
Ad aprile 2026, l'Istat ha comunicato un rialzo dell'inflazione in Italia, con un aumento del 2,7% su base annua e un aumento dell'1,1% su base mensile, con prezzi cresciuti non solo per l’energia, ma anche per i beni di prima necessità: non si registravano aumenti tendenziali così alti da fine 2023, mentre l'accelerazione mensile tocca picchi che non si vedevano dal 2022.
Secondo diverse associazioni dei consumatori, le tensioni geopolitiche legate alla guerra in Iran e alla chiusura dello stretto di Hormuz avrebbero contribuito alla risalita dei prezzi energetici. La situazione di crisi in uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo per il commercio di petrolio e gas naturale ha innescato un'impennata dei beni energetici, con il gasolio da riscaldamento che ha registrato un +38,1% (toccando punte del 38,4% in alcune rilevazioni) e il carburante diesel per i trasporti che è salito del 23%.
I rialzi dell’energia hanno influito, a cascata, sul resto: sui costi dei fertilizzanti agricoli, dell'elettricità per i macchinari industriali e del carburante per i camion che muovono le merci. L'aumento dei costi produttivi e logistici si sta riflettendo inevitabilmente sul consumatore finale.
Quanto ci costa la crisi di Hormuz: aumenti di beni e servizi
Come si legge sul sito dell’Istat, “la variazione congiunturale dell’indice generale risente prevalentemente dell’aumento dei prezzi degli Energetici non regolamentati (+5,4%), degli Alimentari non lavorati (+2,0%), dei Servizi relativi ai trasporti (+1,7%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,4%) – effetti solo in parte compensati dalla diminuzione dei prezzi degli Energetici regolamentati (-0,3%).
In pratica, l'Istat ci dice che l'aumento generale dell'inflazione in questo singolo mese (quella che i tecnici chiamano "variazione congiunturale", ovvero il confronto tra marzo e aprile 2026), è stato spinto verso l'alto da quattro categorie di spese quotidiane:
- Energetici non regolamentati (+5,4%): si tratta soprattutto dei carburanti con cui facciamo il pieno (benzina, diesel, GPL) e di alcune forniture energetiche (luce e gas) i cui prezzi seguono direttamente l’andamento del mercato;
- Alimentari non lavorati (+2,0%): il cibo fresco, quello che compriamo al banco o nel reparto ortofrutta e che non ha subito trasformazioni industriali. Parliamo di verdura, frutta, carne e pesce fresco;
- Servizi relativi ai trasporti (+1,7%): il costo dei biglietti per spostarsi, come voli aerei, traghetti, treni e autobus;
- Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,4%): include le spese per il tempo libero, i pacchetti vacanza, le camere d'albergo, i ristoranti, ma anche i servizi per il corpo come il parrucchiere.
C'è un'unica voce in calo, quella degli energetici regolamentati (-0,3%): sono sempre le bollette di luce e gas, per chi beneficia del "Servizio di tutela della vulnerabilità" (riservato ad anziani, disabili o persone in condizioni svantaggiate), dove le tariffe sono stabilite dalle autorità. In sintesi: fare rifornimento, comprare prodotti freschi al supermercato, viaggiare o prenotare una vacanza è costato molto di più rispetto al mese precedente, e questi rincari sono stati ammortizzati solo in minima parte dal lieve calo delle bollette per i clienti vulnerabili.

Gli aumenti concreti: le analisi dei dati dell’UNC e del Codacons
Secondo i calcoli dell'Unione Nazionale Consumatori (UNC), l’aumento medio per una famiglia italiana è di 731 euro all'anno in più, di cui 198 euro relativi ai prodotti nel carrello della spesa (185 euro solo per i prodotti alimentari)
Le proiezioni del Codacons (associazione che tutela i consumatori) tracciano uno scenario ancora più severo, stimando un aggravio medio annuo di 893 euro. Il peso cresce in modo proporzionale per le famiglie più numerose: per una coppia con due figli le stime per l'aumento complessivo del costo della vita vanno dai 1.024 euro annui (UNC) fino a ben 1.233 euro (Codacons). Di seguito l'elaborazione di UNC:
| Divisioni di spesa | Famiglia media | Coppia con 2 figli | Coppia con 1 figlio | Inflazione annua aprile |
|---|---|---|---|---|
| Prodotti alimentari e bevande analcoliche | 185 | 269 | 236 | +2,9 |
| Bevande alcoliche, tabacco e droghe | 14 | 18 | 19 | +2,7 |
