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28 Agosto 2025
8:00

Israele sta occupando Gaza: cosa significa all’atto pratico ed è possibile l’annessione?

L’occupazione israeliana della Striscia di Gaza è l’ennesimo capitolo della tragica storia del conflitto che insanguina il Medio Oriente. Al momento gli sviluppi della situazione non sono prevedibili. Ma quanto è legale questa occupazione militare?

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Israele sta occupando Gaza: cosa significa all’atto pratico ed è possibile l’annessione?
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Dal 21 agosto scorso le autorità israeliane hanno iniziato ad occupare l’intera Striscia di Gaza: ma cosa significa, in concreto, l'occupazione? All'atto pratico, l’occupazione significherebbe passare dall’accerchiamento al controllo diretto del territorio. Gli scopi dichiarati da Israele fanno riferimento alla volontà di sconfiggere Hamas, ma poiché lo Stato ebraico non ha mai fatto mistero di voler impedire la nascita di uno Stato palestinese, si profila nettamente l'idea che il piano di Netanyahu di assumere il controllo di tutta la striscia si tramuterà nell’annessione della Striscia. L’annessione e il trasferimento dei propri cittadini in territori occupati, però, sono illegali per il diritto internazionale, come recentemente ribadito dalla Corte internazionale di giustizia.

Quali sono i territori occupati dalle truppe Israeliane: la situazione 

I territori palestinesi occupati da Israele, da anni, sono la Striscia di Gaza e la Cisgiordania.

Quest'ultima è stata divisa in tre aree a seguito degli Accordi di Oslo, ma la maggior parte del territorio (il 60%) è sotto il totale controllo israeliano (insediamenti, risorse naturali e amministrazione) e le due restanti aree vedono frequenti operazioni militari dell'IDF da anni (l'ultima a gennaio 2025, "Iron Wall", con l'occupazione dei campi profughi di Jenin e Nur Shams). Solo lo scorso 20 agosto il governo di Tel Aviv ha approvato un piano di insediamento tra Gerusalemme Est e Ma'ale Adumim, che potrebbe dividere la Cisgiordania in due, attestando nuovamente il suo potere nell'area.

Ma tornando alla Striscia di Gaza, su cui tutti gli occhi sono puntati da due anni: questa minuscola porzione di territorio è governata ufficialmente da Hamas dal 2007, sebbene – soprattutto nei territori del nord – abbia visto l'esproprio di terreni con la forza più volte da parte dei coloni israeliani, senza che Hamas potesse effettivamente rivendicare le suddette terre. Inoltre, da allora, la Striscia è sotto blocco e controllo (afflusso controllato di merci e persone sia da mare, sia da terra) israeliano, che esercita il pieno controllo sui suoi confini, incluso lo spazio aereo. Il blocco, che ha trasformato la Striscia in una sorte di prigione a cielo aperto, ha brevemente creato una grave crisi umanitaria, che è andata via via aggravandosi a seguito del 7 ottobre 2023.

Blocco di Gaza (un.org)
Blocco di Gaza (un.org)

Attualmente, l'esercito israeliano detiene il controllo di più del 85% del territorio: dopo i raid aerei e le incursioni via terra a Gaza City – dove le forze israeliane hanno preso anche il controllo delle periferie – sono stati intensificati i bombardamenti anche nei quartieri di Zeitoun, Shuja'iyya e Sabra, ragion per cui gli ultimi civili rimasti hanno iniziato un esodo a direzione incerta.  Altre divisioni sono già a Khan Younis  e Rafah, e il controllo si sta espandendo a macchia d'olio nel circondario delle aree occupate. Sebbene gli scontri armati non siano terminati, è ormai sempre più complesso indovinare dove si trovi Hamas, ed è difficile affermare che stia ancora governando la Striscia.

