8 Febbraio 2024
17:00

Ecco “San Marziano”, il pomodoro modificato italiano che può essere coltivato nello spazio

Brevettato dall'agenzia ENEA, “San Marziano” è un pomodoro ciliegino nano biofortificato che resiste alle radiazioni ionizzanti. Le sue proprietà lo rendono adatto all'alimentazione degli astronauti nelle missioni di lunga durata nello spazio.

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Ecco “San Marziano”, il pomodoro modificato italiano che può essere coltivato nello spazio
pomodoro san marziano
Il pomodoro “San Marziano”. Credits: ENEA, via European Food Agency.

L'ente di ricerca italiano ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile) ha sviluppato nei suoi laboratori di Casaccia, vicino a Roma, una varietà di pomodoro ciliegino nano modificato geneticamente, ribattezzata “San Marziano”, in grado di essere coltivato in serre idroponiche e resistere alle radiazioni degli ambienti spaziali e fornire preziosi nutrienti freschi agli equipaggi delle missioni di lunga durata. Per questi motivi, si ritiene che un domani potrebbe avere un ruolo imoirtante nei futuri insediamenti umani sulla Luna e nelle missioni umane verso Marte.

Le proprietà del pomodoro “San Marziano”

Il prodotto nasce nell'ambito dei progetti BIOxTREME (2014-2017) e HORTSPACE (dal 2018) di ENEA sulle coltivazioni in ambienti estremi, come quello spaziale.

Il “San Marziano” è stato ingegnerizzato a partire da una varietà di pomodoro precedente, chiamata Micro-Tom, modificata geneticamente per riattivare, grazie all'espressione del gene Petunia hybrida PhAN4, la produzione di antocianine. Queste sostanze dal forte potere antiossidante, che nelle varietà commerciali non sono prodotte dalla pianta, hanno permesso al “San Marziano” di resistere ai raggi gamma usati, in laboratorio, per simulare la radiazione cosmica. Per un orto spaziale, la resistenza alle radiazioni sarà infatti fondamentale: le piante terrestri si sono infatti sviluppate sotto la protezione della nostra atmosfera, che filtra gran parte delle radiazioni ionizzanti e dei raggi cosmici.

Il pomodoro inoltre si presta alla coltivazione in serra idroponica, quindi con luce artificiale e minime quantità di acqua, che garantisce un'alta produttività anche in ambienti ridotti e al chiuso, condizioni comuni a missioni spaziali o in zone estreme come deserti o basi artiche. Rispetto ad altri vegetali pensati per l'alimentazione di astronauti, il pomodoro “San Marziano” ha tempi di maturazione relativamente lunghi, pari a circa 90 giorni.

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Il “San Marziano”. Credits: ENEA.

Prodotti freschi per astronauti e ricercatori

L'obiettivo di questi esperimenti è fornire cibo fresco a equipaggi spaziali o ricercatori in basi artiche o desertiche, diminuendo la quantità di scorte necessarie alla partenza ma migliorandone anche il benessere psicofisico e la dieta: la presenza di antiossidanti e altri nutrienti potrebbe infatti favorire le missioni a lunga durata, oggi limitate anche dalle preoccupazioni per la salute degli astronauti.

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L’alba sulla Stazione Spaziale Internazionale, distantissima dal sottile strato di atmosfera che protegge la vita sulla Terra. [Fonte: Nasa, Unsplash].

Il raggiungimento di una maggiore autonomia per futuri insediamenti lunari o missioni in orbita sarà una delle chiavi dell'esplorazione spaziale: chissà quindi se non saranno dei pomodorini, al posto delle patate del film, a colonizzare per primi la superficie di Marte.

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