Circa 22.000 anni fa era possibile camminare dalla Sicilia fino all’arcipelago maltese. Tra le due sponde non si estendeva un braccio di mare aperto, ma un ampio paesaggio continentale oggi sommerso, caratterizzato da colline, vallate, fiumi e lagune distribuiti per centinaia di chilometri quadrati. La scoperta di questo antico ponte di terra cambia radicalmente la nostra comprensione della preistoria nel Mediterraneo centrale. Non si trattava infatti di una semplice striscia di roccia desolata, ma di un ecosistema florido e ricco di risorse idriche e vegetali, in grado di sostenere la vita e offrire rifugio durante una delle fasi più rigide della storia climatica della Terra.
Questo paleopaesaggio mostra con chiarezza come i grandi cambiamenti climatici del passato abbiano ridisegnato la geografia del pianeta, facendo emergere anche le vie naturali di comunicazione percorse dalla fauna e dalle prime comunità umane. Sapere che Malta non era un’isola separata, ma la propaggine meridionale di una vasta pianura continentale collegata alla Sicilia, permette di ricostruire un tassello importante delle rotte migratorie preistoriche e delle capacità di adattamento umano alle trasformazioni ambientali.
Come è stato ricostruito il paleopaesaggio sommerso tra Sicilia e Malta
Per ricostruire questo territorio oggi nascosto sotto le acque del Canale di Sicilia, una ricerca congiunta condotta dall’Istituto di Scienze Marine del CNR (Cnr-Ismar), dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) e dall’Università di Malta ha analizzato nel dettaglio la piattaforma Ibleo-Maltese. Gli studiosi si sono avvalsi di tecniche avanzate di geofisica e acustica marina, tra cui rilievi batimetrici con ecoscandagli multifascio (multibeam) e sismica a riflessione ad alta risoluzione. Questi strumenti hanno permesso di mappare il fondale con grande precisione e di restituire la morfologia dell’area, individuando antichi letti fluviali, scarpate e bacini d’acqua dolce.
La formazione di questo ponte di terra è legata all'Ultimo Massimo Glaciale (LGM), la fase più fredda dell'ultima glaciazione avvenuta circa 22.000 anni fa. Con le temperature globali nettamente inferiori a quelle attuali, enormi volumi d'acqua rimasero intrappolati nelle calotte polari e nei ghiacciai continentali. Di conseguenza, il livello dei mari diminuì drasticamente: nel Mediterraneo la linea di costa si trovava oltre 100 metri più in basso rispetto a oggi, trasformando ampie porzioni dell’attuale fondale marino in terraferma.
Dal corridoio sommerso 13.000 anni fa all’isolamento di Malta
Questo corridoio non rappresentava soltanto una particolarità geografica, ma costituiva all'epoca un'arteria fondamentale per la biodiversità. La presenza di corsi d’acqua e aree lagunari rendeva la zona favorevole alla vegetazione, alla fauna e ai gruppi umani del Mesolitico in cerca di risorse. Con il successivo riscaldamento del pianeta e il progressivo scioglimento dei ghiacci, il livello del mare tornò a salire. Il corridoio si restringeva progressivamente fino a essere completamente sommerso 13.000 anni fa, isolando Malta e conferendo al Canale di Sicilia l'aspetto che conosciamo oggi.
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