0 risultati
video suggerito
video suggerito
11 Settembre 2026
18:00

Super El Niño della storia a confronto, dagli eventi del 1876 al ruolo del riscaldamento antropico

Secondo i dati WMO, l'inverno 2026-2027 potrebbe subire gli effetti di un Super El Niño anche in Italia, il più intenso degli ultimi anni. Dai disastri del 1876 e 1997 fino al nuovo El Niño diretto al 2027: perché il riscaldamento antropico aumenta le probabilità di fenomeni ancora più intensi.

Ti piace questo contenuto?
Super El Niño della storia a confronto, dagli eventi del 1876 al ruolo del riscaldamento antropico
confronto el Niño
Un confronto tra El Niño del 2015, a sinistra, e quello del 1987, a destra. Credit: NASA29

Quando parliamo di El Niño non ci riferiamo a una semplice parentesi di bel tempo o a qualche giornata calda fuori stagione. In climatologia, l'ENSO (El Niño-Southern Oscillation) è il più potente motore di variabilità climatica interannuale del pianeta. Di norma, il fenomeno si ripresenta ogni 2-7 anni con un'intensità moderata. Ci sono stati tuttavia momenti nella storia in cui questo gigante oceanico si è trasformato in un "Super El Niño", capace di alterare la circolazione atmosferica globale, distruggere ecosistemi e provocare severe crisi umanitarie.

Le ultime proiezioni e previsioni per i prossimi mesi descrivono l'arrivo di un El Niño potenzialmente gigantesco per l'inverno 2026-2027 nel mondo e con effetti possibili anche in Italia, destinato a perdurare fino all'inizio del prossimo anno. Come si colloca questo nuovo evento rispetto a quelli del passato? Per comprenderlo, occorre analizzare la storia dei grandi eventi e capire perché l'impronta umana sta cambiando le regole del gioco.

1876-1878: la catastrofe climatica che affamò il mondo

Prima dell'avvento dei satelliti e dei modelli matematici, la Terra fu colpita da un evento di proporzioni storiche. Tra il 1876 e il 1878, un'anomalia termica senza precedenti nel Pacifico si combinò con altri indici oceanici, innescando una sequenza di eventi meteorologici estremi in simultanea.

  • La dinamica: il blocco dei venti alisei arrestò la risalita delle acque fredde e ricche di nutrienti lungo le coste del Perù (upwelling), azzerando la pesca e la fauna marina locale.
  • L'impatto globale: la circolazione atmosferica mondiale fu fortemente stravolta. L'India, la Cina, il Brasile e l'Etiopia vennero colpite dalla totale assenza dei monsoni e da siccità pluriennali.
  • Le conseguenze: questo singolo evento provocò una delle più gravi carestie della storia umana, con una stima di oltre 30 milioni di vittime nei Paesi della fascia tropicale e subtropicale.
Immagine
Carestia in India durante El Nino del 1876–78. Fonte: ilmeteo.net

1982-1983 e 1997-1998: i mostri dell'era moderna

Con lo sviluppo della rete satellitare e delle boe oceaniche, la comunità scientifica ha potuto misurare direttamente la forza devastante dei Super El Niño moderni.

  • 1982-1983: le temperature superficiali del Pacifico equatoriale salirono di oltre 2°C sopra la media. Il Sud America fu travolto da precipitazioni record e alluvioni, mentre l'Australia e l'Indonesia caddero in una secca storica culminata nei drammatici incendi australiani.
  • 1997-1998 (Il "Niño del Secolo"): registrò picchi di anomalia termica superiori a +2,5 °C. Provocò tifoni molto violenti nel Pacifico, pesanti inondazioni nelle Americhe e la prima vera crisi globale di sbiancamento dei coralli (coral bleaching), con danni stimati dall'IPCC per oltre 35 miliardi di dollari.

2015-2016: la prima vera collisione con il riscaldamento antropico

Il "Super El Niño" del 2015-2016 ha segnato un punto di svolta fondamentale per la climatologia: è stato il primo grande evento a svilupparsi su un pianeta già significativamente più caldo rispetto all'era preindustriale a causa delle emissioni di gas serra.

