
Basta alzare da terra un vaso o una pietra in giardino e si vedranno i porcellini di terra (Armadillidium vulgare) che si muovono disturbati dalla luce. Basta toccarne uno con un dito o con un bastoncino perché si appallottoli a formare una piccola biglia marroncina e lucida. Questo meccanismo si chiama volvazione o conglobazione ed è utilizzato da alcuni animali come sistema di autodifesa: chiudendosi a “pallina” il piccolo crostaceo, totalmente innocuo per umani e animali, non solo si difende da potenziali predatori, ma anche dalla disidratazione e da alterazioni della temperatura. È un organismo strettamente associato al suolo e riveste un ruolo essenziale nei processi di decomposizione del materiale vegetale. Spesso utilizzato in studi di ecotossicologia, è un ottimo bioindicatore della presenza di metalli pesanti nel terreno.
Chi è il porcellino di terra e quali sono le sue abitudini
Il porcellino di terra o porcellino di Sant’Antonio od Onischio, si è meritato questo appellativo comune perché, se osservato dall’alto, presenta una forma tozza che ricorda quella di un maialino in miniatura. Per questo motivo viene associato anche al porcellino raffigurato nella tradizione vicino a Sant’Antonio Abate. Il nome scientifico della specie, Armadillidium vulgare, deriva anch’esso da un’analogia con un altro animale: l’armadillo, il mammifero corazzato capace di appallottolarsi in situazioni di pericolo.

Non è un insetto, basta notare che non ha 6, ma ben 14 zampe tutte uguali fra loro (i pleiopodi); è infatti un crostaceo dell’Ordine Isopodi (dal greco zampe uguali), l’unico Ordine di crostacei che ha conquistato anche la terraferma, oltre alle acque dolci e marine. L'ordine è presente sulla terra da circa 20 milioni di anni. Il Porcellino di Sant’Antonio vive in ambienti umidi e bui, è lucifugo, pertanto tende a nascondersi se viene esposto alla luce. Durante l'inverno quando le temperature si abbassano va in diapausa; questa specie risente anche di variazioni dell’umidità dell’aria. Si alimenta di detriti vegetali e residui animali ed è del tutto innocuo per l'uomo, gli animali e per le piante.
Perché si chiude a pallina: il meccanismo della conglobazione
I porcellini di terra riescono a chiudersi, ritirando le antenne e formando una sfera in risposta a situazione percepite come pericolose: vibrazioni, presenza di predatori come ragni e formiche, alterazioni dell’ambiente. Il fenomeno è detto conglobazione ed è possibile proprio perché l'Armadillidium è completamente rivestito da un esoscheletro rigido, ma articolato in placche unite da membrane flessibili. Vivono in terreni con un certo contenuto di umidità, ma se l’aria e il terreno diventano troppo secchi, questi piccoli crostacei tendono a perdere rapidamente acqua per traspirazione soprattutto attraverso le numerose zampette, i pleiopodi.

Con la conglobazione, la perdita di acqua si riduce del 34,8% e questo comportamento aiuta a minimizzare la disidratazione. Anche a temperature superiori ai 40° C, in condizioni di laboratorio, perché in natura sono temperature troppo alte per loro, gli Armadillidium si conglobano spontaneamente riducendo così la perdita d'acqua e la superficie del corpo esposta alle alte temperature. Si tratta quindi di un meccanismo di difesa estremamente efficace.
A cosa serve l’Armadillidium vulgare: un indicatore di qualità del suolo
Gli Isopodi sono essenziali per il processo di decomposizione della lettiera e per il riciclo dei nutrienti nel suolo. Si nutrono di materia organica e sono in grado di decomporre anche la lignina e la cellulosa. Accumulano anche quantità elevate di metalli pesanti, se presenti nel suolo: si accumulano nell’epatopancreas, ovvero nell’organo che funge da intestino producendo enzimi digestivi e immagazzinando nutrienti. Sono capaci di sopravvivere in aree fortemente contaminate e sono impiegati come bioindicatori considerata anche la facilità con cui possono essere raccolti, identificati e studiati.