Che cosa significa, in concreto, “occupare Gaza” e cosa cambia oggi con l’ingresso delle truppe

Secondo le ultime dichiarazioni del primo ministro israeliano, l’esercito non si fermerà a queste zone, ma occuperà ben presto l'intera area. Tradotto in termini pratici, aumenterà il numero di soldati e veicoli blindati che controlleranno le città e tutte le vie di comunicazione, e per gli abitanti rimasti sarà quasi impossibile – o quanto meno ostacolato – spostarsi o ricongiungersi con altri familiari. Inoltre, Israele potrebbe addirittura stabilire delle vere e proprie zone di separazione, limitando del tutto la mobilità della popolazione palestinese.

Gli insediamenti israeliani all'interno della Striscia si espanderanno, spingendo i civili a vivere in aree sempre più ristrette. Una volta ripristinata la rete di servizi essenziali (acqua, elettricità, assistenza sanitari), Tel Aviv assumerà il controllo totale della loro amministrazione, come già fa da anni in Cisgiordania.

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Insediamenti israeliani in Cisgiordania. Photo credits: vaticannews.va

Inoltre, come confermato dal generale dell'esercito italiano e Docente di Storia militare Paolo Capitini, il governo israeliano sta valutando la costruzione (all’interno della Striscia) di “città umanitarie”, insediamenti presidiati dall’esercito destinati ai palestinesi:

L’accesso a questo tipo di strutture dovrebbe essere "volontario", ma l’uscita da esse sarebbe proibita. Il che farebbe delle città umanitarie dei veri campi di concentramento.

Ma non è detto che i Palestinesi riescano a rimanere nella Striscia. Ogni azione compiuta dall'IDF, infatti, sembra condurre all'idea che non ci sarà un reale spazio per loro. Se anche restassero, ci vorrebbe molto tempo per ripristinare tutta la rete dei servizi, e le violenze sarebbero all'ordine del giorno. Come ha aggiunto Capitini, le autorità israeliane starebbero già cercando di capire dove indirizzare i pochi civili rimasti:

La distruzione del patrimonio abitativo, insieme ai bombardamenti, alle restrizioni all’erogazione dell’acqua, del cibo e delle cure mediche sono indirizzate a convincere spontaneamente i palestinesi superstiti ad andarsene verso altre destinazioni che non siano più la Striscia di Gaza. Sono infatti attivi contatti tra le autorità israeliane e quelle del Sud Sudan, della Somalia, della Libia, della Siria o persino dell’Indonesia perché accolgano i palestinesi che – posti nell’impossibilità di continuare a vivere a Gaza – decidano di abbandonarla per altre destinazioni.

Perché Israele vuole occupare la Striscia, se è un territorio ormai quasi del tutto distrutto?

Le autorità israeliane hanno dichiarato che l’occupazione "serve per sconfiggere Hamas", ma ormai è chiaro agli analisti geopolitici di tutto il mondo che il governo di Tel Aviv vuole appropriarsi dell'area per espellere i palestinesi, da sempre visti come una minaccia all'integrità dello Stato Ebraico.

Recenti dichiarazioni di Donald Trump – secondo il quale che il territorio deve essere ceduto agli Stati Uniti, che lo trasformerebbero in una sorta di grande resort balneare – e del ministro israeliano di estrema destra Bezalel Smotrich sembrano avvalorare tale ipotesi, ma il progetto, almeno per ora, sembra infattibile. Secondo altri analisti, Israele desiderava impossessarsi dei terreni ricchi di alberi di ulivo, ma da giorni circolano in rete video delle ruspe che sradicano completamente questi alberi secolari, come a voler cancellare ulteriormente ciò che ha legato i palestinesi con la loro terra per secoli.

Ma c'è anche un'altra teoria, come ricorda il generale Capitini:

La possibilità di controllare direttamente una striscia di terreno che l’umanità ha abitato già dal tempo degli antichi egizi presenta degli oggettivi vantaggi economici. Ne cito solo due: il primo è che Gaza si trova di fronte ad uno dei più grandi giacimenti di gas naturale del Mediterraneo e il secondo che proprio da quelle parti dovrebbe attestarsi uno degli ingressi che collegherebbe il Mar Rosso al Mediterraneo via terra divenendo, di fatto, un duplicato ma anche un concorrente dell’attuale Canale di Suez.

