry Risk Table, una lista degli asteroidi che hanno una probabilità non nulla di collisione con la Terra nei prossimi secoli. Attualmente 2010 RF12 è in cima alla classifica con una probabilità del 10% di colpire la Terra. Un numero già di per sé elevato in questo contesto, ma ancora più notevole se pensiamo che questa non è una probabilità cumulativa su tutti i possibili impatti dell'asteroide (che sono stimati a 70) ma solamente rispetto alla possibile collisione del 2095.

La probabilità di impatto è calcolata sulla base della conoscenza che abbiamo dell'orbita dell'asteroide. Per 2010 RF12 abbiamo 339 osservazioni compiute nell'arco di 12 anni, ma un grado di incertezza c'è sempre. I dati che abbiamo raccolto ci permettono di calcolare che il passaggio ravvicinato di settembre 2095 avverrà a una distanza di soli 52.000 km dalla Terra, meno di un ottavo della distanza media Terra-Luna. Questo numero però ha un'incertezza di 180.000 km circa. Che non è pochissimo: si ritiene infatti che l'asteroide potrebbe avere delle spinte non-gravitazionali dovute al rilascio di materiali volatili, un po' come accade con le comete.  Questo significa che il nostro pianeta si trova sulla fascia in cui il piccolo corpo celeste transiterà tra il 5 e il 6 settembre 2095. La possibilità di un impatto, per l'appunto, è stimata dalla NASA a 1 su 10.

Ora arriva la parte che ridimensiona tutto. 2010 RF12 ha un diametro stimato tra 6 e 12 metri, con una stima centrale di circa 7 metri e una massa di circa 500 tonnellate. È estremamente improbabile che un oggetto di queste dimensioni, se entrasse nell'atmosfera terrestre, raggiunga il suolo. L'attrito con l'aria lo farebbe surriscaldare e frammentare rapidamente, generando un bolide spettacolare. Al suolo potrebbero arrivare al massimo frammenti minuscoli, della dimensione di sassolini, che raggiungerebbero la superficie senza alcun pericolo.

Per rendere l'idea: il meteorite di Čeljabinsk, che nel febbraio 2013 esplose sopra i monti Urali in Russia causando oltre 1500 feriti (principalmente per i vetri delle finestre infranti per l'onda d'urto) aveva un diametro di circa 17 metri e la sua esplosione produsse un'energia di 440 kilotoni, oltre 50 volte maggiore a quella prevista per 2010 RF12. Inoltre, l'evento ebbe la “sfortuna” di accadere sopra una zona abitata, circostanza alquanto improbabile visto che il 90% circa della superficie terrestre è costituita da oceani, deserti o comunque disabitata. Insomma, anche se l'asteroide “impattasse” la Terra e producesse un bolide, è probabile che nessuno lo vedrebbe o lo sentirebbe.

Insomma, che un asteroide abbia una probabilità relativamente elevata di impatto non significa necessariamente che debba destare preoccupazioni. Tuttavia non è eccessivo tenere traccia di un piccolo “sasso” di 7 metri nello spazio profondo: piccoli corpi celesti come 2010 RF12 costituiscono infatti un banco di prova per i modelli di previsione orbitale nell'ambito della difesa planetaria. Riuscire a predire con decenni di anticipo il comportamento di un oggetto di così modeste dimensioni, soggetto a forze non gravitazionali tutt'altro che semplici da modellare, è di utilità per affinare gli strumenti da utilizzare in caso di per asteroidi davvero pericolosi.

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Filippo Bonaventura
Content editor coordinator, Autore
Coordinatore editoriale di Geopop, autore di contenuti e responsabile del magazine geopop.it, dove scrivo principalmente di astronomia, spazio, fisica e meteorologia. Ho una laurea in Astrofisica, un Master in Comunicazione della Scienza alla SISSA di Trieste e in passato ho fatto divulgazione scientifica con il progetto “Chi ha paura del buio?”.
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