
Un'antica leggenda narra di un piccolo uccello capace di intrufolarsi nelle stalle, nel cuore della notte, per succhiare il latte alle capre rendendole cieche. È proprio da questa credenza popolare che nasce lo strano nome di "succiacapre" per il Caprimulgus europaeus, un uccello appartenente alla famiglia dei Caprimulgidae lungo circa 28 cm. Dotato di un piumaggio mimetico color corteccia, un'apertura alare di quasi 60 cm e grandi occhi neri perfetti per vedere al buio, questo animale non ha mai in realtà toccato una goccia di latte. Quello che potrebbe cercare negli allevamenti sono falene e altri insetti che ronzano attorno al bestiame di cui sono ghiotti.
Perché nasce la leggenda: l’origine del nome
La leggenda del succiacapre ha radici molto lontane. Già più di 2000 anni fa, nel IV secolo a.C., il filosofo greco Aristotele lo citava nel suo trattato di storia naturale Historia Animalium, un lavoro pionieristico per il tempo. Nella terza parte dell'opera si legge:
Il cosiddetto succhiatore di capre vive sulle montagne; è un po' più grande del gufo e più piccolo del cuculo; depone due uova, o al massimo tre, ed è di indole pigra. Vola fino alla capra e ne succhia il latte, da questa abitudine deriva il suo nome; si dice che, dopo aver succhiato la mammella dell'animale, questa si secchi e l'animale diventi cieco. Ha una vista debole di giorno, ma vede abbastanza bene di notte.
Circa trecento anni dopo anche lo scrittore, naturalista e filosofo della natura Plinio il Vecchio racconta nel suo libro Naturalis Historia di un uccello chiamato "succhiatore di capre" poco più grande di un merlo, che non vede di giorno e che, durante la notte, vola verso le mammelle delle capre, ne succhia il latte facendole rinsecchire e rendendo cieche le capre.
Il nome scientifico, scelto da Linneo nel 1758 e arrivato fino ai giorni nostri, prende spunto proprio da queste antiche credenze. Caprimulgus è infatti composto dai termini latini capra e mungere, letteralmente "mungitore di capre".
Caratteristiche del Caprimulgus europaeus: habitat e abitudini
Il succiacapre, appartenente all'ordine dei Caprimulgiformes, è un uccello migratore di lungo raggio che in volo ricorda un cuculo o uno sparviero con un becco e una testa molto larghi. Lungo 26-28 cm e da un peso massimo di circa 100 grammi, grazie alle ali appuntite (con un'apertura alare che supera i 60 cm) e alla coda squadrata è un agile cacciatore notturno. Di giorno, come spiega LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli), diventa praticamente invisibile grazie a un piumaggio striato bruno-grigiastro che gli garantisce un mimetismo perfetto per riposare industurbato sui rami. Al calare del sole, per individuarlo bisogna far attenzione al suo canto (churring), un trillo vibrante e continuo (un'alternanza di "errr" e "orrr") che può risuonare senza interruzioni anche per diversi minuti.

Il Caprimulgus europaeus si nutre quasi esclusivamente di insetti (lepidotteri, coleotteri, ortotteri, ditteri, odonati) che cattura sorvolando habitat naturali come radure, prati, giardini, margini dei boschi e terreni con animali al pascolo. Durante la stagione riproduttiva, da maggio ad agosto, l'areale della specie copre gran parte dell'Eurasia mentre per svernare affronta lunghi viaggi verso l'Africa. Il suo parente stretto che vive negli Stati Uniti centro-occidentali, il succiacapre di Nuttall (Phalaenoptilus nuttallii), è l'unico uccello conosciuto che va in letargo nei mesi invernali cercando cavità fra le rocce.
In Italia il succiacapre è una presenza regolare durante le migrazioni e la nidificazione. Lo si può incontrare in tutta la Penisola e sulle isole maggiori, escludendo i rilievi montuosi più elevati, la Pianura Padana orientale e le aree del Sud prive di alberi, come il Salento e la Sicilia meridionale.

Questo volatile non costruisce un vero e proprio nido ma depone le uova (solitamente una o due) direttamente a terra sul terreno nudo o su lettiere di foglie o aghi di pino. Tutto sommato, al di là della leggenda sul latte ovino, Aristotele e Plinio il Vecchio avevano fatto un'ottima descrizione dell'animale riguardo a abitudini notturne e modalità riproduttive.
Per quanto riguarda lo stato di conservazione, il pennuto è classificato come "Rischio Minimo" (Least Concern – LC) nella Lista Rossa IUCN. La popolazione globale è enorme, stimata tra i 3.000.000 e i 5.500.000 individui maturi. Tuttavia, ci sono delle minacce concrete per la sua salute: l'uso massiccio di pesticidi riduce gli insetti di cui si nutre, la perdita degli habitat legata all'agricoltura e all'urbanizzazione, il disturbo umano e la mortalità legata al traffico stradale.