
L'espressione "alla carlona" è un pilastro del parlato quotidiano, con il quale viene indicato lo svolgimento di una attività in modo approssimativo e grossolano, o frettoloso. Si usa in tutta Italia e, in particolare, in Lombardia. Dietro questa espressione apparentemente semplice si nasconde una storia millenaria che intreccia la figura dell‘imperatore Carlo Magno, tramandato come goffo e un po' rozzo, la letteratura satirica del Cinquecento e molte curiosità popolari.
Le origini del modo di dire: l’imperatore Carlo Magno
Quando diciamo di aver fatto un lavoro "alla carlona", stiamo inconsapevolmente citando un sovrano pivotale per la storia del Medioevo: Carlo Magno, che fu Imperatore del Sacro Romano Impero nell'VIII secolo. L'etimologia di questa parola, infatti, ci riporta all'antico francese e alla sua grammatica. All'epoca, in lingua d'oïl i nomi venivano declinati in due casi: il caso retto per il soggetto (nel caso dell'imperatore era Charles) e il caso obliquo per tutte le altre funzioni logiche della frase, come i complementi, che prendeva la forma di Charlon. Da questa base linguistica è giunta a noi la parola "Carlone".

Ma com'è possibile che il fondatore del Sacro Romano Impero, un leader brillante e potente, sia passato a simboleggiare la sciatteria e l'approssimazione? La colpa di questa transizione semantica, se di colpa si può parlare, è da imputare alla letteratura. Nei tardi poemi epico-cavallereschi e nelle canzoni di gesta, la figura storica dell'imperatore venne caricaturizzata e subì una trasformazione popolare: Re Carlone divenne un personaggio bonario, semplice, frugale e a tratti persino ingenuo e goffo, che si affidava ciecamente ai suoi paladini per prendere decisioni.
Tale immagine letteraria viene accompagnata da un curioso aneddoto tramandato dalla tradizione, quando un giorno Carlo Magno invitò a corte la nobiltà francese per una battuta di caccia. Mentre gli ospiti si presentarono sfarzosamente abbigliati da grandi sarti, l'imperatore li accolse vestito con abiti grossolani, simili a quelli di un contadino. Da quell'episodio, "vestire alla carlona" iniziò a indicare un modo di fare privo di cura ed eleganza.

Il detto attraverso il Quattrocento e il Cinquecento
Nel Quattrocento l'espressione iniziò a circolare nei testi scritti per indicare qualcosa fatto "in abbondanza" in maniera sbadata e trascurata, con riferimento alla proverbiale e leggendaria noncuranza di Re Carlone.
Ma il momento in cui questa espressione passò da semplice modo di dire popolare a una vera e propria voce del registro linguistico avvenne a circa metà del Cinquecento, grazie a Pietro Nelli, un autore senese. Nascosto dietro lo pseudonimo di Andrea da Bergamo, Nelli pubblicò nel 1546 un'opera intitolata proprio “Le Satire alla carlona”.
Ci troviamo nel pieno della poesia satirico-burlesca, un genere che si opponeva alla perfezione rigida, artificiosa e ripetitiva della poesia petrarchesca (il cosiddetto "petrarchismo") che dominava le corti dell'epoca. In tale contesto letterario, scrivere "alla carlona" divenne una precisa scelta stilistica di coloro che adottarono uno "stile basso", umile, semplice e vicino al parlato. Pietro Nelli nei suoi testi si autodefiniva un "uomo grosso" (un uomo semplice) e descriveva i propri versi come "versacci sgangherati". Naturalmente, questa rozzezza era una raffinatissima finzione letteraria, dove fingere di scrivere "alla carlona" era un modo per proporre una poesia apparentemente spontanea e vitale, libera dalla prigionia della grammatica formale.
Cosa significa “fare le cose alla Carlona” oggi
Con il passare dei secoli, l'espressione si è staccata progressivamente dalla figura storica e letteraria di Carlo Magno, perdendo il suo antico legame con l'imperatore per assumere un significato più generale. Ormai, "fare le cose alla carlona" indica universalmente un'azione compiuta in fretta, senza metodo, in maniera superficiale e disordinata.
Ma non è l’unica espressione popolare che si può usare per arricchire un discorso dato che la lingua italiana offre un grande ventaglio di sinonimi a seconda delle sfumature che vogliamo dare alla nostra frase. Giusto qualche esempio: si può dire "alla bell'e meglio" quando facciamo qualcosa con i mezzi a disposizione, ma con poca accuratezza, oppure ancora "alla buona" con connotazione talvolta positiva. In termini più ricercati si può usare "alla rinfusa" per sottolineare il caos, o anche "a casaccio", per evidenziare l’assenza di criterio logico.
Nel frenetico panorama moderno che è ossessionato dall'efficienza impeccabile, fare le cose "alla carlona" probabilmente ottiene più valore e ricorda la natura umana di esseri imperfetti, persino se si è grandi imperatori d’Europa.