Un relitto individuato al largo di Cabopino, lungo la costa di Marbella, in Andalusia, nella Spagna meridionale, potrebbe essere quello del Garigliano, un brigantino a palo (tipo di veliero a tre alberi, a differenza dei brigantini tradizionali che ne avevano due) italiano naufragato nel 1887 durante una traversata da Marsiglia a Buenos Aires. A fornire nuovi elementi per l'identificazione è stata una campagna archeologica subacquea condotta nel settembre 2026 dall'Instituto Andaluz del Patrimonio Histórico (IAPH), attraverso il suo Centro de Arqueología Subacuática (CAS), in collaborazione con l'Università di Granada.
L'intervento subacqueo, durato quindici giorni, ha permesso di documentare 34 metri della struttura ancora visibile. L'analisi delle caratteristiche costruttive conferma che si tratta di una nave mercantile destinata ai trasporti transoceanici nella seconda metà del XIX secolo, inserita nelle rotte commerciali che collegavano Europa e America. Secondo la documentazione storica, imbarcazioni di questo tipo potevano raggiungere circa 45 metri di lunghezza. Le indagini hanno inoltre consentito di ricostruire la posizione assunta dalla nave dopo il naufragio: lo scafo si arenò con la prua rivolta verso la spiaggia e una marcata inclinazione sul lato sinistro. I ricercatori ipotizzano che, una volta persa la stabilità, il peso del carico abbia contribuito a far cedere entrambi i fianchi dello scafo, aprendoli verso l'esterno.

Per approfondire la conoscenza della struttura interna del relitto sono stati effettuati due saggi archeologici: uno a prua, nell'area della sede del trinchetto, l'albero di prua, e un secondo nella parte centrale, accanto a una parte di paratia conservata. L'obiettivo era comprendere meglio la compartimentazione della nave e l'organizzazione degli spazi destinati allo stivaggio delle merci. Sono state inoltre condotte operazioni di pulizia archeologica sul lato destro e in una porzione del carico, dove sono stati riconosciuti diversi livelli di stivaggio. A tal proposito, particolarmente significativa è la documentazione delle merci trasportate. Gli archeologi hanno identificato quattro diverse produzioni di piastrelle della seconda metà del XIX secolo: tre riconducibili ai produttori francesi Pierre Lançon, Roux B. Martin e A. Remuzat, attivi nell'area di Marsiglia (porto di partenza del Garigliano) e Aubagne. Sono state inoltre individuate tegole prodotte dalla manifattura Pierre Sacoman, a Saint-Henri, nei pressi di Marsiglia.
Un altro elemento di interesse, che potrebbe essere cruciale nell'identificazione del relitto, è costituito da 26 barili individuati dagli archeologi. Le fonti storiche indicano che il Garigliano trasportava cemento idraulico, ma questa informazione dovrà essere verificata attraverso le analisi dei campioni prelevati da alcuni contenitori, che sembrano conservare ancora parte del loro contenuto. Sono stati raccolti anche campioni del legno dello scafo e del rivestimento in rame, utili rispettivamente a identificare le essenze impiegate nella costruzione e ad approfondire la conoscenza delle tecniche adottate. Analizzando il legno e il rame, si potrebbero ottenere elementi per attribuire definitivamente il relitto.
L'intera campagna degli archeologi spagnoli è stata accompagnata da riprese video a 360 gradi e da rilievi fotogrammetrici, destinati alla realizzazione di un modello tridimensionale del relitto. Le ricerche non sono ancora concluse: il CAS prevede nuove immersioni nel 2027 per approfondire lo studio e verificare ulteriormente l'identificazione della nave.
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