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13 Marzo 2026
6:00

Perché l’Italia è alleata degli Stati Uniti e fa parte della NATO: le ragioni storiche e strategiche

Per noi è scontato che l’Italia faccia parte del «blocco» di Paesi alleati agli Stati Uniti. L’alleanza risale al secondo dopoguerra e da allora non è mai stata messa in discussione, sebbene il rapporto tra i due Paesi sia asimmetrico.

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Perché l’Italia è alleata degli Stati Uniti e fa parte della NATO: le ragioni storiche e strategiche
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I motivi dell’alleanza tra Stati Uniti e Italia risalgono al secondo dopoguerra.

L’Italia è alleata degli Stati Uniti e fa parte della NATO perché, durante la Seconda guerra mondiale, come quasi tutta l’Europa occidentale, fu liberata dalle truppe angloamericane. Durante la guerra si affermò il principio secondo il quale i territori liberati dall’occupazione nazista e dai regimi suoi alleati sarebbero entrati nella sfera di influenza della potenza che aveva reso possibile la liberazione: l’Unione Sovietica negli Stati dell’Europa orientale, gli Stati Uniti in quelli occidentali. Per tale ragione l’Italia nel 1949 fu tra i fondatori della NATO. La guerra fredda cristallizzò l’alleanza.

L'Italia, insomma, è alleata degli Stati Uniti per ragioni storiche, strategiche e geopolitiche: la collocazione del Paese nel blocco atlantico dura ancora oggi e, anche nello scenario di crisi aperto con l'attacco di USA e Israele contro l'Iran, l’Italia appare ancora una volta strettamente ancorata alle decisioni di Washington.


I motivi storici e i rapporti tra Italia e Stati Uniti, dalle origini al fascismo

Italia e Stati Uniti intrapresero relazioni diplomatiche sin dal 1861. Tra Otto e Novecento, milioni di italiani emigrarono nel Paese nordamericano, contribuendo a trasformarlo in una grande potenza.

Emigranti a New York
Un’illustrazione grafica di alcuni emigranti a New York. Credit: Wikimedia Commons

I due Paesi, inoltre, combatterono dalla stessa parte durante la Prima guerra mondiale. Nel corso della dittatura fascista, i rapporti si guastarono, a causa dell’approccio aggressivo di Mussolini, che, soprattutto negli anni ’30, non faceva mistero di coltivare ambizioni «imperiali». Nel 1940 il presidente Roosevelt cercò di convincere il duce a tenere l’Italia fuori dalla Seconda guerra mondiale, scatenata l’anno precedente dalla Germania nazista, ma non vi riuscì. Il 10 giugno 1940 Mussolini fece entrare l’Itala in guerra con il Regno Unito e la Francia; nel dicembre del 1941, dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbour, dichiarò guerra anche agli Stati Uniti.

La Seconda guerra mondiale e la Liberazione

La guerra, come sappiamo, si rivelò disastrosa per l’Italia, che nel 1943, dopo la caduta di Mussolini, firmò l’armistizio e si arrese agli Alleati. Con il passare dei mesi apparve sempre più chiaro che anche la Germania nazista era destinata a soccombere e che la vittoria sarebbe arrisa agli Alleati.

I leader angloamericani e sovietici si incontrarono in diverse occasioni – a Teheran nel 1943, a Mosca nel 1944 (senza il presidente degli Stati Uniti), a Yalta e a Potsdam nel 1945 – e definirono il futuro assetto dell’Europa. Nella sostanza, passò la linea che dopo la guerra i due blocchi, quello angloamericano e quello sovietico, avrebbero esercitato egemonia sui territori da loro liberati dai nazisti durante le ostilità: non era un principio stabilito per iscritto in un documento ufficiale, ma accettato, di fatto, dalle parti.

Come sappiamo, l’Armata Rossa avanzò verso la Germania da Est e gli angloamericani da Sud, attraverso l’Italia, e da Ovest, dopo lo sbarco in Normandia. In Italia, la guerra continuò anche dopo l’armistizio perché i nazisti occuparono le regioni del Centro-Nord e vi istituirono uno stato fantoccio, la Repubblica sociale, capeggiato da Mussolini. Il Paese  fu liberato dagli angloamericani, sbarcati in Sicilia il 10 luglio 1943 e a Salerno tra 8 e 9 settembre: con l’appoggio della Resistenza dei partigiani, le truppe alleate risalirono progressivamente la Penisola, liberandola dall’occupazione e dalla dittatura.

Truppe americane a Salerno (Us Army Signal Corps)
Delle truppe americane sbarcate a Salerno durante la Seconda Guerra Mondiale. Credit: US Army Signal Corps

La guerra fredda e la collocazione atlantica dell’Italia

L’alleanza con gli Stati Uniti fu definita dopo la fine della Seconda guerra mondiale quando, come sappiamo, iniziò la guerra fredda. Gli americani mantennero una presenza militare in territorio italiano. Nel 1947 inserirono il Paese nel Piano Marshall, cioè l’erogazione di finanziamenti per la ricostruzione, che fu determinante per la ripresa del Paese. In Italia la classe dirigente e l’opinione pubblica erano divise tra sostenitori degli Stati Uniti, in primis il partito della Democrazia Cristiana, e sostenitori dell’Unione Sovietica, in particolare il Partito comunista. Tutti, però, sapevano che il Paese era stato liberato dagli americani e rientrava nella loro sfera d’influenza. Anche l’Unione Sovietica accettò la collocazione «atlantica» dell’Italia e non cercò mai di mettere in discussione l’egemonia statunitense. Nel 1948 le elezioni politiche, condizionate dagli Stati Uniti, confermarono l’appartenenza alla sfera atlantica, sancendo il successo della Democrazia cristiana. Nel 1949 il Paese entrò a far parte della NATO.

Manifesto del Piano Marshall
Il manifesto del Piano Marshall. Credit: Wikimedia Commons

Da allora, l’alleanza con gli Stati Uniti non è mai stata messa in discussione ed è restata in piedi anche dopo il crollo dell’URSS e la fine della guerra fredda.

I motivi strategici: il ruolo delle basi USA in Italia e i rapporti odierni

L’alleanza, però, è asimmetrica, perché i due Paesi non sono collocati sullo stesso piano dato che gli Stati Uniti esercitano sull’Italia un'egemonia di natura economica, politica e culturale. Gli USA, peraltro, gestiscono nel nostro Paese diverse basi militari, fondamentali per sopperire alla loro distanza geografica da aree strategiche, come il Medio Oriente.

L'atteggiamento della classe dirigente italiana nei confronti dell'alleato è cambiato a seconda dei casi: nessun governo ha messo in discussione l’alleanza, ma alcuni governi sono stati capaci di tenere testa agli Stati Uniti senza subire passivamente le loro pretese (come nel caso del governo Craxi durante la crisi di Sigonella, nel 1985) mentre altri hanno accettato senza discutere le richieste di Washington.

L'attuale crisi tra USA e Israele da una parte e Iran dall'altra ne è la prova: mentre l'escalation bellica prosegue, l'Italia si trova stretta tra la fedeltà atlantica e il rischio di un coinvolgimento diretto nel Golfo. Nonostante l'impatto economico del caro-petrolio e i rischi per la sicurezza nel Mediterraneo, Roma sembra oggi allinearsi alla strategia di pressione massima americana, confermando ancora una volta la natura asimmetrica del rapporto e la difficoltà di esercitare una politica estera autonoma in scenari di guerra aperta.

Fonti
Leopolodo Nuti, An Overview of US-Italian Relations: The Legacy of the Past,
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