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12 Agosto 2026
15:45

Le frane sulle Alpi sono più frequenti a causa del caldo: favorisce la fusione accelerata del ghiaccio

Negli ultimi mesi lungo i versanti delle Alpi si stanno verificando molte frane, che costituiscono un pericolo per gli escursionisti. La causa sono le alte temperature dovute al riscaldamento globale, che determinano la fusione dei ghiacciai e del permafrost. Questo provoca l'infiltrazione in profondità nelle fratture di grandi quantità di acqua che rendono instabili i versanti più ripidi.

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Le frane sulle Alpi sono più frequenti a causa del caldo: favorisce la fusione accelerata del ghiaccio
ghiacciaio detriti
Ghiacciaio ricoperto da detriti nelle Alpi. 

Le ondate di calore che si sono susseguite nell’arco dell’estate hanno reso le Alpi sempre più fragili e potenzialmente pericolose per gli escursionisti. Le altissime temperature dovute al riscaldamento globale determinano la fusione accelerata dei ghiacciai alpini e del permafrost, il terreno permanentemente ghiacciato che in alta montagna ha una funzione stabilizzante dei pendii rocciosi. La fusione dei ghiacciai produce grandi quantità di acqua che senza la presenza del permafrost si infiltra in profondità nelle fessure. Il risultato è che i versanti più ripidi diventano instabili e aumentano le frane. A partire da metà luglio 2026 sono avvenute grandi frane sui versanti del Cervino, del Monte Pelmo nelle Dolomiti e del Monte Bianco, che hanno coinvolto migliaia di metri cubi di roccia. Le guide alpine in alcuni casi hanno sospeso le ascensioni e anche gli escursionisti autonomi sono chiamati a prestare molta attenzione.

Le grandi frane dell’estate 2026 sulle Alpi: cos’è successo

A partire dal mese di luglio il Monte Pelmo, nelle Dolomiti bellunesi, è stato interessato da numerosi crolli di roccia sul versante nordoccidentale. Tra gli episodi più significativi vi sono quelli del 23 luglio, del 2 e dell’8 agosto. I distacchi sono stati accompagnati da boati e nubi di polvere e fortunatamente non hanno causato feriti. Anche sul versante francese del Monte Bianco è avvenuto un grande crollo il 12 luglio, seguito da un altro il 15 luglio nella zona del couloir du Goûter, durante il quale hanno perso la vita due alpinisti. Nell’area il 7 agosto sono stati segnalati nuovi crolli. Un’altra frana di grandi dimensioni si è verificata il 5 agosto sul Cervino lungo la cresta Deffeyes sulla parete sud a 3900 m di quota. L’evento non ha coinvolto persone ma ha comunque indotto le guide alpine a sospendere le salite alla Gran Becca.

passaggio alpino
Il paesaggio del Monte Bianco, con i suoi ripidi versanti interessati da crolli di materiali detritici.

Perché il caldo provoca più crolli sulle montagne

Questi fenomeni sono il risultato della combinazione di diversi fattori. Tra le cause che predispongono il territorio alpino alle frane vi sono l’elevata pendenza dei versanti, l’alto grado di fratturazione delle rocce e la presenza di acqua all’interno delle fratture. Durante le ondate di calore che hanno caratterizzato l’estate 2026 lo zero termico ha superato i 4000 m. Le alte temperature in quota, insieme a precipitazioni intense sulle cime delle montagne, hanno determinato la fusione sempre più rapida dei ghiacciai.

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La parete Nord del Cervino durante le precipitazioni di pioggia e grandine il 25 giugno 2026. Fotografia di Lauber Harry.

In presenza di queste condizioni la neve, già scarsa, che si è accumulata durante l’inverno tende a scomparire molto velocemente senza avere il tempo di trasformarsi in ghiaccio. L’acqua che si produce con la fusione si infiltra nelle fratture delle rocce con grande facilità perché queste non sono più sigillate dal permafrost, anch’esso degradato dal riscaldamento globale. Il permafrost è il terreno (costituito da suolo, detriti, rocce) permanentemente ghiacciato che si trova in alta montagna e che mantiene una temperatura uguale o inferiore a 0 °C per due o più anni consecutivi. Solo il suo strato superficiale (strato attivo), che nelle Alpi ha uno spessore variabile tra 0,5 e 8-10 m, scongela in estate, per poi ricongelare in inverno. Ora però, con il riscaldamento globale, lo strato attivo si approfondisce sempre di più portando a una fusione accelerata di questo prezioso “sigillante”. Il permafrost, se integro, ha una funzione impermeabilizzante che ostacola l'infiltrazione dell’acqua in profondità nelle fratture, dove questa esercita una pressione notevole soprattutto quando penetra e congela molto in profondità. I versanti più deboli diventano così sempre più instabili, fino a generare crolli di roccia anche di grandi dimensioni.

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Il processo di destabilizzazione dei versanti dovuto alla fusione di ghiaccio e neve. Credit: Samuel Weber/SLF

Le precauzioni per gli escursionisti

La fusione di ghiacciai e permafrost nelle Alpi costituisce un potenziale pericolo per gli escursionisti e gli alpinisti. Per questo in seguito al verificarsi delle frane negli ultimi mesi diverse associazioni di guide alpine hanno sospeso le ascensioni, raccomandando anche agli escursionisti autonomi di salire con prudenza e in alcuni casi di evitare le zone a rischio. Si sa infatti che questi fenomeni sono favoriti dalle temperature elevate e dalle precipitazioni intense, ma non si riesce a prevedere il luogo e il momento esatto in cui avverranno i crolli. Il pericolo non interessa solo le vie più difficili, ma anche gli itinerari semplici. Prima di intraprendere un’escursione è quindi necessario verificare non solo le condizioni meteorologiche, ma anche se ci sono segnalazioni sulle condizioni di versanti e sentieri da parte delle autorità locali o delle guide alpine. In generale, è bene partire nelle prime ore della giornata, quando il rischio di instabilità dei versanti è minore (anche se non nullo). In alta quota è opportuno poi non sostare sotto le pareti più ripide e prestare attenzione a rumori e cadute di sassi che possono anticipare crolli più significativi.

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