A circa 70 metri di profondità, davanti alla costa della località tunisina di Tabarka, sulla costa settentrionale del paese, si trova un gruppo di relitti di sommergibili militari risalenti alla Seconda guerra mondiale. Ad individuarli è stato Jean-Pierre Misson, ricercatore belga che da anni conduce esplorazioni dei fondali del Mediterraneo meridionale utilizzando sistemi sonar. Le sue ricerche hanno permesso di localizzare numerose unità perdute durante il conflitto, restituendo nuove informazioni su uno dei tratti di mare più importanti delle operazioni navali nel Mediterraneo. Si tratterebbe di nove sommergibili: otto britannici e uno italiano. Fra le unità individuate da Misson, potrebbe esserci anche lo Smeraldo, sommergibile italiano scomparso nel 1941 per cause ancora sconosciute.
Le prime notizie sulle scoperte risalgono al 2018, quando Misson presentò i risultati delle proprie indagini. In quell’occasione si parlò di sei sommergibili britannici e di un settimo relitto, forse italiano. Tra le possibili identificazioni figuravano unità della Royal Navy scomparse nel 1942 e nel 1943. Le immagini sonar e il confronto con i dati storici delle navi perdute costituivano la base delle attribuzioni, che in alcuni casi necessitavano ancora di verifiche. Tuttavia, nel 2019, Misson annunciò un’identificazione più precisa: un relitto inizialmente ritenuto quello dell’HMS Tigris, sommergibile britannico scomparso nel febbraio del 1943, sarebbe stato in realtà quello dell’HMS Tetrarch, sommergibile britannico posamine scomparso nell’ottobre del 1941, diretto da Malta a Gibilterra. L’analisi delle immagini avrebbe permesso di riconoscere le strutture destinate alla posa delle mine sullo scafo.

Nel corso degli anni, è proseguito lo studio di questo settore di costa tunisina, portando all'acquisizione di ulteriori informazioni. Tra i relitti individuati ci sarebbe anche quello dello Smeraldo, sommergibile Classe Sirena della Regia Marina varato a Taranto nel 1933 e affondato nel settembre del 1941 con 45 uomini a bordo, per cause ancora da chiarire. Lo Smeraldo prese parte a otto missioni, tutte infruttuose, e prima del suo affondamento riuscì a superare diverse volte delle situazioni molto pericolose. La sua ultima missione, nel settembre del 1941, rimane ancora avvolta nel mistero. Avrebbe dovuto infatti attaccare un convoglio britannico al largo della Tunisia, ma non fece mai ritorno alla base. I registri della Royal Navy non segnalano alcun affondamento di un sommergibile italiano in quei giorni, dunque, molto probabilmente, lo Smeraldo andò perso per via di una mina, con la morte di tutto l'equipaggio.
Jean-Pierre Misson, intervistato dalla RAI, riferisce inoltre la presenza aggiornata di otto unità britanniche, per un totale stimato di circa cinquecento marinai dispersi in queste acque. L'importanza di queste ricerche va oltre il riconoscimento delle singole imbarcazioni. Il Canale di Sicilia e le coste tunisine rappresentavano un passaggio strategico per i collegamenti marittimi tra Europa e Nord Africa.
Durante la guerra, sommergibili italiani e britannici operarono in quest'area per attaccare il traffico navale nemico e contrastare i rifornimenti diretti ai propri nemici nel contesto della Campagna del Nordafrica, iniziata nel 1940 e conclusasi nel 1943. Le perdite furono numerose e non sempre i luoghi degli affondamenti poterono essere determinati con precisione.
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