| Abbigliamento e calzature | 12 | 22 | 17 | +1,0 |
| Abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili | 204 | 221 | 219 | +5,1 |
| Arredamenti, apparecchi per uso domestico e manutenzione corrente dell’abitazione | 21 | 29 | 25 | +1,5 |
| Sanità | 14 | 17 | 17 | +1,0 |
| Trasporti | 136 | 223 | 207 | +3,8 |
| Informazione e comunicazione | -19 | -28 | -26 | -2,2 |
| Ricreazione, sport e cultura | 14 | 24 | 20 | +1,1 |
| Servizi di istruzione | 4 | 10 | 6 | +1,7 |
| Servizi di ristoranti e servizi di alloggio | 54 | 95 | 76 | +2,8 |
| Servizi finanziari e assicurativi | 35 | 52 | 49 | +4,0 |
| Assistenza alla persona, protezione sociale e beni e servizi vari | 56 | 74 | 75 | +3,5 |
| TOTALE RINCARO ANNUO | 731 | 1024 | 940 | +2,7 |
| CARRELLO DELLA SPESA | 198 | 286 | 252 | +2,3 |
Calcoli e stime effettuati dalle principali associazioni dei consumatori partendo dai dati Istat definitivi di aprile 2026 segnalano variazioni sensibili su prodotti quotidiani. Questi i numeri di Assoutenti e del Centro di formazione e ricerca sui consumi (Crc) relativi ai rincari degli ultimi due mesi:
- i pomodori freschi registrano rincari che vanno dal 28,5% fino a un picco del 33,6%
- le melanzane +28,5%
- i piselli +27,3%
- i finocchi +23,5%
- le fragole +17,4%
- gli asparagi al +16,1%
- i fagiolini freschi +14,1%
- cavolfiori e broccoli tra il +12,1% e il +13,4%
- poponi e meloni +10,6%
- cocomeri e angurie +10,5%
- mandarini o clementine un +10,0%
- uva +9,0%
- peperoni tra +4,3% e +8,9%
- le arance +8,5%
- carne bovina e uova +8,3%
- frutta a guscio +4,4%
- banane platano +3,6%
- carote e rape +2,9%
Con i rincari del jet fuel sono saliti i prezzi dei biglietti aerei: le tratte intercontinentali ad aprile costano il 20,0% in più, mentre i collegamenti continentali europei salgono del 17,2%. I trasporti su vie d’acqua interne salgono del 14,8%, il comparto dello sharing e del noleggio mezzi all’8,7% e i traghetti passeggeri al +6,0%. Rispetto a tecnologia e prodotti digitali, i supporti di memoria vergini sono aumentati del 21,6%, i componenti per l’informatica e la comunicazione del 19,6% e i dispositivi dell’11,7%. Personal computer e software d’intrattenimento hanno visto un +16,2%.
Il prezzo medio della benzina sulla rete stradale italiana, intanto, è salito (1,943 euro/litro al 20 maggio) nelle ultime due settimane, mentre quello del gasolio (1,977 euro/litro) è sceso. Prima dello scoppio della guerra un litro di benzina costava circa 1,67 euro. Il prossimo 22 maggio scadrà l'ultima proroga al taglio delle accise sui carburanti, disposto dal governo lo scorso 18 marzo e prorogato fino a ora con un costo di 1,3 miliardi di euro per lo Stato: in caso il taglio non fosse nuovamente prorogato, la benzina tornerà a costare oltre 2 euro al litro, il gasolio 2,2: secondo il Codacons, questo si corrisponderebbe a circa 3 euro in più a pieno per la benzina e a +12,2 euro a pieno di gasolio.
Il parallelismo con la crisi del 2022 e le previsioni future
Le dinamiche attuali presentano analogie con la crisi innescata dallo scoppio della guerra in Ucraina nel 2022. Come evidenziato dall'UNC, se è vero che un'inflazione tendenziale al 2,7% non si registrava dal settembre 2023, è soprattutto l'accelerazione mensile (+1,1%) a segnare un primato negativo che non si verificava proprio dall'ottobre del 2022. Le associazioni per i consumatori avvertono che l'Effetto Iran sta producendo shock simili: quando viene bloccata una fonte di energia importante, il problema si diffonde a tutta l’economia, mostrando quanto famiglie e imprese siano vulnerabili alle crisi internazionali.
Mentre l'inflazione generale è schizzata al 2,7%, la cosiddetta "inflazione di fondo" (calcolata escludendo l'energia e gli alimentari freschi) è in realtà scesa all'1,6% (rispetto all'1,9% del mese precedente). Questo dato indica che l'aumento dei prezzi non è strutturale o legato a un boom della domanda, ma è uno "shock da offerta" causato quasi interamente dal rincaro dell'energia (+9,6% per il mercato libero) e dalle materie prime agricole. I beni, infatti, hanno subito una forte accelerazione (+3,1%), mentre i servizi stanno rallentando (+2,4%).
Il Codacons ha calcolato che l'impatto macroeconomico totale di questi rincari potrebbe costare all'Italia 23 miliardi di euro all'anno.