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20 Maggio 2026
14:59

L’uovo artificiale di Colossal per riportare in vita l’uccello gigante moa: scienza o marketing?

Colossal Biosciences ha annunciato la nascita di pulcini da un uovo artificiale stampato in 3D, pensato per future de-estinzioni di grandi uccelli come l'estinto moa. Tuttavia, la comunità scientifica predica cautela. Per quanto visionario, l'annuncio arriva da un video-marketing su YouTube e manca di articoli scientifici sottoposti a revisione.

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L’uovo artificiale di Colossal per riportare in vita l’uccello gigante moa: scienza o marketing?
moa gigante uovo artificiale colossal
Credit: Colossal Biosciences

È nato prima l'uovo o la gallina? È con questa domanda esistenziale che inizia il video con cui Colossal Biosciences ha annunciato il suo ultimo risultato e alla quale dice di avere una risposta. Il 19 maggio 2026, la società biotecnologica con sede a Dallas (Texas), già nota per aver annunciato la "de-estinzione" del metalupo e per il progetto mammut lanoso, ha diffuso un comunicato stampa accompagnato da un video su YouTube in cui i ricercatori affermano di aver fatto schiudere i primi pulcini da un uovo artificiale stampato in 3D, equipaggiato con una membrana in silicone trasparente. L'obiettivo dichiarato è sviluppare un sistema di incubazione scalabile che permetta un giorno di far crescere embrioni del dodo o del moa gigante del Sud (Dinornis robustus), il grande uccello estinto della Nuova Zelanda le cui uova erano grandi quanto un pallone da rugby e che nessun uccello vivente potrebbe deporre. La notizia ha immediatamente suscitato interesse nei media e nella comunità scientifica. Al momento gli annunci dell'azienda non sono supportati da prove concrete, mancano dati verificabili in modo indipendente e articoli scientifici sottoposti a revisione in grado di validare questi risultati.

L’uovo stampato in 3D e la promessa di Colossal

Secondo il comunicato aziendale, il dispositivo – chiamato Colossal Artificial Egg – consiste in un guscio reticolare stampato in 3D che protegge una membrana in silicone trasparente. Come riporta Nature, il dispositivo ha fatto schiudere circa una ventina di pulcini, e il principale avanzamento tecnico sembra essere la membrana sviluppata dall'azienda, che consente lo sviluppo del pulcino a livelli di ossigeno atmosferico normali.

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Embrione durante lo sviluppo nell’uovo artificiale di Colossal Biosciences. Credit: Colossal Biosciences

La ricerca sull'incubazione in vitro per gli uccelli esiste da decenni (i primi trasferimenti di embrioni in contenitori artificiali risalgono al 1998), ma fino a oggi i sistemi richiedevano somministrazioni extra di ossigeno nelle fasi finali. Un eccesso che si suppone possa danneggiare tessuti, DNA e proteine, compromettendo la salute a lungo termine degli animali. Con la sua nuova membrana, Colossal afferma di aver risolto questo ostacolo, rendendo il sistema più scalabile e replicabile. Inoltre, grazie a una finestra trasparente sulla sommità, il dispositivo permette di monitorare lo sviluppo embrionale in tempo reale per osservare direttamente gli effetti di eventuali modifiche genetiche.

L'obiettivo dell'azienda: riportare in vita specie estinte di uccelli

L'idea di riportare in vita il moa è stata suggerita all'azienda da Peter Jackson, il regista della trilogia del Signore degli Anelli. Una delle difficoltà principali di questo obiettivo è però la dimensione di questo uccello. Il moa del Sud (Dinornis robustus) si estinse intorno al Cinquecento per via della caccia da parte dei Maori e all'epoca era l'uccello più alto sulla Terra. Era un uccello non volante che abitava la Nuova Zelanda meridionale alto circa 3,6 metri, pesava oltre 230 kg e deponeva uova lunghe fino a 24 centimetri, ovvero 80 volte il volume di un uovo di gallina.

moa gigante
Rappresentazione grafica di un esemplare di Moa gigante (Dinornis robustus).

Nella strategia di de-estinzione degli uccelli, l'approccio standard prevede di usare un uccello vivente come surrogato per incubare un embrione geneticamente modificato. Ma per il moa non esiste un'alternativa abbastanza grande. Di qui la necessità di ingegnerizzare l'uovo stesso.

