
Veder volare un aquilone sopra un territorio segnato dalla guerra produce un contrasto molto forte: il gioco dei bambini in un territorio di morte e distruzione. Negli ultimi anni l’aquilone è entrato nell'immaginario simbolico della resistenza palestinese: da semplice giocattolo, costruito in modo semplice anche con materiali rudimentali, a Gaza è diventato un simbolo legato all'infanzia, alla libertà e alla possibilità di guardare oltre i confini della Striscia. È probabilmente anche per questo che l'immagine degli aquiloni ha avuto una grande potenza mediatica: nel caso palestinese, è qualcosa che supera fisicamente una barriera e che è tornato alla ribalta dopo che il governo israeliano il 27 agosto scorso ha minacciato di attaccare anche militarmente le aree della Striscia da cui verranno fatti volare aquiloni, specificando che verranno trattati e considerati come una minaccia assimilabile a droni ed armi. Ma perché proprio l’aquilone? Qual è la storia legata alla Palestina di questo universale giocattolo? Per farlo dobbiamo fare un passo indietro, precisamente al 2018 e alla Grande Marcia del Ritorno.
La Grande Marcia del Ritorno: aquiloni come strumento di protesta in Palestina
Il 30 marzo 2018, in occasione della Giornata della Terra palestinese, migliaia di palestinesi iniziarono a partecipare alla cosiddetta Grande Marcia del Ritorno, una serie di manifestazioni lungo la barriera che separa la Striscia di Gaza dal territorio sotto controllo israeliano. La protesta, inizialmente programmata per durare solo fino al 15 maggio, giorno di commemorazione della Nakba, chiedeva tra le altre cose il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi e la fine del blocco della Striscia.
Dal 30 marzo 2018, per sette volte tutti i venerdì, migliaia di manifestanti palestinesi sfilarono nell’area di confine tra Israele e la Striscia di Gaza, con forme di disobbedienza civile, sconfinamenti, lanci di oggetti verso i territori israeliani. Tra questi, alcuni manifestanti iniziarono a far volare oltre il confine aquiloni dotati di materiali incendiari che provocarono incendi nei limitrofi terreni agricoli israeliani a cui l’esercito israeliano rispose con attacchi militari e con l'aumento delle tensioni lungo il confine. Il risultato fu che nei sette venerdì di mobilitazione, furono uccisi 47 palestinesi e feriti più di 1400, compresi numerosi bambini.
Le manifestazioni continuarono poi fino alla fine del 2019, causando 220 morti tra i palestinesi, secondo i dati dell‘Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA). Da quel momento l'aquilone ha assunto un doppio significato: da una parte uno strumento di protesta, dall'altra un simbolo dell'infanzia e della resilienza della popolazione di Gaza. Per capire però perché l'aquilone sia diventato un simbolo così potente bisogna partire da prima del 2018.

Il simbolo dell’infanzia negata e dei bambini di Gaza
A Gaza l'aquilone era già profondamente associato ai bambini e agli spazi aperti: tra il 2009 e il 2011, durante le attività estive organizzate da UNRWA (l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi), migliaia di bambini palestinesi parteciparono a iniziative collettive di volo degli aquiloni. In particolare, a luglio 2011, 12.350 bambini si riunirono in spiaggia e fecero volare contemporaneamente i propri aquiloni, stabilendo un Guinness World Record sulla spiaggia di Al-Waha, nel nord della Striscia.
Quest’attività ricreativa era stata inserita nei programmi estivi di UNRWA per offrire ai bambini di Gaza un’occasione relativamente semplice di gioco e socialità. Già allora, quindi, l'aquilone rappresentava qualcosa che andava oltre il semplice gioco: la possibilità per i bambini di appropriarsi, almeno simbolicamente, di uno spazio di libertà. Un dettaglio particolarmente significativo è che alcuni bambini scelsero di decorare i propri aquiloni con la bandiera palestinese, trasformandoli anche in un elemento di identità collettiva.

Nel 2026 tornano al centro delle tensioni con Israele
Il legame tra gli aquiloni e la resistenza palestinese è tornato alla ribalta ad agosto 2026. Tra il 21 e il 23 agosto, aquiloni e palloncini sono stati fatti volare dai bambini palestinesi a Gaza durante un’iniziativa organizzata sulla spiaggia. Il 27 agosto, in seguito all'avvistamento degli aquiloni provenienti dalla Striscia di Gaza in alcune aree israeliane vicine al confine, Israel Katz, ministro della Difesa israeliano, ha minacciato di espellere i palestinesi dalle aree della Striscia da cui venivano fatti volare aquiloni e palloncini.
«Un palloncino è come un aquilone, e un aquilone è come un drone, che trasporti esplosivi o meno,» ha spiegato Katz. Il governo israeliano ha specificato quindi che questi oggetti verranno trattati e considerati come una minaccia assimilabile a droni ed armi, includendo la minaccia di attaccare le aree di provenienza degli aquiloni. Secondo Reuters, le autorità di Gaza hanno quindi invitato i genitori a impedire ai bambini di far volare gli aquiloni, nonostante gli aquiloni recentemente avvistati vicino al confine non risultassero dotati di dispositivi incendiari: alcune immagini mostrano bambini e genitori che distruggono gli aquiloni per paura di diventare un bersaglio degli attacchi dell’Idf.
Numerose organizzazioni tra cui Assopace Palestina ed Amnesty International hanno condannato la decisione israeliana di considerare aquiloni e – in alcuni casi – palloncini come droni o oggetti militari, difendendo il diritto dei bambini ad un’infanzia ed un’educazione dignitosa, anche in contesti di guerra.
Gli aquiloni significano resistenza
Nel febbraio 2024, Al Jazeera raccontò la presenza di bambini che facevano volare aquiloni nei campi per sfollati di Rafah, permettendo loro per qualche momento di avere una sensazione di normalità. Il contrasto è quasi paradossale: lo stesso oggetto che nel 2018 era stato associato agli incendi oltre il confine tornava a essere, nel pieno della guerra, un giocattolo nelle mani dei bambini.
Per questo oggi l'aquilone può essere letto come un simbolo della resistenza palestinese: è soprattutto il simbolo di una popolazione che continua a utilizzare un oggetto fragile e legato all'infanzia per rappresentare qualcosa di molto più grande, ossia la possibilità di giocare, vivere, ricordare la propria identità e immaginare una libertà che, almeno simbolicamente, può valicare un confine.
E proprio questa storia spiega perché la sua immagine sia diventata così potente: nel cielo di Gaza, un aquilone rappresenta infanzia, libertà, protesta e resistenza ed è proprio questa ambivalenza a spiegare perché ancora oggi la sua immagine continui a essere utilizzata quando si parla di Palestina.