Esercito europeo: cos'è

L’invasione russa dell’Ucraina obbliga l’Unione Europea a ripensare la sua politica di sicurezza. La lunga fase di stabilità seguita alla Seconda Guerra Mondiale, infatti, pare essersi interrotta il 24 febbraio scorso, quando l'inizio del conflitto ucraino ha minato la pace in Europa. Davanti a questa emergenza, i governi europei hanno più volte invocato la creazione di un esercito comune, necessario affinché l’Unione Europea possa rispondere con prontezza alle sfide di difesa e mantenimento della pace che il futuro le riserverà. Ma è possibile un esercito che vada da Lisbona a Varsavia? Chi comanderebbe un tale esercito? Che rapporti avrebbe con la NATO? Ma, soprattutto: siamo così sicuri che l’invasione russa abbia creato un terreno favorevole alla nascita dell’esercito comune europeo?

Breve storia dell’esercito europeo: un progetto (soprattutto) francese

Non è la prima volta che si sente parlare di esercito europeo. Anzi, si potrebbe dire che è una questione che ha accompagnato l’Unione Europea sin dalla sua nascita. In particolare, è la Francia a essersi spesso dichiarata pronta a una tale svolta. Per quale motivo? Parigi ha sempre considerato l’Unione Europea come un mezzo per proiettare la sua potenza oltre i suoi confini. Del resto, ragionano i francesi, Parigi non potrebbe che occupare una posizione dominante nell’esercito comune, essendo l’unico paese comunitario che possiede la bomba atomica.

Esercito europeo ruolo Francia

In un’intervista all’Economist, Emmanuel Macron aveva dichiarato la "morte cerebrale" della NATO nel 2019, invocando di conseguenza la creazione dell’esercito europeo. Il ragionamento del Presidente francese era e continua a essere più o meno il seguente: dato che gli USA si stanno concentrando sul Pacifico per contenere la Cina, relegando in secondo piano lo spazio europeo e lasciando margine di azione a Paesi come la Turchia, è giunto il momento che l’Unione Europea si doti di una sua struttura di sicurezza. Con la Francia, ovviamente, in primo piano.

Prima dell'invasione russa dell'Ucraina il progetto francese di un esercito comunitario si basava su tre presupposti:

  1. superiorità militare francese rispetto agli alleati europei;
  2. disinteresse della NATO verso lo spazio europeo;
  3. divisione del potere europeo con la Germania che avrebbe mantenuto la leadership economica.
Esercito europeo Francia e Germania

A quest'ultimo proposito, come ha notato Ulrich Krotz del Center for European Studies, nel corso degli anni quella tra Francia e Germania è stata una strana amicizia, che si è basata su un patto implicito: la Francia ha guidato l’UE da un punto di vista militare e politico, mentre la Germania ha trainato l’economia dell’Unione, ricavando vantaggi commerciali dal mercato unico.
La guerra d’Ucraina, tuttavia, ha completamente ridisegnato gli equilibri europei, complicando i piani francesi. Le principali conseguenze dell’invasione russa dell’Ucraina sono ad oggi due: la formazione (e l’ampliamento) della cosiddetta "NATO baltica" e il riarmo tedesco.

La NATO baltica

Nel 2019 Macron lamentava il disinteresse della NATO verso lo spazio europeo, ma oggi non si può certamente dire la stessa cosa: la NATO si allarga (Svezia e Finlandia stanno per unirsi all’Alleanza Atlantica) e rafforza la sua presenza in Polonia e nei Paesi baltici, per dissuadere Putin da altre mosse spregiudicate. Uno dei presupposti francesi per la creazione dell’esercito europeo – il disinteresse della NATO verso l’Europa – pare essere venuto meno. Il punto è che la NATO baltica ha come centro strategico l’Europa orientale, e non lo spazio mediterraneo, tradizionalmente di interesse italo-francese.

