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31 Luglio 2026
17:00

Perché nello stile libero si usa sempre il crawl: la fisica dietro lo stile più veloce

Il regolamento delle gare di nuoto permette qualsiasi tecnica, ma l'idrodinamica premia il crawl. Grazie alla spinta continua e a una minor resistenza in acqua, è lo stile più veloce ed efficiente in assoluto, diventando la scelta naturale di tutti i nuotatori.

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Perché nello stile libero si usa sempre il crawl: la fisica dietro lo stile più veloce
stile libero vasca

Nelle gare di nuoto di "stile libero" il regolamento non obbliga a nuotare in un modo preciso. Sulla carta il nuotatore può tuffarsi e fare rana, dorso, o anche una specie di cagnolino olimpico, e nessun giudice potrebbe squalificare per questo. Eppure, da più di un secolo, ai Giochi Olimpici come nella piscina comunale o al mare, lo stile libero è diventato sinonimo di una cosa sola: il crawlnuotare a pancia in giù muovendo le braccia in modo alternato e le gambe su e giù. Perché questo? La risposta non è nel regolamento, ma nell'acqua e nell'idrodinamica, cioè di come un corpo che si muove in un fluido incontra resistenza (l'attrito che il fluido oppone al movimento). Il crawl è, semplicemente, la tecnica più efficiente.

Cosa dice davvero il regolamento della World Aquatics

Il regolamento internazionale del nuoto, redatto dalla World Aquatics, spiega che: in una gara di stile libero un atleta può nuotare con qualsiasi stile voglia. Lo stesso principio è riportato, tradotto e adattato, anche nel Regolamento Tecnico della Federazione Italiana Nuoto, che alla norma NU 5.1 specifica che "stile libero significa che in una gara così designata il concorrente può nuotare in qualsiasi stile", con l'unica eccezione delle gare miste.

In pratica, il nome "freestyle" descrive una libertà regolamentare, non una tecnica. Storicamente, quando questa categoria fu introdotta, gli atleti provarono diverse soluzioni, comprese tecniche derivate dal nuoto "a rana" o dal trudgen (uno stile ibrido ottocentesco). Con il tempo, però, tutti hanno finito per convergere sulla stessa scelta. Non perché il regolamento lo imponga, ma perché nessun'altra tecnica si è mai dimostrata altrettanto veloce a parità di sforzo. Il crawl è diventato lo stile libero "di fatto", tanto che oggi i due termini in italiano vengono usati come sinonimi.

Thomas Ceccon, per esempio, ha messo in pratica il regolamento e il 15 giugno di un anno fa ha gareggiato nei 50 metri stile libero a Verona nuotando interamente a farfalla. Ha chiuso la vasca con il tempo di 22″84.

La fisica del crawl: perché è lo stile più veloce ed efficiente

Il motivo per cui il crawl ha vinto questa "selezione naturale" in vasca si spiega con due concetti chiave: la continuità della propulsione e la riduzione dell'attrito.

Nel crawl le braccia lavorano in modo alternato: mentre una spinge sott'acqua generando propulsione, l'altra recupera fuori dall'acqua per prepararsi alla bracciata successiva. Il risultato è che il nuotatore riceve quasi sempre una spinta in avanti, senza le pause "morte" tipiche di stili simultanei come la rana o la farfalla, dove entrambe le braccia si muovono insieme e poi si fermano insieme per il recupero. Meno pause significano meno decelerazioni, e meno decelerazioni significano meno energia sprecata per rimettere il corpo in velocità ogni volta.

A questo si aggiunge la posizione del corpo: nel crawl il nuotatore resta prono, quasi orizzontale, con la testa che si muove poco e un assetto che minimizza la sezione frontale esposta al fluido (più piccola è questa sezione, meno acqua il corpo deve "spostare" per avanzare). Il confronto più diretto arriva da uno studio pubblicato nel 2020 su Frontiers in Bioengineering and Biotechnology dal gruppo di ricerca guidato da Tomohiro Gonjo, che ha misurato il rendimento propulsivo (la percentuale di forza generata dal nuotatore che si traduce davvero in spinta utile, anziché disperdersi in vortici) e la resistenza attiva (la forza che l'acqua oppone al nuotatore mentre nuota) confrontando crawl e dorso, gli unici due stili ad azione alternata delle braccia. Secondo i risultati di quella ricerca, a parità di velocità il dorso genera una resistenza attiva più alta rispetto al crawl, mentre il rendimento propulsivo del crawl risulta nettamente superiore.

