
Il 17 giugno 2026 il Parlamento europeo ha approvato il regolamento sulle nuove tecniche genomiche (NGT) applicate all'agricoltura. Si tratta di un aggiornamento normativo atteso da tempo, nato per adeguare le leggi comunitarie all'evoluzione delle moderne biotecnologie vegetali e alle sfide attuali, come i cambiamenti climatici, la siccità e la necessità di ridurre i fitofarmaci. Finora, infatti, tutte le piante ottenute con le biotecnologie moderne dovevano sottostare alla rigida legislazione sugli OGM del 2001, a prescindere dal tipo di modifica effettuata. A differenza dei tradizionali OGM, spesso ottenuti inserendo DNA da specie totalmente diverse, le NGT permettono di effettuare modifiche mirate al genoma della pianta senza introdurre materiale genetico estraneo, accelerando processi che potrebbero avvenire anche in natura. L'obiettivo di fondo è uno: non rimanere indietro. Mantenere la vecchia normativa avrebbe rischiato di frenare la ricerca sul campo, rendendo l'Unione Europea dipendente dalle importazioni esterne e limitandone la competitività nella gestione delle sfide agricole del futuro.
NGT: Nuove Tecniche Genomiche
L'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) definisce le NGT come "tecniche di selezione che alterano il materiale genetico di piante, animali o microrganismi". In Italia, le NGT sono anche note come Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA) nelle quali rientrano il genome editing e la cisgenesi, descritte in maniera esaustiva dal position paper del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria (CREA).
Il genome editing permette di modificare una specifica sequenza di DNA. Il metodo più efficace è CRISPR/Cas9, una sorta di "forbice molecolare" capace di individuare e tagliare il DNA nel punto esatto desiderato. Questa tecnologia può essere usata per effettuare modifiche puntuali (come sostituire, aggiungere o eliminare pochi nucleotidi) o per inserire sequenze più ampie.
La cisgenesi consiste nell'inserire nel genoma della pianta un gene integro proveniente dalla stessa specie o da un organismo sessualmente compatibile (cioè molto affine dal punto di vista filogenetico).

La differenza tra NGT e OGM
Anche se in entrambi i casi parliamo di biotecnologie che modificano il DNA di una pianta, la differenza sostanziale risiede nel "come" e nel "cosa" viene modificato:
- OGM tradizionali (transgenesi): comportano l'inserimento di materiale genetico proveniente da specie totalmente diverse (per esempio un gene batterico introdotto nel mais). Si tratta di combinazioni che non potrebbero mai verificarsi in natura o tramite gli incroci tradizionali;
- NGT (editing e cisgenesi): non introducono DNA estraneo. Funzionano come una riscrittura di precisione del genoma della pianta stessa oppure inseriscono geni provenienti da piante della stessa specie (o sessualmente compatibili). In pratica, accelerano e rendono mirati cambiamenti che potrebbero avvenire anche in natura o richiederebbero decenni di selezione classica.
La svolta delle nuove normative
Se prima tutte le piante modificate dovevano sottostare alle normative OGM, il nuovo regolamento segna una svolta nel panorama delle biotecnologie applicate all'agricoltura delineando norme che si basano sulle caratteristiche genetiche della pianta finale e non sul modo in cui è stata ottenuta.
In particolare, secondo la nuova legislazione le piante modificate tramite NGT vengono ora suddivise in due categorie con diversi obblighi giuridici:
- NGT-1: in questa categoria rientrano le piante con modifiche equivalenti a quelle ottenibili in natura o con incroci tradizionali. Non rientrano le piante con tolleranza a erbicidi o che producono sostanze insetticide che rimangono soggette a norme più severe.
- NGT-2: piante a cui sono state apportate modifiche genetiche più complesse. Queste rimangono regolamentate dalle norme in materia OGM e sono quindi soggette a valutazione del rischio, autorizzazione, etichettatura e tracciabilità.
I benefici per agricoltori e consumatori
Secondo le valutazioni istituzionali del Parlamento Europeo sui benefici delle NGT, l'impatto positivo di queste tecnologie si divide su due fronti principali: la produzione in campo e la tavola dei consumatori. Per chi lavora la terra, l'uso delle NGT si traduce in un accesso molto più rapido a varietà vegetali migliorate. In concreto, le nuove colture permetteranno di:
- affrontare le sfide climatiche e parassitarie, sviluppando piante più resistenti ai cambiamenti del clima e ai parassiti;
- ottimizzare le risorse, ottenendo rese più elevate e riducendo al contempo l'impiego di fertilizzanti e pesticidi;
- aumentare l'autonomia, riducendo la dipendenza dalle importazioni di prodotti agricoli dall'esterno dell'UE e aumentando la competitività delle aziende agricole europee.
Anche la filiera finale ne trae vantaggio, guidando il sistema verso una maggiore sostenibilità alimentare. Per i consumatori, i benefici si tradurranno innanzitutto in meno sprechi: i prodotti potranno garantire una durata di conservazione (shelf-life) più lunga, riducendo lo spreco alimentare sia nella grande distribuzione che nelle abitazioni. E in un'alimentazione più sostenibile: l'integrazione di queste biotecnologie punta a offrire prodotti più sani, garantendo al contempo un minore impatto ambientale per singolo pasto.
Perché il Parlamento ha adottato nuove regole sulle NGT?
La decisione dell'Unione Europea risponde alla necessità di aggiornare leggi create oltre vent'anni fa, prima ancora che le moderne tecniche di editing genetico venissero sviluppate. Senza questa riforma, qualsiasi pianta modificata tramite NGT sarebbe rimasta imbrigliata nelle rigide regole sugli OGM tradizionali. Persino la modifica di una singola "lettera" di DNA, cambiamento che in natura può avvenire spontaneamente, avrebbe richiesto lo stesso lunghissimo (e costoso) iter di autorizzazione riservato, per esempio, a piante in cui è stato inserito un gene batterico.
Senza una distinzione normativa, l'Europa rischiava di rimanere bloccata, diventando innanzitutto sempre più dipendente dall'estero. L'UE sarebbe diventata un semplice consumatore passivo di prodotti trasformati e importati da paesi extra-UE con regole più permissive. Senza questo aggiornamento normativo, inoltre, si rischiava una fuga di competenze: la ricerca e le aziende agricole europee avrebbero perso competitività e valore economico, senza poter contribuire allo sviluppo di biotecnologie di ultima generazione.
A sottolineare il senso dell'operazione è stata la relatrice del provvedimento Jessica Polfjärd:
È una vittoria storica per gli agricoltori europei e per il futuro dell'Europa. Approvando l'uso delle NGT, abbiamo scelto l'innovazione, la competitività e la sicurezza alimentare. […] Nel mettere a disposizione queste tecnologie di selezione genetica sicure e basate su dati scientifici, il Parlamento va incontro alle esigenze degli agricoltori europei, tutela la nostra sicurezza alimentare e aiuta a costruire un'Europa più competitiva e innovativa.
Il nuovo regolamento approvato dal Parlamento rappresenta quindi un punto d'incontro tra la necessità di promuovere un'agricoltura innovativa e il dovere di garantire la massima sicurezza alimentare. Tracciando una linea netta tra le piante NGT-1 (assimilabili alle selezioni naturali o convenzionali) e le NGT-2 (soggette alla normativa OGM completa), l'Europa prova a sbloccare la ricerca sul campo mantenendo alti i propri standard di controllo.