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29 Aprile 2026
9:52

Grazie controverse che hanno diviso l’Italia: perché il Presidente può cancellare una pena

La vicenda di Nicole Minetti ha acceso i riflettori sull’istituto della grazia presidenziale, prevista dal nostro ordinamento e da quello di molti altri Paesi. In numerose occasioni, la concessione della grazia ha provocato polemiche giornalistiche e contrasti politici.

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Grazie controverse che hanno diviso l’Italia: perché il Presidente può cancellare una pena
Grazia copertina (Immagine generata con IA)
Immagine generata con IA

Spesso la concessione della grazia da parte del Presidente della Repubblica a persone condannate suscita polemiche politiche perché nell’opinione pubblica sussistono idee diverse: alcuni sono favorevoli, altri contrari. Controversie sono sorte in molte occasioni e in molti Paesi. Negli Stati Uniti ,per esempio, vari provvedimenti di clemenza emanati da Joe Biden e da Donald Trump hanno suscitato dibattiti. In Italia, tra i casi più controversi vi sono stati quelli di Graziano Mesina, di Sabrina De Sousa e di tre uomini condannati per l’omicidio Calabresi: Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani (mai graziati) e Ovidio Bompressi (che ha ricevuto la grazia nel 2006).

Cosa significa la grazia presidenziale

L’istituto della grazia è previsto nell’ordinamento di numerosi Paesi. In genere, il potere di concederla spetta al capo dello stato: il presidente nei Paesi repubblicani, il re nelle monarchie. La grazia può essere totale o parziale, cioè può annullare completamente la pena o ridurla soltanto. La grazia non è una forma di assoluzione: al contrario, riconosce la colpevolezza del condannato, ma lo perdona per ragioni umanitarie o per altri motivi.

I provvedimenti di grazia danno spesso origine a polemiche di natura politica, perché l’opinione pubblica e la classe dirigente si dividono tra favorevoli e contrari. Talvolta, i presidenti sono stati accusati di concedere grazie per favorire i propri sostenitori politici e, in alcuni casi, la propria famiglia. Un caso recente ha riguardato l’ex presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, che nel 2024, pochi mesi prima della fine del suo mandato, concesse la grazia presidenziale a suo figlio, Hunter Biden, condannato per possesso illegale di armi e per reati fiscali.

Hunter Biden (Wikimedia Commons)
Hunter Biden (Wikimedia Commons)

Anche l’attuale presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ricevuto forti critiche per i provvedimenti di grazia emanati a favore di amici e sostenitori, tra i quali persone condannate per reati relativi al finanziamento delle sue campagne elettorali.

Grazia, amnistia e indulto in Italia

Grazia, amnistia e indulto sono tre forme distinte di clemenza giuridica previste dalla nostra Repubblica. La grazia, come già detto, non cancella la colpa ma la pena nel caso di un singolo individuo; l'indulto fa la stessa cosa ma con un reato collettivo, mentre l'amnistia estingue a monte il reato. Poco dopo l’instaurazione della repubblica, per esempio, un’apposita amnistia (cioè una sorta di grazia collettiva) passata alla storia come amnistia Togliatti, garantì l’impunità a gran parte degli esponenti del regime fascista.

Tra i provvedimenti individuali, alcuni sono stati contestati. Di recente, per esempio, è esplosa una accesa polemica per il caso di Usama Al Masri, un criminale libico colpito da mandato di cattura internazionale e arrestato in Italia il 19 gennaio 2025, che è stato scarcerato per ragioni procedurali e rimpatriato con un volo di stato, nonostante pesantissime accuse di crimini di guerra e torture. Non si è trattato, però, di un vero e proprio provvedimento di grazia perché Al Masri non era stato condannato. Diversi sono i casi di Graziano Mesina, di Sabrina De Sousa e degli uomini imputati dell’omicidio del Commissario Calabresi.

Il caso di Graziano Mesina

Tra i provvedimenti di grazia più controversi della storia d’Italia rientra certamente quello a favore di Graziano Mesina, detto Gratzianeddu, per il quale il provvedimento fu emanato nel 2004 dal presidente Carlo Azeglio Ciampi. Mesina, nato a Orgosolo (provincia di Nuoro) nel 1942, è stato uno dei più noti banditi sardi, autore di sequestri di persona, omicidi e altri reati. Ha trascorso la vita entrando e uscendo dal carcere sin dall’adolescenza, trascorrendo circa quaranta anni complessivi dietro le sbarre e rendendosi protagonista di rocambolesche evasioni.