Quel che è certo è che la classe dirigente israeliana non ha alcuna intenzione di consentire la nascita di uno Stato Palestinese, né a Gaza né in Cisgiordania, come dichiarato più volte dai suoi ministri, perché considerano questi territori come appartenenti alla "patria storica del popolo ebraico".

A questo proposito, Smotrich ha espresso pochi giorni fa la sua intenzione di annettere la Striscia di Gaza a Israele, spalleggiato da altri politici. Ma, attenzione: occupare non significa annettere.

Occupare non significa annettere: cosa dice la legge internazionale

Al momento, come detto, l'esercito ha occupato militarmente in pochi giorni gran parte della Striscia, ma senza aver rivendicato la sovranità della stessa. L'occupazione, per essere tale, dev'essere temporanea, e Israele ha già dato prova di occupazione continua e permanente in Cisgiordania, occupata da dopo la guerra del 1967 (la comunità internazionale non ha mai riconosciuto l'annessione di questi territori). Inoltre, l'occupazione dovrebbe rispettare le leggi internazionali (in particolare quelle relative alla protezione dei diritti umani e alla gestione dei territori occupati, come stabilito dalla Convenzione di Ginevra), ma è difficile che ciò avvenga, osservando le documentazioni dei media provenienti dalla Striscia.

L'annessione, invece, è l'incorporazione formale di un territorio (in questo caso la Striscia) allo Stato che lo ha occupato: ciò significa che lo integra nella sua struttura giuridica e politica, assumendosi la piena sovranità su di esso. In base al diritto internazionale (come stabilito dalla Carta delle Nazioni Unite), l'annessione di un territorio con la forza è sempre illegale, e suscita sdegno a livello internazionale. Tra i casi recenti, basti pensare alle dure reazioni suscitate dall’occupazione del Kuwait da parte dell’Iraq nel 1990, dalla quale scaturì la Prima guerra del Golfo, o all’occupazione russa della Crimea del 2014, per la quale alla Russia sono state imposte pesanti sanzioni.

Al momento non si sa (nonostante le precedenti affermazioni pubbliche del governo di Tel Aviv) se Israele annetterà formalmente tutti i territori palestinesi. C'è da considerare, però, che nei primi anni Ottanta lo Stato ebraico ha annesso senza particolari ostacoli la parte orientale di Gerusalemme, occupata nel 1967 e rivendicata dai palestinesi come loro capitale. Inoltre, dopo la Guerra dei sei giorni l’Onu emanò la risoluzione 242, che imponeva allo Stato ebraico di lasciare i territori occupati. Israele, però, non l’hai mai fatto, se non per una parte dei territori in questione (il Sinai, restituito all’Egitto), e non sono stati presi provvedimenti a riguardo.

I territori occupati da Israele nel 1967
I territori occupati da Israele nel 1967

Negli anni ’90, invece, Israele decise di cedere il controllo amministrativo – non la sovranità – di alcuni settori dei Territori all’Autorità nazionale palestinese, ma le cose non si sono fatte più rosee. Negli anni, infatti, si sono moltiplicati atti violenti nei confronti degli abitanti da parte dei coloni e dell'esercito, attacchi che con il quadro presente rischiano di diventare sempre più violenti.

CIsgiordania. In bianco i territori amministrati dall'Autorità palestinese (terrasanta.net)

Cisgiordania. In bianco i territori amministrati dall'Autorità palestinese (terrasanta.net)

Quale che sia l'esito di questa occupazione, all'atto pratico è facile prevedere che con il tempo la situazione della Striscia sarebbe molto simile a quella della Cisgiordania — almeno dal punto di vista amministrativo — e, de facto, non verrebbero presi provvedimenti a livello internazionale.

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