Come riportano le revisioni sistematiche pubblicata su PMC nel 2022 e 2023 dal gruppo di Tiago Barbosa, negli stili simultanei come rana e farfalla, dove braccia e gambe si muovono insieme e poi si fermano insieme per il recupero, la variazione è molto più marcata che nel crawl e nel dorso. Non stupisce quindi che, quando si analizzano i record del mondo su ogni distanza, il crawl sia sistematicamente lo stile più rapido.

Il confronto tra i record dei diversi stili

I dati cronometrici delle competizioni internazionali confermano la teoria. Prendendo come riferimento i 100 metri nei quattro stili, la gerarchia della velocità è perfettamente lineare e costante sia nel settore maschile sia in quello femminile.

Nel settore maschile, il primato mondiale dello stile libero appartiene al cinese Pan Zhanle con un crono di 46″40, stabilito alle Olimpiadi di Parigi. Per trovare la seconda tecnica più veloce bisogna passare alla farfalla, dove il record di Caeleb Dressel (49″45) accumula già un ritardo di oltre 3 secondi. Il dorso si attesta sopra i 51 secondi con l'italiano Thomas Ceccon (51″60), mentre la rana chiude la classifica a oltre 10 secondi di distacco dal crawl con il primato di Adam Peaty (56″88).

La stessa progressione si riscontra nel settore femminile, dove la graduatoria dei tempi è la seguente:

I limiti da rispettare e l'eccezione delle gare miste

"Libero" non vuol dire "senza regole". Anche nuotando crawl, ci sono vincoli precisi che, se violati, portano dritti alla squalifica. Il primo riguarda il contatto con la parete: a ogni virata e all'arrivo il concorrente deve toccare la parete con una parte qualsiasi del corpo. Il secondo riguarda la corsia: un atleta deve iniziare e concludere la gara nella stessa corsia assegnata, senza invadere quella dei rivali, pena la squalifica per ostruzione.

Poi c'è una regola più tecnica, quella dei 15 metri. Una parte del corpo del nuotatore deve rompere la superficie dell'acqua per tutta la durata della gara, con un'unica eccezione: è permesso restare completamente sommersi durante la virata e per una distanza massima di 15 metri dopo la partenza e dopo ogni virata. Superata quella soglia, la testa deve emergere.

Le gare di stile misto, sia individuali sia a staffetta, rappresentano l'unica eccezione alla regola. Nei misti individuali i nuotatori devono affrontare le vasche con l'ordine farfalla, dorso, rana e infine stile libero mentre nelle staffetta mista si susseguono dorso, rana, farfalla e stile libero.

In questo contesto, per la frazione conclusiva a "stile libero" il regolamento vieta infatti di riutilizzare i tre stili già nuotati nelle frazioni precedenti. Più che un'assenza di vincoli, si tratta quindi di una definizione per esclusione. E per combinare il rispetto delle regole con la massima efficienza idrodinamica, la scelta di ogni atleta ricade sempre e inevitabilmente sul crawl.

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Matteo Galbiati
Junior Content Editor
Sono diventato Content Editor di Geopop dopo una laurea in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche e un'esperienza da ricercatore tra biomateriali e colture cellulari, ho infatti lasciato il laboratorio per la mia passione: la divulgazione scientifica. Quello che era nato come un gioco sui social per raccontare le biotecnologie si è trasformato in una professione, consolidata da un Master in Comunicazione Scientifica. Sono anche un instancabile sportivo, con una passione che spazia dal calcio al basket, passando per la corsa, il tennis e il football americano. Una passione a 360 gradi che oggi unisco al mio lavoro, raccontando il mondo dello sport anche nei miei articoli.  
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