Profughi Ucraina

L’invasione russa dell’Ucraina sta provocando enormi spostamenti di persone. Nei primi quattro mesi di guerra, secondo l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (UNHCR)oltre 8.400.000 ucraini sono scappati verso i Paesi confinanti divenendo, a tutti gli effetti, profughi di guerra. I dati sugli attraversamenti dei confini (aggiornati al 28 giugno 2022) sono i seguenti:

  • Polonia: 4.312.612
  • Federazione russa: 1.412.429
  • Romania: 736.083
  • Ungheria 860.908
  • Moldavia: 515.432
  • Slovacchia: 548.210
  • Bielorussia: 16.662
Rifugiati ucraini a Chisinau (Moldavia)
in foto: Rifugiati ucraini a Chisinau (Moldavia)

Per fortuna, 3.097.412 profughi hanno già potuto fare ritorno nel loro Paese, soprattutto dopo che l’esercito russo, nel mese di aprile, si è ritirato dall’area intorno a Kiev. Al momento (29 giugno) i rifugiati ucraini rimasti all’estero sono 5.493.437

Non deve sorprendere che una parte di loro si sia trasferita nella Federazione russa. Una minoranza di cittadini ucraini, infatti, nell’attuale guerra è schierata a favore di Putin; molti altri, invece, si sono trasferiti in Russia perché non avevano altra scelta.

Profughi ucraini al confine polacco (credit: Mvs.gov.ua)
in foto: Profughi ucraini al confine con la Polonia (credit: Mvs.gov.ua)

Della quota rimasta all'estero, circa 2.600.000 profughi hanno solo transitato per i Paesi confinanti e si sono poi trasferiti altrove, soprattutto in Germania (867.000), Repubblica Ceca (382.000), Turchia (145.000) e Italia (142.000). A differenza di quanto è avvenuto con altre ondate di migranti, gli ucraini hanno trovato una calorosa accoglienza nei Paesi europei. Ai posti di confine sono state istituite strutture che forniscono pasti e alloggi. Inoltre molti Paesi, inclusa l’Italia, hanno introdotto procedure legislative speciali per facilitare la loro accoglienza.

Un numero assai elevato di profughi ha cercato rifugio in altre regioni dell’Ucraina stessa. All'inizio di maggio i migranti interni hanno superato gli 8.000.000 (quasi il 20% della popolazione totale), ma una parte di loro è già rientrata nelle proprie case.

I profughi ucraini in Italia

Il nostro Paese è una delle principali mete degli ucraini fuggiti all'estero. Molti di loro hanno scelto questa destinazione perché hanno parenti o amici che già vi risiedono. Da diversi anni, infatti, l'Italia è una delle principali destinazioni dei migranti “economici” provenienti dall’Ucraina, che all’inizio del 2021 erano 235.953 (quinta comunità straniera per dimensioni, dopo rumeni, albanesi, cinesi e marocchini). Non a caso, la maggior parte dei profughi giunti in Italia ha trovato alloggio presso i propri conoscenti e solo una minoranza ha fatto richiesta per essere accolta in centri di accoglienza.

Oltre alle istituzioni, anche alcune organizzazioni della società civile si stanno occupando dell’accoglienza, favorendo l’arrivo in Italia degli orfani di guerra e di altri profughi. La maggior parte degli ucraini arrivati nel nostro Paese è composta da donne (circa 64.000 a fine maggio) e minori (39.000), anche perché il governo di Kiev ha vietato di lasciare il Paese agli uomini tra 18 e 60 anni. I profughi sono distribuiti su tutto il territorio nazionale, ma le regioni che ne accolgono di più sono la Lombardia, l’Emilia-Romagna, il Lazio e la Campania.

Chi è un profugo

Ma cosa si intende per profugo e in cosa si differenzia dagli altri migranti? In sintesi, è considerato profugo chi fugge dal proprio Paese a causa di una guerra o di altre condizioni che lo obbligano a fuggire. Nel diritto internazionale, però, il termine profugo non esiste. Al suo posto si usano richiedente asilo e rifugiato. Richiedente asilo è chi, dopo essere scappato dal proprio Paese, presenta una domanda di protezione internazionale, per essere accolto in un Paese terzo; rifugiato è chi ha ottenuto la protezione internazionale.

