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Per contenere l'aumento dei costi dell'energia, il Governo italiano ha annunciato una serie di misure per incrementare la produzione nazionale di gas. Queste misure, approvate il 18 febbraio 2022 e conosciute col nome "decreto bollette", mirano a rendere l'Italia meno esposta alle periodiche oscillazioni dei prezzi  – specialmente in periodi di grandi incertezze, come quello attuale causato dalla crisi in Ucraina. L'estrazione di gas non è però una pratica che si può avviare da un giorno con l'altro, come se ci fosse un interruttore: ci vorranno probabilmente diversi anni per aumentare in modo sensibile la produzione nazionale di metano.
Ma di preciso, quali sono i principali giacimenti italiani? In questo articolo vedremo non solo dove si trovano, ma anche quali tra questi sono attivi.

Quanto gas è presente in Italia?

Partiamo con una premessa di carattere generale. Si stima che nel sottosuolo italiano siano presenti circa 1,5-1,8 miliardi di barili di petrolio e 350 miliardi di metri cubi di gas naturale – valori che includono sia riserve già confermate che possibili. Per quanto riguarda il gas, se teniamo in considerazione solo le riserve certe parliamo di quantità comprese tra i 70 e i 90 miliardi di metri cubi. Nelle mappe sottostanti sono riportate alcune tra le principali province di idrocarburi in Italia (a sinistra il petrolio, a destra il gas).

province idrocarburi
in foto: Principali province di idrocarburi in Italia (credit: PITESAI, Bertello et
al., 2010).

Quanto gas è attualmente estratto in Italia?

Le stime del MISE riferite al 2021 parlano di 3,34 miliardi di metri cubi di gas naturale estratto, a fronte di un consumo complessivo di 76,1 miliardi di metri cubi (2021): per questo motivo la risorsa gas viene largamente importata dall'estero. In realtà non è sempre stato così: a cavallo tra gli anni '90 e 2000 la produzione nazionale raggiunse picchi attorno ai 20 miliardi annui, cioè circa 6 volte la quantità attuale.

consumo gas italia
in foto: Consumo gas in Italia nel 2021 (credit: MISE).

Scendiamo più nel dettaglio. Questi 3,34 miliardi di metri cubi di gas naturale sono estratti da 1298 pozzi estrattivi: di questi, 514 sono abitualmente utilizzati per l'estrazione mentre 752 sono attivi solo formalmente ma al momento non impiegati; la restante parte è composta da pozzi di controllo e manutenzione. Nella mappa sottostante sono riportati in nero i pozzi non produttivi, in rosso quelli di gas naturale e in verde quelli di petrolio.

pozzi produttivi
in foto: Pozzi produttivi in Italia (Elaborazioni ISPRA–SGI, 2019 su dati raccolti da Martinelli et al.,
2012).

Come si può vedere, gli idrocarburi in Italia sono distribuiti lungo tutta la lunghezza della penisola, sia onshore (su terra), che off-shore (a mare). L'Adriatico settentrionale è la provincia con le riserve accertate maggiori di gas metano: perché allora non sono ampiamente sfruttati per l'estrazione? Abbiamo pubblicato un video dal titolo "Perché non estraiamo più gas?" che ne spiega i motivi in maniera dettagliata; ve lo proponiamo qui in basso:

Quali sono le regioni in cui si estrae di più?

Come riportato anche dalla sottostante tabella del MISE (dati riferiti al 2021), la zona d'Italia in cui si estrae più gas metano è la Basilicata con 1.079.274.088 metri cubi standard. A seguire troviamo Sicilia, Emilia Romagna e Molise. Buoni risultati anche per le zone offshore, specialmente la Zona A (al largo dell'Emilia Romagna) e la zona B (al largo di Marche e Abruzzo).

regioni estrazione gas
in foto: credit: MISE.

Il futuro dell'estrazione

Abbiamo aperto l'articolo parlando di una serie di misure varate dal Governo per aumentare la produzione nazionale di gas. Ma quanto andranno ad influenzare la produzione di gas? Nelle migliori delle ipotesi potremmo raggiungere entro qualche anno una produzione annua attorno ai 10 miliardi di metri cubi. È tanto? È poco? Come abbiamo anticipato, il consumo annuale di metano nel nostro Paese è di circa 70 miliardi di metri cubi, quindi si passerebbe dall'attuale 5-6% di produzione interna al 14-15% circa. L'incremento non è trascurabile, certo, ma probabilmente non andrà a diminuire in maniera sostanziale il costo del metano al distributore.

Articolo a cura di
Stefano Gandelli