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Dopo settimane di minacce, mercoledì 27 aprile 2022 la società russa Gazprom ha chiuso i rubinetti di gas naturale diretti verso Polonia e Bulgaria.
La scelta di interrompere la fornitura di gas è stata presa perché le rispettive compagnie nazionali, la PGNiG e la Bulgargaz, si sono rifiutate di pagare le importazioni in rubli, contrariamente a quanto richiesto da Mosca.
A dare per prima la notizia è stata propria la compagnia petrolifera polacca PGNiG che, in una nota, considera la sospensione delle forniture di gas naturale dal gasdotto Yamal come una violazione del contratto.
Lo stop alle forniture di gas ha anche una valenza simbolica dal momento che il presidente della Duma Vyacheslav Volodin ha minacciato di chiudere le forniture anche ad altri "Paesi ostili" che si rifiutano di pagare in rubli.
Come importeranno ora il gas naturale Polonia e Bulgaria? E cosa potrebbe succedere per il resto dell'Europa a seguito di questo stop?

Cosa faranno ora Polonia e Bulgaria?

Ora che sono senza gas naturale russo, cosa succederà a Polonia e Bulgaria?
Per risolvere la situazione, la Polonia ha in programma di espandere il terminal per la rigassificazione del GNL di Swinoujscie e di realizzare il Baltic Pipe, il nuovo gasdotto che collegherà Polonia, Danimarca e Norvegia, rifornendo il Paese con 10 miliardi di metri cubi di gas all'anno –  pressappoco la stessa quantità che attualmente importa dalla Russia. Un'altra fonte di gas per la Polonia è rappresentata dalla Lituania: il gasdotto che collegherà i due Paesi aprirà il 1°maggio e garantirà circa 2,5 miliardi di metri cubi all'anno. A questo si aggiunge anche un gasdotto con la Slovacchia che, se tutto andrà come da programma, dovrebbe aprire verso la fine del 2022.

Varsavia ha anche in programma di sfruttare il flusso inverso del gasdotto Yamal per riuscire ad importare gas naturale dalla Germania e dalla Repubblica Ceca per un totale di 1,5 miliardi di metri cubi di gas all'anno. A tal proposito, Gazprom ha fatto presente che se Bulgaria e Polonia cercheranno di rifornirsi in modo non autorizzato dai gasdotti che transitano sul loro territorio, la società provvederà a ridurre le forniture di gas di un ammontare analogo.
La Bulgaria invece si trova in una situazione ancora più complicata, perché il suo fabbisogno di gas naturale era coperto per la maggior parte da gas naturale russo, per un totale pari a circa 3 miliardi di metri cubi all'anno. Così come la Polonia, anche la Bulgaria è pronta ad aumentare le importazioni di GNL (ad esempio da Turchia e Grecia) oltre al gas dall'Azerbaijan.

Quali sono le conseguenze per gli altri Paesi europei?

Dopo la chiusura dei rubinetti cresce la tensione e si teme uno stop improvviso verso altri Paesi europei come Italia e Germania, al momento due tra i principali importatori di gas naturale russo. Attualmente non è possibile sapere quali siano le intenzioni di Mosca ma, quello che è certo, è che per ora tutti i pagamenti di gas sono effettuati in euro, come previsto originariamente da contratto. A tal proposito si è espressa anche la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, condannando il gesto russo e affermando che:

Le nostre linee guida sono molto chiare: pagare in rubli se non è previsto nel contratto è una violazione delle nostre sanzioni. […] La richiesta da parte russa di pagare in rubli è una decisione unilaterale e non è in linea con i contratti.

La presidente della Commissione ha anche annunciato che a breve verrà convocata una riunione straordinaria dei ministri europei dell'Energia.

Articolo a cura di
Stefano Gandelli