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19 Luglio 2026
16:30

Si dice polpo o polipo? Entrambi sono corretti, ma non sono esattamente la stessa cosa

Polpo è la forma corretta e raccomandata per indicare il mollusco cefalopode. Polipo, nella tradizione lessicografica, indica in realtà un animale diverso o un'escrescenza. E piovra? Tutta un'altra storia, che ha origini normanne.

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Si dice polpo o polipo? Entrambi sono corretti, ma non sono esattamente la stessa cosa
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Al ristorante ordinate il “polpo alla luciana” o il “polipo alla luciana”? Al supermercato, al banco del pesce, chiedete del polpo o del polipo? E la piovra è la stessa cosa? Se avete mai avuto qualche dubbio sul modo corretto in cui dirlo, non siete sicuramente i soli: polpo (pronunciato con la O chiusa) e polipo sono due delle parole italiane che generano più incertezza. La ragione è che entrambe esistono in italiano, ma nel tempo hanno sviluppato usi distinti, diventando meno intercambiabili di quanto si creda.

Da dove vengono le parole "polpo" e "polipo"

Tutto comincia in Grecia, circa 2.500 anni fa. In greco antico questo animale dotato di tentacoli veniva chiamato polýpous (πολύπους), una parola composta da polý- ("molti") e poûs ("piede, gamba"), che possiamo tradurre letteralmente come "dai molti piedi". Un nome descrittivo e preciso, come spesso avveniva nella nomenclatura greca degli animali.

Dal greco, la parola è passata al latino come polypus (o piscis polypus per molti autori latini), da cui poi sono derivate entrambe le forme italiane, passate una nell’italiano letterario e l'altra in quello tecnico-scientifico. Si tratta di due allotropi: polipo ha mantenuto una forma più vicina a quella originaria passando attraverso la lingua colta e tecnico-scientifica, mentre nell’italiano popolare polypus ha dato origine, attraverso un’evoluzione fonetica e la caduta della vocale, alla forma polpo.

Quando usare l’uno o l’altro: la differenza secondo l’Accademia della Crusca

I dizionari italiani registrano entrambe le forme, ma la posizione dell'Accademia della Crusca, il principale organo di tutela e studio della lingua italiana, è chiara. Nella sua consulenza linguistica, conclude che polpo (il cui nome scientifico è Octopus vulgaris) è la voce «confortata con continuità dalla tradizione lessicografica, dall'uso costante in letteratura» ed è la scelta raccomandata e usata dagli addetti alla pesca, nella commercializzazione del prodotto e nella legislazione. Quando andate al mercato del pesce o leggete un menù o ricettario, polpo dovrebbe essere la scelta corretta.

Polipo, invece, in zoologia indica organismi appartenenti a un gruppo diverso dai molluschi cefalopodi: i polipi sono gli stadi vitali fissi degli animali appartenenti al phylum degli Cnidari, come meduse, coralli e anemoni di mare.

In medicina, inoltre, indica le escrescenze benigne sulle mucose (i polipi intestinali, i polipi nasali e così via). Usare la parola polipo per indicare il mollusco con otto braccia è quindi una forma diffusa nell'uso comune, ma impropria dal punto di vista scientifico.

La "piovra": un polpo gigante che arriva dal francese

Non è esattamente la stessa cosa: piovra è una parola che in italiano indica originariamente il polpo gigante, la creatura che nelle antiche leggende terrorizzava i marinai. Nell'uso comune, tuttavia, è diventata un sinonimo di polpo, diffusa in Italia, soprattutto al Nord, anche in ambito gastronomico ("insalata di piovra" risulta spesso persino più frequente di "insalata di polpo").

L'etimologia di piovra ha una storia precisa: arriva dal francese pieuvre, forma dialettale normanna derivante anch'essa dal latino polypus. La sua diffusione nell’italiano è legata anche al successo del romanzo dello scrittore francese Victor Hugo, Les Travailleurs de la mer (I lavoratori del mare, 1866), che contribuì a renderla popolare in Europa. Scritto durante il suo esilio sull'isola di Guernesey, al largo della Normandia, racconta la lotta del protagonista con una creatura tentacolata gigantesca, usando proprio il termine normanno pieuvre.

I dialetti e la ricchezza delle varianti regionali

In tutta Italia, come spesso accade con molte parole, il polpo viene chiamato in modo diverso a seconda del dialetto. Piovra è la variante più usata a Milano, Genova, Torino. In Sicilia si usa il dialetto purpu (o vurpu in alcune varianti), mentre in alcune zone della Campania si dice purpo. In veneziano e in alcune varietà venete si dice folpo, con una trasformazione della p iniziale in f (un fenomeno fonetico specifico di alcune varietà venete). Ogni variante regionale, come sempre, è una testimonianza di come le parole si adattano ai suoni, ai ritmi e alle abitudini fonologiche di chi le usa.

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