
Presentati oggi, 15 ottobre, i risultati dell’indagine conoscitiva organizzata per valutare i possibili impatti dell'ora legale permanente: la X Commissione (Attività produttive, commercio e turismo) della Camera dei Deputati ha raccomandato il superamento del cambio d'ora due volte l'anno, in ragione delle criticità, di natura sanitaria e organizzativa, che la fase di transizione determina nei giorni immediatamente successivi al cambiamento.
La Commissione, però, non si è espressa sulla possibilità di rendere l’ora legale permanente o, al contrario, l’ora solare permanente. La scelta, quindi, resta aperta: secondo la Commissione, il tema richiede “una distinta valutazione dei rispettivi effetti energetici, sanitari, sociali e produttivi, nonché della loro distribuzione territoriale”. In questo senso, tra le raccomandazioni viene indicata la necessità di promuovere nelle sedi europee la ripresa del negoziato per abolire il cambio stagionale.
La conferenza stampa avviene a circa dieci giorni dal prossimo cambio d’ora: la notte tra il 24 e il 25 ottobre, infatti, scatterà regolarmente l’ora solare, con le lancette che andranno spostate di un’ora indietro, con le 03:00 che diventeranno le 02:00.
Il contenuto dell’indagine conoscitiva
Il 1° ottobre 2026 la X Commissione della Camera (Attività produttive, commercio e turismo) ha approvato all'unanimità il documento conclusivo dell'indagine conoscitiva sull'impatto dell'ora legale permanente in Italia, articolato in sette capitoli, che analizza gli effetti del cambio dell'ora sotto il profilo energetico, economico, sanitario e sociale.
Sul fronte dei consumi energetici, i dati di Terna indicano che l'attuale regime (con sette mesi di ora legale) produce un risparmio di circa 302 GWh all'anno. L'estensione dell'ora legale anche ai mesi invernali aggiungerebbe altri 160 GWh, per un totale di circa 462 GWh, pari a circa lo 0,15% del fabbisogno elettrico nazionale. In termini economici, si parla di circa 120 milioni di euro per il 2026, di cui 80 milioni riferiti al periodo aprile-ottobre già in vigore. Il documento sottolinea però che questo beneficio si è progressivamente ridotto negli ultimi vent'anni, soprattutto per via della diffusione delle lampadine LED e dei sistemi di illuminazione a basso consumo.
Per quanto riguarda i settori produttivi, commercio e turismo vedrebbero con favore l'ora legale permanente: più luce nelle ore serali significherebbe più persone in giro, più sicurezza percepita, più consumi e una migliore destagionalizzazione dei flussi turistici. Tuttavia, il settore del turismo montano invernale segnala criticità importanti: con l'ora legale permanente, in alcune zone del Nord Italia l'alba arriverebbe dopo le 9:00, riducendo la finestra operativa degli impianti sciistici. Analoghe preoccupazioni arrivano dal settore agricolo e dall'edilizia, dove il ritardo dell'alba metterebbe i lavoratori in condizioni di scarsa visibilità nelle prime ore della giornata.
Il capitolo più dibattuto è quello sanitario. Gli esperti del settore medico-scientifico concordano su un punto: il doppio cambio stagionale dell'ora andrebbe superato, perché le transizioni primaverile e autunnale producono effetti negativi misurabili (aumento degli infarti, degli incidenti stradali e degli infortuni sul lavoro nei giorni successivi al cambio). Ma su quale regime adottare in sostituzione, le posizioni divergono nettamente. La comunità della medicina del sonno (AIMS, AASM, British Sleep Society) indica nell'ora solare permanente l'opzione più prudente per la salute, perché più coerente con i ritmi circadiani naturali.
Altri esperti, tra cui il professore Giovanni Esposito (Università degli Studi di Napoli Federico II) e l'EMA (European Medical Association), ritengono invece che l'ora legale permanente possa essere una scelta valida, purché accompagnata da un attento monitoraggio degli effetti sulla vigilanza, sull'adattamento circadiano e sulla sicurezza nei settori a maggiore intensità operativa, quali sanità, trasporti, logistica e servizi pubblici.
Le conclusioni della X Commissione della Camera dei Deputati
A questo punto, nelle sue conclusioni la X Commissione della Camera dei Deputati ha proposto:
- L'avvio di una fase di sperimentazione dell'ora legale, temporalmente definita e supportata da un sistema di monitoraggio multidisciplinare su consumi energetici, sicurezza stradale, reati predatori, salute, produttività e impatti settoriali e territoriali. L'eventuale sperimentazione dovrebbe coprire almeno un ciclo stagionale completo, mentre durata, indicatori, criteri di valutazione e cadenza della pubblicazione dei risultati dovrebbero essere definiti prima dell'avvio, assicurando la pubblicità dei dati;
A seguire:
- L'adozione di un regime di ora legale permanente che consentirebbe di consolidare, sia pure in misura contenuta, il beneficio energetico ed economico, di favorire i settori del commercio e del turismo attraverso l'estensione della luce pomeridiana e serale e di produrre effetti positivi in termini di sicurezza urbana. La valutazione di tale opzione va però accompagnata dall'individuazione di misure proporzionate alle criticità territoriali e stagionali, con particolare riguardo alla flessibilità degli orari scolastici, dei servizi pubblici e del lavoro.
- L'adozione di un regime di ora solare permanente, indicato soprattutto da una parte della comunità medico-scientifica quale opzione più coerente con l'allineamento dei ritmi circadiani e con i cicli di luce naturale, ma che, secondo le valutazioni di altri soggetti auditi, comporterebbe riduzione o perdita di una parte del beneficio energetico ed economico connesso alla maggiore disponibilità di luce serale, nonché una minore valorizzazione della luce pomeridiana ai fini turistico-commerciali;
- Promuovere nelle sedi europee la ripresa del negoziato per abolire il doppio cambio stagionale. In questo senso, viene proposto l'avvio di un'iniziativa di coordinamento a livello europeo guidato dall’Italia, anche alla luce dell'assenza di una posizione condivisa a livello unionale, al fine di evitare la frammentazione dei regimi orari tra Stati membri e le connesse ricadute su trasporti, logistica e mercato interno.