
Le anfore da trasporto, uno dei reperti più comuni negli scavi archeologici, possono raccontare molto più delle abitudini commerciali del mondo antico. Un nuovo studio ha analizzato quelle recuperate negli scavi della Città di Davide e del quartiere ebraico di Gerusalemme: pubblicato sulla rivista Archaeometry, con capofila Yael Hochma dell'Università di Tel Aviv, insieme ai ricercatori dell’Università Ariel, dell’Università della California a San Diego, dimostra come questi reperti possano essere utilizzati anche per ricostruire l'intensità del campo magnetico terrestre di oltre duemila anni fa e, allo stesso tempo, affinare la cronologia di altri manufatti archeologici.
La ricerca ha analizzato anfore da vino prodotte sull'isola di Rodi e altri recipienti ceramici rinvenuti a Gerusalemme, datati tra il III e il I secolo a.C., alla fine dell‘età ellenistica (IV-I sec. a. C.). Le anfore rodie rappresentano un caso particolarmente interessante, perché i loro manici riportano spesso il nome del magistrato dell'isola in carica nell'anno di produzione. Conoscendo la cronologia dei magistrati di Rodi, questo sistema di bollatura consente agli archeologi di attribuire la produzione di molti esemplari a un intervallo cronologico molto ristretto, in alcuni casi addirittura a un singolo anno!

Quando un vaso viene cotto in una fornace, i minerali magnetici contenuti nell'argilla registrano l'intensità del campo magnetico terrestre presente in quel momento. Misurando questa "firma magnetica" con tecniche di laboratorio, i ricercatori possono ricostruire l'evoluzione del geomagnetismo nel passato. Le analisi in effetti hanno confermato che, nel Mediterraneo orientale, il campo magnetico subì un rapido indebolimento durante la prima metà del II secolo a.C. L'intensità diminuì in modo molto più brusco di quanto suggeriscano alcuni modelli teorici, evidenziando l'importanza dei dati archeologici datati con precisione per ricostruire la storia del campo magnetico terrestre.
Lo studio ha inoltre mostrato come i dati geomagnetici possano diventare uno strumento utile anche per gli archeologi. Confrontando l'intensità magnetica registrata nei reperti con curve di riferimento, è possibile verificare o affinare la datazione di alcuni manufatti ceramici, integrando le informazioni ricavate dalla tipologia ceramica e dalle iscrizioni presenti sui manici delle anfore. Un altro risultato riguarda la scala geografica del fenomeno. I dati provenienti da Rodi, Gerusalemme e altre aree del Mediterraneo orientale mostrano un andamento coerente del campo magnetico su distanze di almeno 1.500 chilometri. Ciò suggerisce che le raccolte regionali di dati archeomagnetici, se eseguite in maniera coerente, possono essere utilizzate con maggiore affidabilità per le datazioni.

Secondo gli autori, il potenziale di questa metodologia è ancora largamente inesplorato. Migliaia di anfore rodie, coi loro bolli, sono conservate nei musei e provengono da scavi in tutto il Mediterraneo. Analizzarle potrebbe permettere di ricostruire con sempre maggiore precisione le variazioni del campo magnetico terrestre e, allo stesso tempo, migliorare la cronologia di uno dei reperti più comuni e caratteristici dell'età ellenistica.