Tuttavia, la possibilità di rivedere questo gigante è ancora molto lontana dalla realizzazione. Come osserva il professor Dusko Ilic del King's College London: «ricreare una specie estinta come il moa richiederebbe molto di più di una piattaforma di incubazione, inclusi la ricostruzione accurata del genoma, un adeguato sviluppo, fisiologia, comportamento, benessere e contesto ecologico. Anche in quel caso, il risultato sarebbe probabilmente un surrogato ingegnerizzato piuttosto che un vero ripristino della specie estinta». Insomma, l'uovo artificiale di Colossal non risolve da solo il problema della de-estinzione, ma potrebbe rappresentare un passo in avanti in quella direzione.

Perché la scienza frena: nessun articolo scientifico e il rischio pubblicità

Lo sviluppo dell'uovo artificiale di Colossal è descritto in un comunicato stampa del 19 maggio e in un video su YouTube, ma non in un articolo scientifico o preprint e l'azienda non avrebbe piani attuali per pubblicare i dati in una rivista. Questo dovrebbe sempre essere un campanello d'allarme quando si parla di nuove scoperte scientifiche, dal momento che la scienza procede secondo un metodo rodato e ben preciso e questo metodo prevede necessariamente la comunicazione dei propri risultati in sedi accademiche riconosciute come, appunto, le riviste scientifiche. Poiché qui si sta parlando peraltro di un'azienda privata, è difficile stabilire il confine tra un annuncio scientifico e un annuncio pubblicitario.

Lo conferma la professoressa Louise Johnson, professoressa di Genetica Evolutiva all'Università di Reading: «Finché non ci sarà un articolo peer-reviewed, potrei anche fornire un commento da esperta su un video pubblicitario di YouTube». La comunità scientifica è d'accordo sul predicare cautela e sottolinea come l'assenza di una pubblicazione scientifica e dei relativi dati limiti qualsiasi possibilità di controllo esterno.

Non è la prima volta che Colossal si trova in questa posizione. Nell'aprile 2025 aveva annunciato la de-estinzione del lupo terribile (Canis dirus), anch'essa attraverso un comunicato stampa e un video. Questi filmati promozionali sono confezionati ad arte, con musiche trionfanti, luci soffuse, bei discorsi a effetto e, come si vede per la nascita del pulcino da queste uova artificiali, il pianto a favore di telecamera di una ricercatrice commossa. Il mix di possibili avanzamenti scientifici e marketing porta con sé una narrazione che esce dai confini del metodo scientifico e che va sempre letta tenendo conto degli interessi commerciali di un'azienda privata.

Questo non significa necessariamente che il lavoro di Colossal non rappresenti un passo in avanti reale. Il problema è che senza dati pubblicati non è possibile verificare da parte di entità terze e indipendenti quante uova siano state effettivamente testate, quale sia il tasso di successo rispetto a quello delle tecniche precedenti, se i pulcini siano sani nel lungo periodo o se il sistema sia effettivamente scalabile alle dimensioni richieste per un uovo di moa.

L'applicazione più concreta e credibile, concordano diversi addetti ai lavori, potrebbe riguardare non tanto la de-estinzione (che come abbiamo visto sopra è ancora un obiettivo molto lontano) quanto la conservazione delle specie viventi minacciate. Avere un sistema di incubazione artificiale scalabile potrebbe essere prezioso per zoo, centri di riproduzione in cattività e programmi di salvaguardia di uccelli rari o con uova difficili da incubare.

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Matteo Galbiati
Junior Content Editor
Sono diventato Content Editor di Geopop dopo una laurea in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche e un'esperienza da ricercatore tra biomateriali e colture cellulari, ho infatti lasciato il laboratorio per la mia passione: la divulgazione scientifica. Quello che era nato come un gioco sui social per raccontare le biotecnologie si è trasformato in una professione, consolidata da un Master in Comunicazione Scientifica. Sono anche un instancabile sportivo, con una passione che spazia dal calcio al basket, passando per la corsa, il tennis e il football americano. Una passione a 360 gradi che oggi unisco al mio lavoro, raccontando il mondo dello sport anche nei miei articoli.  
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