
Il Sud-Ovest della Francia continua a bruciare: il mega-incendio partito il 22 luglio da Saumos, nella Gironda, si è trasformato in pochi giorni in uno dei roghi più violenti mai visti nel Paese. Al momento, il fronte degli incendi è stato stabilizzato ma non spento del tutto: secondo il primo ministro Sébastien Lecornu sono ancora attivi circa 30 roghi su scala nazionale.
È proprio in questo scenario che, venerdì 24 luglio, nel cielo della Gironda è avvenuto un fenomeno mai visto finora in Francia: un pirocumulonembo (o pyrocumulonimbus), un vero e proprio “temporale di fuoco” che si forma quando il calore estremo generato dall'incendio scalda l'aria sovrastante: a quel punto, se le correnti ascensionali sono abbastanza potenti, la nube cresce di diversi chilometri fino a raggiungere la sommità della troposfera e a trasformarsi in un temporale, scatenando fulmini e scagliando braci al suolo.
Per il Paese si tratta di alcuni degli incendi più gravi mai avvenuti dalla Seconda Guerra Mondiale: finora sono già bruciati almeno 42.000 ettari, l'equivalente di 2,3 volte l'estensione di Milano. Météo-France, il servizio meteorologico nazionale, ha parlato di una situazione inedita, con 48 dipartimenti a rischio incendio da elevato a molto elevato, in un contesto di siccità dei suoli, temperature altissime e umidità dell'aria bassissima.
Cos'è un pirocumulonembo e come si forma
Un pirocumulonembo, anche definito in inglese come “fire cloud” (o, con un'immagine più suggestiva, “dragone sputafuoco”) si forma quando il calore estremo generato dall'incendio scalda l'aria sovrastante, rendendola molto meno densa rispetto all'aria fredda circostante. Secondo il principio di Archimede, questa colonna d'aria surriscaldata inizia a risalire violentemente verso l'alto.
La formazione di nubi pirocumulo richiede quindi che gli incendi brucino a temperature sufficientemente elevate da creare una corrente ascensionale di aria surriscaldata e in rapida ascesa. Man mano che quest'aria sale e si espande, si raffredda, e il vapore acqueo al suo interno condensa formando una nube: ecco che si forma un pirocumulo. Come riportato dalla NASA, se le correnti ascensionali sono abbastanza potenti, la nube cresce di diversi chilometri fino a raggiungere la sommità della troposfera e a trasformarsi in un temporale vero e proprio.
A quel punto il pirocumulo diventa pirocumulonembo, capace di spingere il fumo fino ai limiti della stratosfera, a un'altezza compresa tra gli 8 e gli 11 chilometri dal suolo.
Il problema è che questo tipo di nube modifica il vento in modo radicale, per cui il comportamento dell'incendio diventa estremamente difficile da prevedere anche per i software di previsione utilizzati dagli analisti AIB (antincendio boschivo) per definire le possibili modalità di espansione degli incendi.
Non solo: come ha spiegato il direttore del servizio dipartimentale della Gironda Marc Vermeulen, il pirocumulonembo produce fulmini e scatena quelli che sono stati definiti da Vermeulen “attacchi di braci”, con la possibilità che si inneschino spontaneamente nuovi focolai a causa delle braci scagliate al suolo.
Un fenomeno inedito per la Francia, ma tutt'altro che sconosciuto altrove: in Australia, ad esempio, se ne contano a decine ogni anno, e proprio lì, tra la fine del 2019 e l'inizio del 2020, si è verificata una delle sequenze più estreme mai documentate.
La stagione degli incendi in Francia, gli ettari bruciati e il rischio di nuovi roghi
Il fatto che un pirocumulonembo si sia formato proprio ora non è una coincidenza. La Francia è uno dei Paesi europei con la maggiore superficie di boschi: 17,6 milioni di ettari di foresta tra territorio metropolitano e Corsica, un patrimonio che d'estate diventa estremamente vulnerabile.
E i numeri raccontano una stagione in peggioramento: secondo i dati rilasciati da Copernicus Effis, al 22 luglio (ultimi dati disponibili, che ancora non includono del tutto gli ettari persi durante questa settimana) in Francia sono già bruciati 86.500 ettari, contro una media 2006-2025 di 9.700 ettari nello stesso periodo.

A questo si aggiunge un dato che ci riguarda da vicino: anche in Francia, 9 incendi boschivi su 10 hanno origine umana, di cui la metà per imprudenza o comportamenti pericolosi e l'80% dei roghi si innesca a meno di 50 metri dalle abitazioni.
Il rischio, purtroppo, non è alle spalle. Con la nuova ondata di calore in arrivo questa settimana, l'assenza di piogge ormai da quasi due mesi e un'umidità bassissima, Météo-France avverte che il livello di pericolo incendi resterà elevato sulla maggior parte del territorio.