
La curiosità di confrontare l’età degli animali con quella umana è molto diffusa e il caso più frequente riguarda senza dubbio il cane. Spesso ci ritroviamo a interpretare l’età del nostro amico a quattro zampe usando parametri tipicamente umani, nel tentativo di capire a che fase della nostra vita corrisponda la sua. Una recente ricerca condotta da un gruppo di genetisti dell'Università della California ha dimostrato che i cani, un po' come gli uomini, non invecchiano a ritmo costante nel tempo. Tramite studi sul DNA di un campione di 104 Labrador retriever di diverse età, l'equipe di ricercatori ha elaborato una formula matematica che consente di confrontare l'età del cane con l'età umana. La formula è Età umana = 16 × ln(Età del cane) + 31, dove "ln" è il Logaritmo naturale dell'età del cane. Ovviamente si tratta di un'approssimazione e, al momento, gli studi sono stati condotti su una sola razza canina, ma aprono nuove strade alle conoscenze sui processi d'invecchiamento del cane, ma anche di altre specie.
Il nuovo metodo di calcolo dell'età del cane
L'equipe di ricercatori dell'Università di San Diego in California ha preso in esame 104 cani Labrador retriever di diversa provenienza e di diverse classi di età, dai cuccioli ai cani anziani di 16 anni, comparandoli con un campione di popolazione umana di 320 individui con età compresa tra 1 e 103 anni. Il processo biologico alla base dello studio è un'alterazione molecolare che si verifica durante l'invecchiamento di un individuo e si tratta della reazione chimica di metilazione del DNA: in pratica un gruppo chimico composto da un atomo di carbonio legato a tre atomi di idrogeno, detto appunto gruppo metile, si aggancia a un tratto di DNA, "spegnendo" così l'espressione di un gene. Questo "interruttore" biologico che inattiva progressivamente l'espressione una serie di geni, determina nel tempo l'invecchiamento cellulare. Si tratta di un processo ben studiato anche nelle malattie degenerative umane e consente di stimare, al livello molecolare, la vera età biologica di un individuo.
Partendo da queste premesse, i ricercatori hanno misurato il grado di metilazione del DNA nel campione di 104 cani Labrador e nei 320 individui umani. Studiando l’andamento del grafico di invecchiamento cellulare (metilazione del DNA) del cane e dell’uomo è stato ricavato un modello e una formula matematica che descrive questo rapporto. Applicando la formula Età umana = 16 × ln(Età del cane) + 31, si ottiene, per esempio, che un cane di 1 anno corrisponde a un'età umana di 31 anni e un cane di 5 anni corrisponde a un'età umana di 57 anni.
Lo studio ha evidenziato anche il fatto che l’invecchiamento del cane non è un processo costante nel tempo, ma avviene a "balzi"; è più rapido nei primi anni di vita perché il processo di metilazione del DNA inizialmente è alquanto veloce, poi subisce un rallentamento nell'adulto e riprendere in fasi successive, nel cane anziano.
Perché la vecchia regola di “moltiplicare per 7” è sbagliata
Una vecchia regola empirica, risalente probabilmente agli anni '50 del secolo scorso, tendeva a calcolare l'età canina in termini umani, moltiplicando gli anni effettivi del cane per 7. In base a questa regola, un cane di 3 anni corrisponderebbe a un uomo di 21 anni. In realtà la valutazione era del tutto approssimativa e derivava da una sorta di comparazione fra la vita media del cane che si aggira intorno ai 10 anni e quella di un uomo dell'epoca, che viveva in media 70 anni. Oggi si dovrebbe utilizzare come moltiplicatore 8, visto che l'età media umana si è allungata e ha raggiunto gli 80 anni circa.
Recenti studi scientifici dimostrano che questo tipo di paragone era del tutto errato, considerato che a definire il grado di invecchiamento del cane concorrono diversi fattori: ognuno è differente per taglia, genetica, stato di salute e stile di vita. Gli stessi calcoli poi non possono essere applicati a tutte le razze; alcune sono più longeve di altre e, in molti casi, le dimensioni di un cane adulto sono inversamente proporzionali alla sua aspettativa di vita, infatti le razze di stazza grande sono mediamente meno longeve rispetto a razze di piccola taglia.
I fattori che influenzano l’invecchiamento: razza e stile di vita
Oltre alla razza, di certo, lo stile di vita è cruciale nel processo di invecchiamento del nostro pet. Benché come per noi umani, anche per i cani ci può essere una predisposizione genetica alla longevità, il tipo di alimentazione, l'attività fisica e diversi fattori ambientali contribuiscono a plasmare il suo stato di salute. Condizioni di stress, dieta sbilanciata e scarsa attività fisica rendono più rapidi i processi d' invecchiamento. Soprattutto i soggetti anziani, cambiando il metabolismo, dovrebbero ricevere un'alimentazione che non favorisca l'obesità o il diabete e andrebbero quindi evitati mangimi ultra-processati o con elevati contenuti di grassi. Molto spesso anche le diete "casalinghe" possono risultare sbilanciate nella composizione dei nutrienti o addirittura contenere ingredienti indigesti o tossici per la salute del cane. Anche l'esposizione ad agenti inquinanti presenti nell'ambiente in cui i cani vivono abitualmente, influisce sul loro invecchiamento e sullo stato di salute. Recenti ricerche dimostrano infatti che i nostri pet, sia cani che gatti, risentono della presenza di inquinanti ambientali che, purtroppo, condividono con l'uomo.