
Sono stati captati e registrati per la prima volta i suoni emessi dallo Storione dell'Atlantico (Acipenser oxyrinchus oxyrinchus) in fase riproduttiva; una notizia che potrà entusiasmare in modo particolare zoologi e ittiologi (gli studiosi dei pesci) di tutto il mondo. La scoperta, pubblicata sulla Rivista Endangered Species Research, è stata frutto dell'intuizione di un gruppo di ricercatori della statunitense Cornell University in collaborazione con la Delaware State University e il Dipartimento per la Conservazione Ambientale dello Stato di New York. L'equipe di esperti ha installato speciali registratori subacquei lungo un tratto del fiume Hudson, per registrare i richiami emessi da un gruppo di Storioni dell'Atlantico riuniti per il periodo della riproduzione. Sono stati registrati segnali a bassa frequenza (frequenza picco di 44 Hz) paragonabili secondo i ricercatori al rombo di un tuono. Il sistema adottato non è invasivo e non crea alcun disturbo ai pesci, ma consente di ottenere informazioni preziose sull'uso dell'habitat, sulla distribuzione e la posizione degli esemplari, sull'attività riproduttiva e anche sull'interazione fra individui. La scoperta è di notevole utilità per la conservazione di questa ed altre specie di storioni, animali molto vulnerabili, ormai a rischio di estinzione e difficili da monitorare nei loro spostamenti in acqua.
Come sono stati rilevati i "brontolii" degli storioni
La Cornell University non è nuova nel panorama della ricerca innovativa in bioacustica, scienza che studia e analizza la produzione di suoni da parte degli animali, tramite sensori, rilevatori di ultrasuoni e registratori passivi. Già nel 2025, un'altra equipe della stessa Università aveva sviluppato un sistema innovativo per stimare il numero di balene franche dell'Atlantico settentrionale utilizzando microfoni subacquei e sistemi di Intelligenza Artificiale. Queste tecnica, impiegata da tempo nella ricerca in ambiente marino, solo di recente comincia a essere utilizzata anche per le specie d'acqua dolce.
I ricercatori hanno operato lungo un tratto del fiume Hudson all'interno di una Riserva, la Hudson River National Estuarine Research Reserve, sito particolarmente importante per la conservazione dello Storione dell'Atlantico. Qui si concentra, infatti, la più grande aggregazione di storioni atlantici in fase di riproduzione degli Stati Uniti. Nel 2021, fra la metà di maggio e giugno, al momento della deposizione delle uova, l'equipe ha installato a circa 8 metri di profondità, un'unità di registrazione acustica passiva subacquea (registratore SoundTrap ST300) in un tratto ben preciso del fiume.
I segnali acustici raccolti sott'acqua sono stati analizzati tramite programmi di IA, in modo da isolare i potenziali segnali emessi dagli Storioni rispetto a tutti gli altri suoni (sia naturali sia antropici). Sono stati rilevati una sorta di brontolii a bassa frequenza con caratteristiche simili a quelle di un "tuono" e tali segnali sono stati ritenuti potenziali emissioni sonore dello storione atlantico.
La conferma e l'importanza della scoperta
Successivamente, nell'estate del 2024, per convalidare i suoni registrati nel fiume Hudson, sono state effettuate registrazioni all'interno di vasche di allevamento dove erano collocati esemplari adulti di storione atlantico allevati in cattività. I suoni sono stati identificati e si è potuto confermare che vengono emessi proprio in fase riproduttiva. Le emissioni hanno una durata mediana di 1,9 secondi, sono caratterizzate da una serie di impulsi (nella banda 10–100 Hz) e con una frequenza di picco di 44 Hz. Sono stati emessi solo nel giorno della deposizione delle uova, quindi, tale segnale risulterà particolarmente utile per individuare i siti di riproduzione e per caratterizzare le tempistiche e la numerosità dei gruppi riproduttivi.
Lo storione atlantico non era mai stato caratterizzato acusticamente in passato e la scoperta è fondamentale per proteggere i siti riproduttivi di specie a rischio di estinzione, consentendo di migliorarne la tutela.
Gli storioni, antichi pesci a rischio di estinzione
Gli Storioni rappresentano un intero Ordine di pesci preistorici (Ordine Acipenseriformi), considerato che i primi resti fossili risalgono al Giurassico. Sono note 25 specie, tutte appartenenti alla famiglia Acipenseridi e distribuite nell’emisfero boreale, la "metà" superiore della Terra dove viviamo anche noi. Tutte sono a rischio di estinzione anche se con livelli di vulnerabilità diversi, tanto che gli storioni possono essere considerati a buon diritto i "Panda" degli ambienti acquatici.

Evoluti circa 200 milioni di anni fa, hanno mantenuto alcune caratteristiche primordiali come, per esempio, le 5 fila di scudi ossei presenti sul corpo. Sono longevi (possono vivere anche fino a 100 anni), ma hanno un accrescimento corporeo notevole, nonostante sia molto lento: alcune specie possono raggiungere anche gli 8 metri di lunghezza e i 1500 Kg di peso, come riportato dall'Università di Padova. Vivono gran parte della vita in mare, diventano sessualmente maturi dopo alcuni anni di vita e migrano verso le acque fluviali per riprodursi, come fanno i salmoni; per questo sono definiti pesci anadromi (cioè, che risalgono le correnti dei fiumi).

Lo storione atlantico (Acipenser oxyrinchus) è presente negli habitat marini e fluviali del Nord America orientale e gli adulti si spostano dal Golfo di San Lorenzo alla Florida. Anche in Italia, nel fiumi della pianura padana e nel tratto nord dell'Adriatico vivevano tre specie di storioni: lo Storione cobice o dell’Adriatico (Acipenser naccarii) ancora presente, ma attualmente classificato in pericolo critico, lo Storione ladano (Huso huso) e lo Storione comune (Acipenser sturio) ormai localmente estinti allo stato selvatico. Pesca intensa e bracconaggio, sbarramenti e dighe lungo i fiumi, modifiche dell'habitat acquatico ne hanno decretato la condizione di elevato rischio di estinzione. Per questo motivo, in Italia sono in atto progetti di ricerca che consentono di monitorare gli individui in natura o di allevarli e riprodurli per il rilascio lungo i fiumi, come il progetto LIFE RESTORE coordinato dall'Università di Padova e che coinvolge diversi enti e università italiane, assumono un'importanza internazionale.