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14 Giugno 2026
13:00

L’Italia è una Nazione Forestale, i boschi superano i 100mila km² e coprono il 36% del Paese: la mappa

La superficie boschiva italiana ha superato i 100.000 km², sorpassando i campi coltivati e conquistando oltre un terzo del suolo. Questo significa che il nostro Paese è per il 36% ricoperto di foreste, collocate soprattutto nelle aree montane. I benefici sono molteplici, da quelli ambientali, fino alle opportunità economiche e sociali. Vediamo la geografia del verde del Belpaese.

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L’Italia è una Nazione Forestale, i boschi superano i 100mila km² e coprono il 36% del Paese: la mappa
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Immagine realizzata con AI.

Negli ultimi anni una trasformazione silenziosa sta ridisegnando il paesaggio del nostro Paese: l'Italia è diventata infatti a tutti gli effetti una nazione forestale, ricoperta per il 36% da foreste. Secondo il rapporto Foreste in Comune, realizzato nel giugno 2026 da PEFC Italia insieme a UNCEM e Legambiente sulla base dei dati della Carta Forestale d'Italia e del Sistema Informativo Nazionale delle Foreste (SINFor), la superficie boschiva italiana ha ampiamente superato la soglia dei 100 mila chilometri quadrati (quasi 11 milioni di ettari), pari a circa un terzo dell'intero territorio nazionale.

Per avere un'idea: è come se tutta l'Austria fosse coperta di alberi italiani. Tra i comuni con la maggior superficie forestale ci sono Marcetelli, in provincia di Rieti, con il 98,4% di superficie coperta da boschi, seguita da Bormida, in provincia di Savona, e Percile, Roma. Gubbio, in provincia di Perugia, detiene invece il primato per estensione assoluta di superficie forestale (26.804,26 ettari).

Il sorpasso storico: i boschi battono l'agricoltura in Italia

A partire dal 2020, le aree forestali in Italia hanno superato per estensione le aree destinate all'agricoltura (la cosiddetta SAU, Superficie Agricola Utilizzata), che nel periodo tra il 2000 e il 2020 si è ridotta del 21,5%. Tra il XIX e il XX secolo avevamo toccato il minimo storico, con un indice medio di boscosità (cioè il rapporto tra superficie forestale e superficie territoriale) di appena il 12%.

Rispetto al 1970, quando i boschi coprivano circa 6 milioni di ettari, oggi l'estensione delle nostre foreste è quasi raddoppiata, raggiungendo gli 11 milioni. Per trovare un equilibrio territoriale simile, con il bosco che domina sui campi coltivati, bisogna tornare indietro di quasi mille anni, al Medioevo. Tutto questo non è successo a seguito di un’operazione coatta di piantumazione organizzata dallo Stato, bensì è stato un processo in gran parte spontaneo. Come scrive il presidente di PEFC Italia Marco Bussone nell'introduzione al rapporto, siamo diventati una Nazione Forestale "quasi a nostra insaputa, e forse anche nostro malgrado".

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Indice di boscosità in Italia: le foreste sono distribuite soprattutto lungo l’arco montano.

Perché le foreste aumentano: l'abbandono dell'uomo

Il motore principale di questa riforestazione è stato l'abbandono da parte dell'uomo. Negli ultimi decenni, l'esodo verso le città e lo spopolamento delle aree montane e rurali hanno lasciato molti territori vuoti e abbandonati: terreni agricoli marginali, vecchi prati-pascolo e colture arboree che non rendevano più come i castagneti da frutto, un tempo essenziali per l'economia di montagna, sono stati lasciati a se stessi: la natura, in pochissimo tempo, si è “ripresa” quegli spazi, riconquistando pendii e vallate che l'uomo le aveva faticosamente sottratto nei secoli precedenti.

Non è una novità: dopo la caduta dell'Impero Romano, tra V e IX secolo, il crollo demografico, le guerre, le pestilenze e lo spopolamento delle campagne innescarono in tutta la penisola quella che gli storici chiamano "reazione selvosa", una riconquista spontanea e diffusa del bosco sui terreni agricoli che i Romani avevano coltivato nei secoli precedenti. In Pianura Padana ricomparvero ontani, pioppi e salici nelle zone acquitrinose, le querce tornarono a dominare vaste aree oggi completamente agricole e perfino animali da tempo scomparsi come castori, cinghiali, orsi, trovarono di nuovo il loro habitat.

Lo storico Henri Desplanques (1911-1983) ha ipotizzato che alla fine del Medioevo l'indice di boscosità della penisola potesse ancora aggirarsi tra il 60% e il 75% del territorio. Poi, a partire dal X-XI secolo, la crescita demografica e l'espansione dei Comuni innescarono una fase di dissodamenti intensissimi; tra il X e il XIV secolo la popolazione dell'Europa occidentale quasi raddoppiò e il manto forestale fu ridotto del 50%. La deforestazione proseguì nei secoli successivi, accelerando ancora con la rivoluzione industriale e le bonifiche dell'Ottocento e Novecento, fino a toccare il minimo storico del 12% di boscosità tra XIX e XX secolo.

Oggi siamo risaliti al 36%, con un meccanismo che ricorda da vicino quello dell'Alto Medioevo: la differenza è che nel Medioevo il ritorno del bosco era il segno di una civiltà in crisi, mentre oggi può diventare un'opportunità.

