
Se aprite un vecchio album fotografico, molto probabilmente ci sarà qualcuno che avrà gli occhi di colore rosso. Se invece scrollate la galleria del vostro smartphone, non ne troverete nemmeno uno. Ma come è possibile? L'effetto “occhi rossi” è strettamente legato al modo in cui i nostri occhi reagiscono alla luce e oggi quindi non solo ne capiremo le cause, ma andremo anche ad approfondire il motivo per cui, oggi, questo fenomeno è sempre più raro.
Il fenomeno della luce nell'occhio
Tutto parte dalla pupilla: quando ci troviamo in un luogo buio, si dilata. Questo processo è involontario e si chiama midriasi: l'obiettivo è quello di aprire il diaframma dell'occhio per fare entrare più luce e, quindi, permetterci di vedere anche in quelle condizioni.
Se però, in quel frangente, qualcuno scatta una foto con il flash, le cose cambiano. Il lampo infatti dura pochi millisecondi ma la pupilla non riesce a contrarsi in maniera così rapida. La luce quindi entra con la pupilla completamente aperta, attraversa l'occhio e colpisce direttamente il fondo, cioè la retina.
Subito dietro la retina c'è uno strato chiamato coroide, che è estremamente ricco di vasi sanguigni – e da qui il suo colore rosso. Quando il flash la illumina, la luce viene riflessa, fuoriesce dalla pupilla (ancora dilatata) e viene catturata dall'obiettivo della fotocamera. Ecco perché gli occhi sembrano diventare rossi!

Ma perché il fenomeno era così comune con le fotocamere compatte ma quasi assente con le fotocamere professionali? La risposta è geometrica.
Il ruolo della fotocamera: la geometria del flash
In una reflex, il flash è posizionato sopra o lateralmente rispetto all'obiettivo. La luce viene emessa da una direzione, colpisce l'occhio e rimbalza in una direzione leggermente diversa rispetto all'obiettivo. Il riflesso rosso non viene catturato, o viene catturato in modo molto attenuato. Nelle camere compatte invece il flash è a pochi millimetri dall'obiettivo. La luce parte quasi dallo stesso punto dell'obiettivo, colpisce l'occhio e rimbalza esattamente nella stessa direzione da cui è venuta. Risultato: il rosso è perfettamente a fuoco e perfettamente catturato.
E in realtà la stessa cosa accade anche ai nostri smartphone tutt'oggi! La differenza è che, rispetto alle fotocamere di vent'anni fa, gli smartphone moderni agiscono su più livelli: prima dello scatto vero e proprio, molti emettono un pre-lampo che induce la pupilla a contrarsi (miosi riflessa), riducendo il problema alla fonte. Inoltre esiste un sistema integrato che interviene in post-elaborazione per correggere eventuali pixel rossi residui.

Tutto questo avviene in background, senza che l'utente faccia nulla. Et voilà, il gioco è fatto: l'album fotografico che vediamo in galleria arriva già corretto.