
Stabilire con certezza quali siano i Paesi che hanno a disposizione le marine più potenti del mondo non è cosa facile per una serie di motivi: prima di tutto, bisogna valutare attentamente la consistenza numerica degli asset in servizio presso una certa marina così come il tonnellaggio complessivo che caratterizza tanto le navi di superficie quanto i sottomarini. A un livello successivo bisogna prestare attenzione all'armamento imbarcato sui vascelli ed alle sue caratteristiche tecniche (in particolare se vi siano velivoli ad ala fissa o rotante che possono fungere anche da moltiplicatori di potenza per le portaerei che li imbarcano). Da ultimo, non bisogna dimenticare né l'addestramento né l'esperienza operativa accumulata dagli equipaggi, specialmente in situazioni di guerra oppure in complesse operazioni multiarma. Una volta fatte queste premesse, ecco la classifica, con riserva, delle principali marine del globo.
1. La US Navy degli Stati Uniti: la più potente marina al mondo
Il primo posto della nostra classifica vede la presenza della US Navy, la Marina degli Stati Uniti d'America. Nonostante negli ultimi decenni abbia sensibilmente ridotto sia gli organici che il numero dei vascelli, tanto da essere considerata l'ombra di ciò che era al termine della Guerra Fredda (alla fine degli anni '80 del Ventesimo secolo la marina statunitense aveva in servizio tante navi quanto la somma delle altre 13 marine più potenti al mondo), la flotta da guerra di Washington resta tutt'oggi la più potente arma navale del mondo.
La US Navy presenta uno schieramento bilanciato che vede la presenza in grandi numeri di tutte le principali tipologie di navi da guerra, in particolare le portaerei (autentiche cittadelle galleggianti) che, dalla Seconda guerra mondiale in poi, rappresentano il principale strumento di proiezione dell'egemonia a Stelle e Strisce nelle principali aree di crisi. La posizione elitaria che occupano tanto i marinai quanto gli avieri all'interno del sistema militare americano, nonché l'addestramento di prim'ordine, hanno ulteriormente rafforzato lo spirito di corpo a tutto vantaggio della tenuta e resilienza dell'arma.

Da ultimo, sia i vascelli che i velivoli della marina statunitense sono dotati di sistemi d'arma in grado di colpire qualsiasi avversario a migliaia di chilometri di distanza e in relativa impunità senza dargli la possibilità di reagire (come per altro si è visto nel corso dei primi giorni della Guerra con l'Iran, quando gli attacchi americani hanno completamente decimato la marina convenzionale iraniana senza che questa avesse la possibilità di rispondere in maniera simmetrica). E questa superiorità tecnologica è un ulteriore elemento che permette alla US Navy di reclamare meritatamente il primo posto in graduatoria.
2. La Cina e la sua flotta navale
Per lungo tempo, dalla fine della Guerra Civile Cinese sino agli anni '80 del Ventesimo secolo, la Repubblica Popolare Cinese ha avuto a disposizione una marina che, seppure via via crescente dal punto di vista numerico, era essenzialmente limitata al compito di difendere le acque territoriali cinesi con minime capacità di proiezione lontano dalla madrepatria. Tutto ciò è terminato nel 1982, quando sotto la guida dell'allora capo di Stato maggiore, l'ammiraglio Liu Huaqing, la Marina dell'Esercito di Liberazione del Popolo (PLAN), diede inizio a un mastodontico piano di ammodernamento e accrescimento delle capacità operative che continua tuttora, passando alla dottrina della "difesa d'altura".
A oltre quarant'anni di distanza, la PLAN è oggi una forza navale temibile sulla carta e assai numerosa (al giorno d'oggi i cinesi possono vantare una marina che ha superato, numericamente parlando, la US Navy). L'obiettivo di Pechino ormai non è più legato alla mera difesa delle acque territoriali, ma anzi prevede la capacità delle navi con la bandiera rossa di poter portare a compimento missioni ben lontano rispetto alle frontiere nazionali, non dimenticando inoltre i contenziosi territoriali riguardo al possesso delle isole Paracel e Spratly e dello status di Taiwan.