NATO, Unione Europea, Ucraina

La NATO, cioè, dimostra di non essere in morte cerebrale, ma di avere a cuore soprattutto le sorti dell’Europa dell’est. Già qui intravediamo un possibile problema alla creazione di un esercito comunitario che includa tutti i Paesi dell’Unione: gli Stati dell’Est sono già completamente tutelati dalla NATO e difficilmente accetterebbero di vedere le proprie truppe – ad oggi ammassate al confine con la Russia – impiegate in aree che per loro non sono strategiche. Insomma, con la Russia che pare pronta a tutto, è veramente molto difficile immaginare dei soldati polacchi che vadano a far valere gli interessi europei, ad esempio, in Libia.

Il riarmo tedesco

La seconda conseguenza fondamentale dell’invasione Russa è stata il riarmo tedesco. Pura rivoluzione geopolitica. Dopo la riunificazione e il collasso dell’URSS, la Germania si è proposta sulla scena internazionale come “potenza civile”, dedita soprattutto al commercio e non alla politica di potenza. Tuttavia, il Cancelliere Scholz ha da poco dichiarato un piano di riarmo gigantesco (102 miliardi, per cominciare, più il 2% annuo del PIL nei prossimi anni) che porterebbe la Germania a diventare la terza nazione al mondo per spese militari, dopo Stati Uniti e Cina.

Questa svolta epocale insidierebbe il primato della Francia, permettendo a Berlino di affiancare al potere economico anche quello militare e facendo cadere gli ultimi due presupposti della dottrina francese dell’esercito comune (superiorità militare della Francia verso gli alleati europei e divisione del potere con la Germania).

Esercito europeo riarmo tedesco

Insomma, la situazione geopolitica è complessa: da un lato, l’Europa dell’est – perfettamente integrata negli schemi NATO – non ha alcuna intenzione di diluire la sua capacità militare in un esercito comunitario, avendo la Russia alle porte; dall’altro lato, il riarmo tedesco complica particolarmente il dialogo tra Berlino e Parigi per la costituzione dell’esercito comunitario, dato che entrambi ne vorrebbero assumere la leadership. D'altro canto, la guerra in Ucraina ha mostrato concretamente come un più stretto coordinamento militare tra i paesi europei sia necessario. Anche perché, se la tendenza è quella al riarmo, esso dovrà avvenire in maniera coordinata. In che modo, allora, i governi euro-occidentali stanno cercando di risolvere questo problema?

Un coordinamento strategico per l’Europa occidentale

La cosa più probabile è che i paesi della NATO baltica preferiranno rimanere fuori dall’esercito europeo, almeno in questa fase. Troppo concentrati sul contenimento della Russia, Paesi baltici e Polonia non hanno alcun interesse a rivedere il loro orientamento strategico. Il vero dilemma è comprendere come integrare la Germania riarmata in un contesto di sicurezza europeo. I governi europei non hanno dubbi: è necessario farlo fin da subito ed evitare che il riarmo tedesco avvenga in maniera unilaterale. Esso dovrà necessariamente essere calato in un piano condiviso di ristrutturazione militare dell’Unione Europea.

Esercito europeo futuro

In questo senso, è molto probabile che l’esercito europeo non si configurerà come un esercito unico da Lisbona a Varsavia, anche perché, per costituirlo, sarebbe necessaria l’unanimità, che pare molto difficile da ottenere proprio per la resistenza dei paesi dell’Est. Più probabilmente, assisteremo nei prossimi mesi alla costituzione di quello che Stefano Silvestri, ex Presidente dell’Istituto Affari Internazionali (IAI), definisce "euronucleo carolingio", ovvero una cooperazione rafforzata tra Italia, Francia, Spagna e Germania. Una tale organizzazione permetterebbe ai quattro Paesi più grandi d’Europa di coordinarsi da un punto di vista strategico, controllando il riarmo tedesco e offrendosi come interlocutori credibili all’interno della NATO, sempre più concentrata verso Oriente.

La strada per l’Esercito comune, insomma, pare essere ancora lunga, ma questo non significa che nel frattempo non possano svilupparsi forme “minori” di coordinamento strategico altrettanto funzionali agli interessi dei Paesi europei.

Articolo a cura di
Giuseppe De Ruvo