Estrazione gas in Italia

Il prezzo del gas continua ad aumentare a causa dell'attuale crisi energetica e gli italiani cominciano a chiedersi: "ma dal momento che il 90% lo compriamo dall’estero a prezzi molto alti, perché non lo estraiamo dal nostro sottosuolo se ce l'abbiamo?"
In questo video rispondiamo a questa e ad altre domande come: dove si trovano i giacimenti? Quanto gas contiene il sottosuolo italiano? L'eventuale incremento di produzione di gas in Italia, in che misura influenzerebbe la riduzione dei prezzi?

Qui di seguito una sintesi del video.

Perché non estraiamo più gas in Italia?

Una delle aree più ricche di giacimenti di gas naturale nel nostro Paese è l'Adriatico. L’articolo 8 della legge 6 agosto 2008, n. 133, però, prevede il "divieto di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi nelle acque del golfo di Venezia".
Il motivo è legato al fenomeno della subsidenza.

estrazione di gas in Adriatico

Per subsidenza s’intende un fenomeno principalmente naturale che causa l’abbassamento del suolo. La pianura Padana, essendo una piana alluvionale, è composta prevalentemente da terreni argillosi, e in quanti tali sono naturalmente soggetti a compattazione. La compattazione è uno dei fattori che determinano la subsidenza, cioè un abbassamento del livello del suolo, alla scala di millimetri all'anno.
Però nell'area di Venezia, fino al 1970, il problema della subsidenza è stato amplificato dall’estrazione di acqua di falda. Si registrarono valori di subsidenza anomali, passando dalla scala millimetrica a quella centimetrica (annua). Come potete immaginare per Venezia anche qualche centimetro di sprofondamento all’anno può essere un valore molto elevato. Si decise quindi di smettere di pompare acqua.

L'estrazione di gas nell'Adriatico causa subsidenza a Venezia?

La domanda ora è: dal punto di vista strettamente scientifico, l’estrazione di gas nell’Adriatico può causare una subsidenza a Venezia?
Abbiamo posto questa domanda al Prof.Teatini, ingegnere idraulico e uno dei massimi esperti in quest'ambito:

L'estrazione di gas genera una subsidenza localizzata al di sopra del giacimento; i giacimenti al largo dell'Adriatico hanno un'area molto piccola, per cui non provocano in alcun modo degli abbassamenti del livello del suolo lungo la fascia costiera, a meno che non siano sotto la costa. Tecnicamente la produzione di gas da quei giacimenti, che sono quasi tutti lontani dalla costa, non può provocare alcun abbassamento a Venezia.

subsidenza a Venezia

Detto ciò, la legge che vieta l'esplorazione, ricerca e coltivazione di idrocarburi nelle acque del golfo di Venezia è frutto di scelte più politiche e sociali che scientifiche. Questo non è assolutamente una cosa negativa perché problematiche così delicate comportano inevitabilmente scelte e decisioni complesse, che devono tenere conto di numerosi fattori, non solo quello scientifico.

Immaginiamo che da domani la legge venisse abolita

Se si desse il via libera alla produzione di gas naturale nell’Adriatico, cosa succederebbe concretamente dal punto di vista operativo? Il prezzo del metano al distributore diminuirebbe?
Cominciamo col dire che l’iter burocratico per la rimozione del vincolo legislativo durerebbe circa 12 mesi. A quel punto partirebbe un secondo iter, che è quello di valutazione di impatto ambientale che porterebbe poi ad una eventuale autorizzazione del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE-UNMIG). Durata stimata: 16 mesi circa.
Quindi solamente dopo 28 mesi, l’azienda operatrice, in questo caso principalmente ENI, darebbe inizio ai lavori per la costruzione e l'installazione delle piattaforme e di tutto il necessario per tirar fuori il gas e trasportarlo nella rete di trasporto nazionale.
Durata stimata dei cantieri: almeno 2 anni.
Tempo stimato totale: non meno di 3 o 4 anni.

E se nel 2027 cominciassimo ad estrarre?

Mettiamo caso che nel 2027 si cominci a tirar fuori questo gas naturale ancora presente nei giacimenti italiani. Di che quantità di gas parliamo?
Le riserve totali accertate, in Italia, quindi non solo in Adriatico, si aggirano tra i 70 e i 90 miliardi di metri cubi. Questo volume non verrebbe estratto tutto d'un colpo ma bisogna immaginare un piano di 10-15 anni circa, con una produzione media annuale tra i 5 e i 7 miliardi di metri cubi.

Esplorazione idrocarburi in Italia
in foto: I pallini in verde sono i pozzi perforati; le aree colorate sono le zone interessate da attività esplorative e/o di produzione di idrocarburi (Database ViDEPI).

Questa quantità andrebbe aggiunta ai 4 o 5 miliardi annui che già estraiamo oggi. Arriveremmo a circa 10 miliardi di metri cubi di produzione interna, a fronte dei 70 miliardi di metri cubi che consumiamo mediamente ogni anno (consumo di gas globale in Italia).
Passeremmo dunque dal 5-6% al 14- 15% di produzione interna di gas. È un incremento sicuramente rilevante, ma non così rilevante da permettere una riduzione apprezzabile del prezzo del metano al distributore.
Sia chiaro: l'estrazione del gas italiano non sarebbe una mossa per far calare il prezzo del metano alla pompa in maniera drastica. Questo purtroppo possiamo dimenticarlo perché il prezzo del metano dipende principalmente da dinamiche internazionali.

Gli eventuali benefici dell'estrazione di gas italiana

Un primo beneficio è relativo all’impatto ambientale del gas: quello estratto in Italia è inferiore rispetto a quello estratto nei paesi esteri, come la Russia per esempio, a causa soprattutto del lungo trasporto.
Dal punto di vista economico dovremmo considerare 1) nuovi posti di lavoro e 2) le royalties che lo Stato intascherebbe. Se quei soldi venissero investiti immediatamente per sviluppare altre fonti rinnovabili e/o nuove tecnologie indirizzate allo sviluppo delle rinnovabili, allora tutto ciò potrebbe avere un senso.

Diciamo che i benefici, qualora ci fossero, difficilmente potremmo apprezzarli in maniera concreta nella quotidianità e in tempi brevi, perché si tratterebbe di un progetto a medio/lungo termine che idealmente potrebbe portare dei vantaggi collettivi, a patto che i soldi ricavati vengano investiti nell’industria del rinnovabile.

Articolo a cura di
Andrea Moccia