Anche se la crescita navale cinese è stata impetuosa da tutti i punti di vista, ad oggi non è ancora possibile valutare adeguatamente il livello di addestramento del personale così come le prestazioni dei sistemi d'arma e dell'elettronica tanto delle navi quanto dei velivoli dato che la Cina non combatte una guerra su larga scala dal lontano 1979, ed anche in quel caso le azioni navali furono assai ridotte. Da ultimo, la Cina non possiede ancora un numero sufficiente di portaerei che le garantiscano di sfidare la US Navy in una situazione di piena parità. Per queste ragioni la PLAN viene collocata al secondo posto.
3. Russia, Giappone, Corea del Sud e India: il terzo posto si gioca sulle eccellenze
Al terzo posto troviamo invece un quartetto di Paesi (Russia, Giappone, Corea del Sud e India) che tallonano da vicino le due teste di serie prima descritte ma che, non potendo sfidarle apertamente, hanno sino ad oggi optato per sviluppare delle eccellenze settoriali che garantiscano loro di mettere a dura prova la superiorità di USA e Cina.
La Marina Russa presenta oggi in servizio un curioso mix di vascelli in parte ereditati dal periodo sovietico ed in parte di nuova costruzione. Mentre la Marina Sovietica dell'ultimo periodo della Guerra Fredda era proiettata verso la dimensione oceanica e accarezzava persino l'idea di misurarsi ad armi pari contro le US Navy e le marine della NATO, la sua diretta erede ha abbandonato questa velleità (almeno per il momento) e ha ripiegato su una strategia spiccatamente difensiva. Tuttavia i russi continuano a investire pesantemente nella loro componente sottomarina che è sia numerosa che tecnologicamente avanzata. Inoltre sono stati i primi a iniziare ad integrare negli ultimissimi anni le armi ipersoniche (nella fattispecie, i missili 3M22 Zircon) su alcune classi dei loro vascelli battendo in tal modo sul tempo sia gli americani che i cinesi in questo campo di critica importanza.

Distintamente occidentali sono invece le caratteristiche delle marine del Giappone e della Corea del Sud, due paesi alleati degli USA e che continuano a guardare a loro come fonte d'ispirazione. Entrambi i Paesi dell'estremo oriente stanno accrescendo le loro capacità navali tenendosi nel quadro strategico del contenimento della Cina. A tal fine, tanto i giapponesi quanto i sudcoreani stanno investendo nel potenziamento delle loro flotte sottomarine, nella costruzione di cacciatorpedinieri con spiccate capacità di difesa anti missili balistici e nella costruzione di nuove “portaerei tascabili” per migliorare le capacità anfibie e di proiezione oltremare.
Peculiare è, infine, la traiettoria della moderna Marina Indiana. Fortemente influenzata sin dalle origini dalla sua ingombrante genitrice (la Royal Navy Britannica), la Marina Indiana nacque da subito con l'obiettivo strategico di lunghissimo periodo di arrivare a dominare l'oceano che porta il nome del proprio paese (Oceano Indiano). Sebbene occorreranno ancora almeno altri 3 decenni prima che l'India possa pensare di misurarsi da pari a pari con gli USA a livello navale, gli indiani stanno continuando a perseguire tale obiettivo e, grazie sia allo sviluppo della cantieristica navale nazionale sia alle partnership tecnologiche forgiate negli anni con la Russia e con i paesi europei stanno potenziando la loro flotta imitando allo stesso tempo tutti i percorsi di modernizzazione dei paesi che sono stati descritti sino a ora con una particolare attenzione riservata all'immissione in servizio di nuove grandi portaerei di progettazione indigena.
La corsa al dominio dei mari in un mondo in guerra
Al di là di quanto sta avvenendo ai “vertici della catena alimentare” è necessario evidenziare il fatto che la corsa agli armamenti navali è un trend che sta interessando numerosi Paesi del mondo, e non solamente tra le grandi e medie potenze. La ragione di questa preoccupante tendenza è presto detta: tanto a livello politico che delle alte sfere militari è chiara la consapevolezza che gli equilibri a livello planetario stiano drammaticamente cambiando e che il prossimo futuro sarà caratterizzato dallo scoppio di nuove grandi guerre convenzionali.