  • Durata ed estensione: durato ben 19 mesi, portò le temperature medie globali del 2016 a un record storico rimasto imbattuto per anni. Le acque superficiali del Pacifico equatoriale sono salite di oltre 2,5°C rispetto alla media a lungo termine, con picchi locali che in alcune zone hanno superato i 3,0°C
  • Danni ecologici: la combinazione tra il calore rilasciato da El Niño e l'aumento termico di fondo causò la distruzione e lo sbiancamento del 29% dei coralli nella sezione settentrionale della Grande Barriera Corallina australiana.
Immagine
El Nino el 2016. Fonte FloodList

Gli effetti storici di Super El Niño in Italia: cosa è successo nei casi passati

Sebbene El Niño sia un fenomeno originato nel Pacifico equatoriale, la sua capacità di alterare la circolazione atmosferica globale può influenzare indirettamente anche il bacino del Mediterraneo.

Analizzando i dati storici dei più potenti eventi di Super El Niño del passato, emerge un quadro di impatti concreti e talvolta opposti sul territorio italiano: nel biennio 1982-1983, il fenomeno scatenò un'estate rovente al Centro-Sud con picchi record che superarono i +44°C/+46°C in Sicilia e Sardegna e grave siccità in Toscana, mentre il Nord venne spaccato da violenti temporali improvvisi (MeteoToscana / dati storici regionali).

Il "Niño del secolo" del 1997-1998 portò invece un inverno eccezionalmente mite e quasi privo di neve sulle nostre montagne, apripista per un'estate di caldo soffocante e prolungato. Più di recente, nel 2015-2016, l'effetto si è palesato con uno degli inverni più caldi e secchi della storia italiana, seguito però da un'estate più fresca e instabile al Centro-Nord, a conferma di come questo fenomeno nel Mediterraneo non significhi solo estate bollente, ma soprattutto grande imprevedibilità e picchi meteo estremi.

Il confronto con oggi: perché l'evento verso il 2027 rischia di essere più intenso? Quali saranno gli effetti in Italia?

Mettendo a confronto i dati storici con le tendenze attuali fornite dalle agenzie internazionali come NOAA e WMO, emergono differenze sostanziali nel modo in cui il fenomeno si sta strutturando nei prossimi mesi:

  1. Il fattore d'innesco antropico: rispetto agli eventi del 1876 o del 1997, il nuovo El Niño si innesta su temperature oceaniche globali già ai massimi storici. Non si tratta più solo di un'oscillazione naturale del Pacifico: il fenomeno agisce da amplificatore su un sistema atmosferico sovraccarico di energia termica dovuta ai gas serra.
  2. Maggiore probabilità di eventi meteo estremi: scientificamente occorre ricordare che El Niño funziona in termini probabilistici e non deterministici. Non garantisce un singolo evento meteo specifico con certezza al 100%, ma aumenta drasticamente la probabilità statistica di anomalie severe. Con una base oceanica più calda, l'energia potenziale accumulata è maggiore, rendendo potenzialmente più violenti i contrasti termici quando si innescano perturbazioni o cicloni.
  3. Persistenza temporale prolungata: la capacità degli oceani di trattenere calore per periodi più lunghi sta estendendo la durata stimata di questo evento fino a febbraio 2027. Un periodo di alterazione così lungo rischia di sovrapporsi a più cicli stagionali, aumentando le probabilità di periodi di secca prolungata su mercati agricoli chiave e di nuove ondate di calore sui continenti.

È bene ricordare che, per la nostra Penisola, si parla sempre di tendenze probabili e non di certezze matematiche: El Niño non colpirà direttamente il Mediterraneo, ma ne altererà la circolazione atmosferica generale.

Nello specifico, la probabilità maggiore è quella di un inverno 2026-2027 più mite della norma, con neve confinata quasi solo alle alte quote alpine e una maggiore quantità di vapore acqueo che potrebbe alimentare piogge intense ed eventi estremi al Centro-Nord. Al Sud e sulle Isole aumenta invece il rischio di ondate di calore fuori stagione e fasi di siccità, dettate dalla maggiore invadenza dell'anticiclone africano. Infine, le elevate temperature dei mari italiani potrebbero accumulare energia potenziale, alzando la probabilità di ondate di calore marine e aumentando il rischio di fenomeni violenti durante i cambi di stagione, con forti ripercussioni sull'agricoltura e sulle riserve idriche.

Comprendere la storia dei Super El Niño ci dimostra che il pianeta ha già affrontato fasi di profondo sconvolgimento climatico. La differenza sostanziale oggi risiede nella velocità con cui l'attività umana sta alterando il punto di partenza di questi giganti atmosferici.

Sfondo autopromo
Cosa stai cercando?
api url views