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L’indice di boscosità dell’Italia dall’Alto Medioevo a oggi: dal 60–75% medievale al minimo del 12% tra Ottocento e Novecento, fino al 36% attuale. Fonti: stime Desplanques (Medioevo), PEFC/SINFor (dato attuale), Rapporto Foreste in Comune 2026

Come sono distribuite le foreste italiane e i comuni più boscosi

La distribuzione delle foreste non è uniforme: la concentrazione territoriale è nettissima e il rapporto la documenta per la prima volta a scala comunale, comune per comune: su quasi 7.900 comuni italiani, circa la metà ha una presenza di boschi marginale o inesistente, con un indice di boscosità inferiore al 20%. E in questi stessi comuni vive oltre i due terzi della popolazione italiana, per la quale, sottolinea il rapporto, la relazione con il bosco è sostanzialmente estranea alla vita quotidiana.

Al contrario, la stragrande maggioranza del nostro patrimonio forestale si trova in montagna: 3.596 comuni montani, che rappresentano il 47,8% della superficie nazionale ma ospitano appena il 13,5% della popolazione, concentrano ben il 75,7% di tutta la superficie forestale italiana. Più dei tre quarti del bosco nazionale, insomma, si trova nei 3.149 comuni dove l'indice di boscosità supera il 40% e la foresta è la forma prevalente di copertura del suolo. Per 495 comuni (dove risiede appena l'1% della popolazione) il bosco copre addirittura oltre l'80% del territorio.

Una chicca geografica: il comune più "verde" d'Italia è Marcetelli, in provincia di Rieti, con un indice di boscosità del 98,49%: praticamente un campanile e qualche casa che spuntano da una distesa di alberi. Al secondo posto Bormida, in provincia di Savona, con il 97,07%, seguito da Vignola-Falesina in Trentino (96,99%). Gubbio, in provincia di Perugia, detiene il primato per estensione assoluta di superficie forestale con 26.804,26 ettari. All'estremo opposto, Roma ha un indice di boscosità dello 0,33% e Ravenna dello 0,53%.

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Indice di boscosità in percentuale, i 10 comuni italiani con l’indice più alto. Fonte: rapporto Foreste in Comune

Un patrimonio naturale decisivo per il benessere e l'economia

Tra il 2019 e il 2025, in quella che gli esperti chiamano la "Stagione del Risveglio", le persone che dalle città si sono trasferite in montagna hanno superato di 100.000 unità quelle che hanno fatto il percorso inverso. Nel Rapporto Montagne Italia 2025 di UNCEM, molti comuni ad alta boscosità registrano un saldo migratorio ampiamente positivo. Questo perché il bosco oggi significa per molti anche miglior qualità della vita, benessere e contatto con la natura: elementi sempre più ricercati da chi decide di cambiare vita, lavorare da remoto o investire in un nuovo progetto.

Il rapporto Foreste in Comune dimostra con i dati e sottolinea che l'alta boscosità può infatti convivere con attrattività sul piano sociale e dinamicità sul piano economico: nei 1.113 comuni montani con il PIL pro capite più alto, dove vive oltre il 40% della popolazione montana, si trova ben il 32,25% della superficie forestale di montagna. Quasi la metà di queste zone economicamente dinamiche ha un territorio coperto per oltre il 60% da foreste.

Anche i dati relativi alla biodiversità e all'impatto ambientale positivo sono degni di nota. Le foreste italiane ospitano 117 specie arboree e 10 delle 14 categorie forestali che l'Agenzia Europea dell'Ambiente considera più rappresentative della variabilità ecologica del continente: un vero e proprio hotspot di biodiversità a livello europeo. Per questo esiste una rete di tutele fra le più stringenti d'Europa: il 100% della superficie forestale italiana è sottoposta a vincolo paesaggistico, l'87% è coperto dal vincolo idrogeologico e il 28% è protetto per il suo valore naturalistico. La proprietà, però, è per il 63% privata, un dato che rende la gestione del patrimonio boschivo particolarmente complessa.

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Per avere un metro di paragone europeo: nell'Unione Europea le foreste coprono in media il 39% del territorio, ma con differenze enormi tra un Paese e l'altro. I sei Stati membri con le aree boschive più estese, che da soli concentrano i due terzi di tutte le foreste dell'UE, sono la Svezia (69%), la Finlandia (74%), la Spagna (37%), la Francia (32%), la Germania (33%) e la Polonia (31%). L'Italia, con il suo 36%, si posiziona appena sotto la media comunitaria: un dato che, anche solo vent'anni fa, sarebbe sembrato impensabile.

Gli effetti positivi sul clima e la necessità di organizzare una gestione condivisa

La presenza di foreste ha inoltre effetti positivi sulla vita dell'uomo: per esempio, il verde del comune di Marcetelli fornisce servizi dalla purificazione dell’aria alla ricarica delle falde acquifere, dalla protezione contro l’erosione del suolo alla mitigazione delle alluvioni, dal sequestro di anidride carbonica alla produzione di legname e funghi. In tutta Italia, il carbonio organico immagazzinato negli ecosistemi forestali del nostro Paese è pari a 1,24 miliardi di tonnellate. Grazie alla crescita degli alberi, ogni anno vengono fissate 12,6 milioni di tonnellate di carbonio, che corrispondono a un assorbimento dall'atmosfera di 46,2 milioni di tonnellate di CO₂.

Benefici e opportunità sono evidenti, ma questa enorme quantità di verde va gestita, per non esporla a rischi (dagli incendi a problemi come il dissesto idrogeologico) e per valorizzare le potenzialità economiche e ambientali che offre. Il Testo Unico in materia di Foreste e Filiere Forestali (TUFF), approvato nel 2018, ha posto le basi per una riforma del settore, ma l'attuazione è ancora incompleta. Come sottolineano tutti gli autori del rapporto, la gestione andrà disposta da Comunità Territoriali, le Green Communities, per mettere insieme competenze, imprese e servizi ecosistemici.

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