Le domande di protezione sono presentate ai sensi della Convenzione di Ginevra del 1951, principale accordo sulla questione, e delle leggi dei singoli Paesi di accoglienza. Secondo la Convenzione, ha diritto a presentare domanda chi scappa dal proprio Paese perché ha subito delle persecuzioni o ha il fondato timore di subirle. Gli Stati firmatari devono garantire accoglienza ai profughi (e quindi riconoscere loro lo status di rifugiati o altre forme di protezione, diverse a seconda dei Paesi), purché le persecuzioni siano provocate da uno di questi fattori:

  • Razza
  • Nazionalità
  • Appartenenza a un determinato gruppo sociale
  • Fede religiosa
  • Opinioni politiche

Casi tipici sono gli oppositori di governi dittatoriali che rischiano di essere imprigionati; gli appartenenti a gruppi etnici e religiosi minoritari che in alcuni Paesi, soprattutto in caso di guerre civili, possono subire delle persecuzioni; gli abitanti dei territori invasi da un esercito straniero.

Spesso è considerato profugo anche chi fugge dalle catastrofi naturali, come i terremoti, ma la Convenzione di Ginevra non si sofferma sulla questione.

La differenza tra profughi e migranti “economici”

I profughi sono diversi dai migranti “economici”, cioè coloro che lasciano il proprio Paese per trovare un lavoro e cercare condizioni di vita migliori, come hanno fatto molti italiani emigrati nelle Americhe o nei Paesi del Nord Europa. La differenza principale sta nella volontà di emigrare: il migrante economico sceglie “liberamente” di lasciare il proprio Paese, mentre il profugo è costretto a farlo e, perciò, il suo caso rientra nell’ambito delle migrazioni forzate.

Emigranti italiani in Brasile (1907)
in foto: Emigranti italiani in Brasile (1907)

La Convenzione di Ginevra e le leggi degli Stati firmatari non prevedono di riconoscere protezione a chi emigra per ragioni economiche. Tuttavia, la differenza tra profughi e migranti economici è molto meno netta di quanto possa apparire a prima vista. Spesso, le ragioni per le quali le persone lasciano il proprio Paese sono più di una: fuggono sia dal rischio di subire discriminazioni e persecuzioni, sia per migliorare le proprie condizioni economiche, anche perché i Paesi nei quali si rischia maggiormente di subire persecuzioni, sono in genere quelli che hanno le condizioni economiche peggiori (basti pensare a molti Paesi dell'Africa). Inoltre, a volte anche l'emigrazione per ragioni economiche non avviene per una libera scelta, ma per necessità.

I profughi nella storia

Le migrazioni forzate, così come le migrazioni per ragioni economiche, sono antiche quanto il genere umano e i profughi sono stati numerosi in tutte le epoche. Tra loro figurano esponenti di primissimo piano della politica e della cultura. Solo per fare due nomi, Dante Alighieri e Albert Einstein.

Dante profugo a Verona (Antonio Ciotti)
in foto: Dante profugo a Verona (dipinto di Antonio Ciotti)

La fuga di pochi individui, come gli oppositori di una dittatura, non crea grandi problemi a chi deve accoglierli. È diverso, invece, il caso delle grandi ondate di profughi, perché i Paesi di accoglienza devono garantire l’alloggio e qualche forma di sussistenza a centinaia di migliaia, o persino milioni, di persone. La Seconda Guerra Mondiale, per esempio, nelle sue diverse fasi provocò la fuga di svariati milioni di individui. In tempi più recenti, grandi afflussi di profughi in Europa sono stati causati dalle guerre nella ex Jugoslavia (anni ’90) e dalla guerra civile in Siria (dal 2015 in avanti).

I profughi oggi

Oggi nel mondo il numero di profughi è molto elevato. I dati dell’UNHCR, aggiornati alla fine del 2021 (non includono, quindi, gli ucraini), sono i seguenti:

  • 27.100.000 rifugiati all’estero
  • 53.200.000 rifugiati interni, fuggiti in altre regioni del loro stesso Paese
  • 4.600.000 richiedenti asilo
Rifugiati sudanesi in Ciad (credit- Mark Knobil)
in foto: Campo per rifugiati sudanesi del Darfur in Ciad (credit: Mark Knobil)

Nel complesso, alla fine del 2021 c’erano quasi novanta milioni di persone in fuga, tra le quali ben 36.500.000 minori di 18 anni. Dall’inizio del 2022 la cifra è ulteriormente aumentata, soprattutto a causa della guerra in Ucraina, e oggi supera i cento milioni. A differenza di quanto spesso si crede, la maggioranza dei profughi non è accolta nel mondo industrializzato, ma nei Paesi a basso e medio reddito, che alla fine del 2021 ospitavano il 72% dei rifugiati all’estero.

Articolo a cura di
Erminio Fonzo