Manifesto con la taglia su Mesina (ilmanifesto.it)
Manifesto degli anni ’70 con la taglia su Mesina (ilmanifesto.it)

Nel 2003, ormai anziano, diede mandato ai suoi legali di chiedere la grazia al presidente Ciampi, che l’anno successivo accettò di concederla. Il provvedimento suscitò molte polemiche, vista la gravità dei reati di cui Mesina si era macchiato. Quel che è peggio, dopo la scarcerazione il bandito approfittò della libertà per riprendere a delinquere: lavorò per un periodo come accompagnatore di turisti nella sua Orgosolo, ma nel 2013 con una banda di sodali progettò un nuovo sequestro di persona e fu per questo arrestato. Scarcerato per decorrenza dei termini di custodia nel 2019, l’anno successivo, quando i carabinieri si recarono alla sua abitazione per riportarlo in carcere, non si fece trovare e si rese nuovamente latitante, alla veneranda età di 78 anni. Catturato l’anno successivo, è morto nel 2025.

La concessione a Sabrina De Sousa, ex agente CIA

Sabrina De Sousa è una ex agente della CIA di origini portoghesi, coinvolta nel rapimento di Abu Omar, imam egiziano residente a Milano. Abu Omar fu rapito nel 2003 da agenti statunitensi, con la complicità di agenti italiani, per sospette attività terroristiche. Deportato in Egitto, fu sottoposto a torture e tenuto in carcere senza processo. Nel 2009 De Sousa, che nel frattempo si era trasferita in Portogallo, fu condannata a 7 anni di carcere, poi ridotti a 4, per il rapimento . Insieme a lei furono condannati altri agenti americani e due agenti italiani.

Sabrina De Sousa (Ilfoglio.it)
Sabrina De Sousa (Ilfoglio.it)

De Sousa però, fu arrestata ed estradata in Italia solo il 20 febbraio 2017. Otto giorni dopo il presidente Mattarella le concesse la grazia di un anno della pena in modo che, restandole da scontare meno di tre anni, potesse accedere alle pene alternative al carcere. L’ordine di estradizione fu revocato e De Sousa poté tornare in Portogallo. Il provvedimento suscitò accese polemiche in Italia, anche perché si sparse subito la voce che fosse stato emanato su pressioni degli Stati Uniti (alla cui presidenza si era appena insediato Donald Trump per il primo mandato). La circostanza non è stata provata, ma è certo che De Sousa non ha mai scontato la pena alla quale era stata condannata.

Sofri, Bompressi e Pietrostefani

Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani e Ovidio Bompressi sono stati protagonisti di una lunga vicenda giudiziaria. Nel 1997 furono riconosciuti colpevoli dell’omicidio del commissario Luigi Calabresi, avvenuto nel 1972, nel pieno degli anni di piombo, e condannati a 22 anni di carcere. Secondo le accuse, Sofri e Pietrostefani furono i mandanti dell’omicidio, Bompressi il killer; i condannati hanno sempre professato la loro innocenza. Dopo la fine del processo, una vasta area di intellettuali e movimenti della società civile ha proposto di graziare i tre uomini, in virtù del fatto che la condanna è avvenuta sulla base di prove piuttosto discutibili.

Sofri, Bompressi e Pietrostefani (corriere.it)
Sofri, Bompressi e Pietrostefani (corriere.it)

Solo uno dei tre però è stato graziato. Pietrostefani è fuggito in Francia, protetto dalla Dottrina Mitterand (il principio che limita la possibilità di estradare chi è accusato di reati politici). Sofri ha sempre rifiutato di chiedere la grazia, nonostante la vasta campagna a suo favore, ritenendo che dovesse essere riconosciuta la sua innocenza, e nessun presidente ha adottato l’atto di clemenza spontaneamente, perché una parte delle forze politiche era contraria.  Sofri ha quindi scontato la condanna in parte in carcere e in parte agli arresti domiciliari. Il solo Bompressi ha chiesto e ottenuto la grazia nel 2006.

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