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20 Maggio 2026
7:00

Quando il passaggio storico della cometa di Halley del 1910 provocò un panico collettivo

Nel 1910 la cometa di Halley passo a soli 22 milioni di km dalla Terra. La scoperta del gas velenoso cianogeno nella sua coda rappresenta il primo esempio di isteria di massa causata da cattivo giornalismo scientifico.

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Quando il passaggio storico della cometa di Halley del 1910 provocò un panico collettivo
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Foto della cometa di Halley ottenuta dall’Osservatorio Yerkes durante il passaggio ravvicinato della primavera del 1910. Credits: Public domain, Wikimedia Commons.

Il passaggio della cometa di Halley del 1910 fu uno degli eventi astronomici più spettacolari e discussi della prima parte del Novecento. La cometa passò infatti a sole 0,15 unità astronomiche dalla Terra, cioè circa 22 milioni di km, il 20 maggio 1910 risultando così estremamente luminosa e visibile ad occhio nudo, inclusa la sua coda estesa per decine di milioni di km. Si trattò anche del primo ritorno documentato in modo esteso con fotografie e studiato con strumenti spettroscopici, cioè capaci di analizzare la composizione chimica dei gas nella sua chioma e nella sua coda. Proprio questi progressi tecnologici trasformarono lo spettacolare passaggio del 1910 in un caso di panico collettivo. Gli astronomi avevano infatti rilevato nella coda della cometa la presenza di cianogeno, un gas tossico. Sebbene questo gas fosse presente solo in trascurabili tracce, la notizia, ripresa dai giornali dell’epoca con toni sensazionalistici, fece temere che la Terra potesse essere avvelenata dal passaggio attraverso la coda della cometa. L'idea di una possibile "coda velenosa" scatenò la vendita di maschere antigas, “pillole anti-cometa” e perfino bottiglie di aria pura, rappresentando uno dei primi casi di isteria di massa scatenata dai mass media.

Perché il passaggio del 1910 fu così importante per la scienza

La cometa di Halley era già nota da secoli, ma il passaggio del 1910 avvenne in un momento particolare della storia della astronomia, dal momento che nuovi grandi telescopi, fotografia e spettroscopia stavano trasformando questa disciplina da scienza di misura di posizioni dei corpi celesti a scienza capace di studiare anche la fisica e la chimica di quest'ultimi.

Nel 1910, infatti, la cometa di Halley venne per la prima volta osservata con quelli che erano i mezzi tecnologicamente più all'avanguardia del tempo. Le fotografie permisero di documentare la forma della chioma e della coda, mentre la spettroscopia consentì di identificare alcune molecole presenti nei gas cometari. È proprio grazie a queste osservazioni che venne rilevato il cianogeno, una molecola contenente carbonio e azoto. Dal punto di vista scientifico, era un’informazione preziosa sulla composizione chimica della cometa che tuttavia venne distorta dai media tanto da diventare il punto di partenza per una delle più famose "paure astronomiche" della storia.

L'isteria di massa per la "coda velenosa" della cometa

Il 7 febbraio 1910 l’osservatorio di Yerkes, negli Stati Uniti, annunciò la scoperta tramite spettroscopia di cianogeno nella coda della cometa. Il problema non era tanto la scoperta in sé, quanto il modo in cui questa venne raccontata. Sebbene il cianogeno sia effettivamente una sostanza tossica, esso era presente solo in tracce nella coda della cometa che per sua natura è inoltre estremamente rarefatta, tanto che il passaggio della Terra attraverso di essa non avrebbe potuto produrre alcun effetto concreto sulla nostra atmosfera.

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Vignetta satirica francese del 1910 sul passaggio ravvicinato della cometa di Halley. Credits: Coelum.

Questo aspetto, però, venne messo in secondo piano a favore di una narrazione di tipo allarmistico a cui contribuì anche l’astronomo francese Camille Flammarion che, pur con alcune cautele, contribuì ad alimentare l’idea che il gas potesse penetrare nell’atmosfera terrestre. Questa "cattiva comunicazione scientifica", unitamente alle antiche superstizioni sulle comete come portatrici di sventura, produssero come risultato una vera ondata di panico collettivo. Negli Stati Uniti e in Europa si diffusero infatti maschere antigas, presunti rimedi contro i gas cometari, pillole “anti-cometa” e altri prodotti privi di qualsiasi fondamento scientifico.

Il passaggio della cometa e il pericolo di avvelenamento pervase così tanto l'opinione pubblica che anche eminenti intellettuali come Giovanni Pascoli e Lev Tolstoj dedicarono fiumi di inchiostro a questo evento celeste. Se Pascoli dedicò alla cometa l’inno “Alla cometa di Halley”, pubblicato nel 1910, Lev Tolstoj fu invece decisamente più fosco nei suoi scritti descrivendo la cometa come di «un oggetto che era in procinto di catturare la Terra, annientare il mondo, e distruggere tutte le conseguenze materiali della mia attività e delle attività di tutti».

Come atteso, il passaggio fu del tutto innocuo: la Terra non venne avvelenata, non ci fu nessuna catastrofe e la cometa offrì invece uno spettacolo celeste memorabile. L’episodio rimase tuttavia nella storia come uno dei primi grandi esempi moderni di cattivo giornalismo scientifico, mostrando come una notizia scientifica, se comunicata male, possa trasformarsi in paura collettiva per mancanza di comprensione della scienza dietro di essa.

Cos’è la cometa di Halley, perché è importante e il prossimo appuntamento nel 2061

La cometa di Halley, ufficialmente chiamata 1P/Halley, è probabilmente la cometa più famosa della storia. La sigla “1P” indica che è stata la prima cometa periodica riconosciuta come tale, cioè un oggetto che ritorna regolarmente nel Sistema Solare interno. Il suo periodo orbitale medio è infatti di circa 76 anni, variando leggermente a causa dell’influenza gravitazionale dei pianeti. La sua orbita è molto allungata: all'afelio arriva oltre l’orbita di Nettuno, mentre al perielio entra nella regione interna del Sistema Solare. Inoltre si muove su un’orbita retrograda, cioè in direzione opposta rispetto al moto dei pianeti attorno al Sole.

Il nucleo della cometa è relativamente piccolo, con le stime che indicano dimensioni di circa 15 × 8 km, con una superficie molto scura e una struttura probabilmente porosa. Nell'approcciarsi al Sole, l'intensa radiazione solare fa sublimare i ghiacci presenti nel nucleo, liberando gas e polveri che formano la chioma e la coda. Parte di questi detriti resta lungo l’orbita della cometa e dà origine a due degli sciami meteorici più copiosi dell'anno, ovvero le Eta Aquaridi a maggio e le Orionidi a ottobre.

L’ultimo passaggio della cometa di Halley risale al 1986, quando venne osservata da una vera e propria flotta internazionale di sonde spaziali, tra cui la missione europea Giotto. Il prossimo ritorno è previsto tra 35 anni, nel 2061, con la cometa che si trova già sulla traiettoria di ritorno dopo il passaggio all'afelio del 9 dicembre 2023.

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