
Nelle ultime ore è trapelato il contenuto di un'e-mail interna del Pentagono USA, in cui si delineano le opzioni a disposizione degli Stati Uniti per sanzionare gli alleati della NATO che non hanno sostenuto la guerra contro l'Iran. Il documento, visionato in esclusiva da Reuters, includerebbe anche l'ipotesi di sospensione della Spagna dall'Alleanza Atlantica, dopo che il governo di Pedro Sánchez lo scorso 30 marzo aveva vietato l'uso delle basi militari di Rota e Morón per le operazioni belliche contro l'Iran, sostenendo di non voler essere trascinato in un conflitto unilaterale che non rispetta la Carta delle Nazioni Unite.
Il Presidente Donald Trump aveva già annunciato la sua intenzione di applicare ritorsioni contro la Spagna per il mancato supporto in Medio Oriente, un'idea che aveva fatto discutere per il rischio di creare una grave frattura all'interno della NATO: ricordiamo, tra l'altro, che l'Alleanza Atlantica è nata per scopi puramente difensivi – come previsto dall'articolo 5 – e non contempla in alcun modo l'obbligo per le Parti di intervenire in un conflitto provocato da un alleato e, soprattutto, contrario al diritto internazionale. Nel frattempo, il primo ministro spagnolo ha risposto dichiarando che «la posizione del governo spagnolo è chiara: assoluta cooperazione con i nostri alleati, ma sempre nel quadro del diritto internazionale».
Ma è davvero possibile sospendere o cacciare un Paese membro dalla NATO? La risposta è molto semplice: no. Il Patto Atlantico non contempla in nessun modo la possibilità di sottoporre un alleato a una procedura d'infrazione, di sospensione o addirittura di espulsione. L'unica possibilità riconosciuta è quella di recesso volontario previsto dall'articolo 13, finora mai utilizzato nella storia – se non per il ritiro parziale della Francia dalla struttura militare.
Il tema, peraltro, era già stato affrontato a causa delle tensioni tra NATO e Turchia tra il 2019 e il 2020: l'episodio, però, ha dimostrato che, anche nelle crisi più gravi, l'Alleanza ha sempre preferito contenere le tensioni piuttosto che rompere con un alleato scomodo.
Espulsione e sospensione di uno Stato membro: il Patto Atlantico
A differenza dell’Unione Europea, il trattato istitutivo della NATO – ovvero il Trattato del Nord Atlantico, firmato a Washington il 4 aprile 1949 – non contempla nessuna procedura d’infrazione, di sospensione o di espulsione di Paesi membri. Si tratta di una lacuna strutturale del Patto Atlantico, molto probabilmente voluta, che di fatto trasforma ipotesi di espulsione di un alleato in un'operazione politicamente e giuridicamente impossibile. Tra l'altro, dopo ben 77 anni di alleanza, tuttora non esistono precedenti d’uscita volontaria, se non quella parziale della Francia negli anni '60, tuttavia legata alla sola struttura militare (e completamente ripristinata nel 2009).
La sola opzione riconosciuta è quella del ritiro volontario di uno Stato dall'Alleanza Atlantica, previsto dall'articolo 13 del Patto Atlantico. Più nello specifico, questo articolo riconosce la possibilità di recesso volontario di uno Stato dalla NATO, stabilendo:
Nessuna Parte, nemmeno gli Stati Uniti, può decidere in autonomia di cacciare un alleato dalla NATO: al contrario, un Paese può decidere in autonomia di lasciare l'Alleanza un anno dopo averlo comunicato al governo USA, che informerà gli altri Stati.
L'unica arma in mano agli USA, quindi, sono eventuali ritorsioni bilaterali contro la Spagna, come la riduzione della cooperazione militare ed economica, il ritiro di asset o maggiori pressioni politiche. Da considerare, però, c'è la questione delle basi: la Spagna ospita 2 basi militari della NATO – quella di Rota e quella di Morón, usate congiuntamente da Spagna e Stati Uniti – due avamposti strategici per il Mediterraneo soprattutto per Washington, che può così godere di un facile accesso sia al Medio Oriente che all'Africa.
Il precedente della Turchia (mai espulsa dall'Alleanza Atlantica)
Anche se non esistono precedenti di ritiro volontario né di espulsione di un membro della NATO, non è la prima volta che all'interno dell'Alleanza si discute di questo tema. Il caso della Turchia, infatti, è il precedente storico più significativo per capire i limiti pratici del sistema NATO.
Le tensioni con Ankara sono iniziate nel luglio del 2019, quando la Turchia ha ricevuto le prime batterie del sistema missilistico russo S-400, rompendo con uno dei principi fondamentali dell'Alleanza: l'interoperabilità dei sistemi di difesa. Washington aveva avvertito più volte che l'acquisto degli S-400 era incompatibile con la partecipazione turca al programma degli F-35, i cacciabombardieri USA di quinta generazione, al cui sviluppo la stessa Turchia aveva contribuito.
La risposta americana fu quindi la formale esclusione di Ankara dal programma F-35 e, nel dicembre 2020, l'imposizione di sanzioni all'industria della difesa turca.
A queste tensioni si sommarono ulteriori attriti a causa delle operazioni militari turche condotte contro i curdi siriani (forze sostenute dagli USA) e del durissimo scontro con la Grecia nel Mediterraneo orientale durante l'estate del 2020 per i diritti di esplorazione energetica – un episodio che aveva richiesto la mediazione diretta della NATO.
Nonostante una crisi diretta con gli USA, delle tensioni geopolitiche con un altro membro NATO e l'acquisto di armamenti russi ritenuto incompatibile con la sicurezza collettiva, la Turchia non è mai stata né sospesa né espulsa dalla NATO: Ankara, tra l'altro, non ha mai contemplato l'ipotesi di abbandonare l'Alleanza Atlantica, che resta strategica per gli interessi del Paese.